Domanda
Cosa significa che Dio non disprezza uno spirito affranto e un cuore contrito (Salmo 51:17)?
Risposta
Il Salmo 51 fu scritto dal re Davide dopo aver commesso adulterio con Betsabea e aver fatto uccidere suo marito per coprire il proprio peccato (2 Samuele 11). Si dice che Davide abbia peccato in modo grave, ma si sia pentito in modo ancora più grande. Egli è per noi un modello di come si manifesta il vero pentimento del cuore. Scrisse questo salmo come un grido straziante rivolto a Dio in cerca di perdono.
Il Salmo 51:17 dice: "Il mio sacrificio, o Dio, è uno spirito contrito; un cuore affranto e contrito tu, o Dio, non disprezzerai". Il significato di queste parole è legato al versetto che lo precede. Il versetto 16 dice: "Tu non gradisci i sacrifici, altrimenti te li offrirei; non provi piacere negli olocausti". Davide sta affermando che non c’è nulla che possiamo offrire a Dio per placarlo quando abbiamo peccato. Dio non cercava ulteriori sacrifici animali. Dio desidera il vero pentimento.
Molte persone non colgono questa verità. Anziché pentirsi, cercano di "mettere la testa a posto", di dare di più, di pregare di più o di dedicarsi ad altre attività religiose nella speranza che Dio alla fine "superi" la sua ira nei loro confronti. Nel Salmo 51, Davide afferma che Dio non vuole nulla di tutto ciò. Le attività religiose esteriori non possono sostituire il pentimento interiore e sincero (1 Samuele 16:7).
Il Salmo 51:17 sottolinea l’unica cosa che Dio desidera più di ogni altra: il cuore contrito per il nostro stesso peccato. Quando concordiamo con Dio su quanto sia grave il nostro peccato, compiamo il primo passo verso la riconciliazione con Lui. Finché cerchiamo di giustificare, scusare o razionalizzare il male dei nostri cuori, non ritroveremo mai la via per tornare alla presenza di Dio. Il pentimento è la porta verso la libertà. Satana lo sa e fa tutto il possibile per distoglierci da essa. Ci suggerisce cose che la nostra natura egoista ama sentire: "Il tuo peccato non era poi così grave." "Rispetto agli altri, te la cavi bene." "Dio se n’è già dimenticato. Non c’è bisogno di confessarlo." Quando ascoltiamo le parole melliflue del diavolo, ci allontaniamo dalla porta della libertà e rimaniamo in schiavitù. Possiamo provare rimorso o rammarico, ma nessuno dei due è un sostituto sufficiente del vero pentimento (cfr. Ebrei 12:17).
Davide ci ricorda che l’unica via verso il perdono è un cuore contrito e uno spirito umile (cfr. Matteo 5:3). Quando ci affidiamo alla misericordia di Dio, Egli si compiace di sollevarci (Luca 18:13-14). Quando riconosciamo apertamente il nostro peccato contro Dio, ci allontaniamo da esso e invochiamo la purificazione, Dio promette che ci ascolterà e ci perdonerà (1 Giovanni 1:9).
È interessante notare che, sebbene Davide abbia peccato contro Betsabea e suo marito, egli rivolge questa affermazione a Dio: "Contro di te, e solo contro di te, ho peccato e ho fatto ciò che è male ai tuoi occhi" (Salmo 51:4). Davide va dritto al cuore del motivo per cui Dio odia così tanto il peccato. È una violazione della Sua stessa natura. Siamo stati creati a Sua immagine, ma il nostro peccato la deturpa, come una macchia su uno specchio. Uno spirito affranto e un cuore contrito invitano Dio a rimuovere quella macchia e a riportarci al giusto rapporto con Lui.
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Cosa significa che Dio non disprezza uno spirito affranto e un cuore contrito (Salmo 51:17)?