Domanda
Che cos’è la teologia radicale?
Risposta
La teologia radicale, da distinguersi dall’ortodossia radicale, era una corrente scettica sviluppatasi in alcune chiese negli anni ’60, secondo la quale una persona non può conoscere veramente la natura di Dio né parlare del divino in modo significativo. La teologia radicale sosteneva una religione improntata all’impegno secolare piuttosto che alla preoccupazione per la salvezza ultraterrena. In altre parole, ciò che conta è il qui e ora, non una qualche vana speranza di vita eterna in un futuro lontano.
La teologia radicale si è arresa alla società secolare. L’"uomo moderno" non accettava più la visione tradizionale del Dio cristiano, quindi i teologi radicali hanno acconsentito e hanno affermato che la fede in Dio non è più possibile. Secondo questa visione, la teologia è sostanzialmente morta, poiché non possiamo conoscere veramente Dio. I fedeli hanno la responsabilità di lasciarsi alle spalle la forma e la struttura della Chiesa, abbandonare le loro idee antiquate su Dio e impegnarsi nella società contemporanea. Piuttosto che predicare la salvezza dell’anima, dobbiamo sostenere i valori umani universali. Parlare di Dio è privo di significato, ma possiamo comunque seguire “Cristo” — il quale, secondo la teologia radicale, è puramente umano e non divino, ma rimane per noi un esempio ispiratore.
La teologia radicale rappresentava una decostruzione e una reinvenzione della teologia tradizionale. Il movimento cercava di “de-ecclesiarizzare” il cristianesimo per formare una religione “nuova e migliorata”, più accettabile allo spirito del tempo. La fede non ecclesiastica che ne derivava doveva ridefinire chi fosse Gesù e ridefinire le priorità di tutto ciò che era stato importante nella Chiesa. Si potrebbe dire che la teologia radicale guardasse alla fede attraverso la lente del secolare.
Tra i leader del movimento figuravano William Hamilton, Paul Van Buren e Thomas J. J. Altizer. La teologia radicale non si è mai consolidata in un'unica scuola di pensiero a causa di punti di vista teologici molto disparati. Tuttavia, i fili conduttori all'interno del movimento erano l'irrilevanza del Dio trascendente, l'insignificanza del cristianesimo tradizionale per l'uomo contemporaneo, il rifiuto della Chiesa organizzata, la negazione della divinità di Cristo e la necessità di un coinvolgimento e di un attivismo secolare.
La teologia radicale si esaurì in gran parte dopo i movimenti per i diritti civili degli anni '60, ma ebbe conseguenze di vasta portata, influenzando la teologia della "morte di Dio", la teologia liberale moderna e i movimenti per la giustizia sociale. La teologia radicale si discosta dall’ortodossia biblica in diversi modi, ma forse in modo più evidente nell’idea di un Cristo puramente umano, piuttosto che del divino incarnato, pienamente Dio e pienamente uomo, presentato nella Scrittura (vedi Giovanni 1:1-4; 10:30; Tito 2:13; Salmo 102:12; Ebrei 1:11-12; Apocalisse 1:8). La teologia radicale non è espressione del pensiero cristiano; piuttosto, aderisce più strettamente al postmodernismo e rappresenta un tentativo da parte delle persone religiose di conciliarsi con l'umanesimo secolare.
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Che cos’è la teologia radicale?