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Domanda

Cosa significa sperare in ciò che non vediamo (Romani 8:25)?

Risposta


Lo Spirito Santo opera oggi nella vita dei credenti, ma il compimento della Sua opera è riservato al futuro (Romani 8:17-30). Ciò suggerisce che per i cristiani si prospetta una realtà gloriosa, che al momento non possono vedere con i propri occhi. Quindi, quando Paolo scrive: "Speriamo in ciò che non vediamo" (Romani 8:25, NKJV), sta insegnando che i cristiani possono essere certi che Dio adempirà le Sue promesse secondo i Suoi tempi, anche se non possono ancora vederle.

Sebbene Dio sia attualmente all’opera nel mondo e nella vita dei credenti, la vita dei cristiani oggi è piena di sofferenza, così come lo è per il resto del creato (Romani 8:18-23). Ciò che si vede in questo momento è dolore e angoscia. Se la vita consistesse solo in ciò che le persone possono vedere nel presente, la disperazione sarebbe dilagante perché il peccato ha corrotto il mondo. Per fortuna, i cristiani non ripongono la loro speranza in un mondo peccaminoso che non può soddisfare (1 Giovanni 2:15-17).

La speranza dei cristiani — assicurata dalla salvezza — è quella di un futuro glorioso secondo il disegno di Dio. Paolo scrive: "Poiché siamo stati salvati in questa speranza; ma la speranza che si vede non è speranza; infatti, perché si spera ancora in ciò che si vede?" (Romani 8:24, NKJV). I cristiani non dovrebbero riporre fiducia in nulla di ciò che vedono in questo mondo, poiché ciò che si vede non è speranza. Di conseguenza, se i credenti ripongono la loro speranza in ciò che non vedono, devono essere pazienti fino a quando essa non si realizzerà.

Per quanto riguarda l’applicazione pratica, Paolo afferma alla fine di Romani 8:25 che, poiché i cristiani ripongono la loro speranza in un futuro invisibile, devono "attenderlo con perseveranza" (NKJV). Attendere che Dio realizzi la loro speranza richiede ai credenti di essere pazienti e di avere perseveranza. La pazienza è necessaria perché Dio realizzerà il futuro secondo i Suoi tempi, che possono sembrare lunghi ai Suoi figli (Abacuc 2:3; Salmo 27:14). Devono inoltre avere resistenza perché le sfide persisteranno fino al ritorno di Gesù e al compimento di ogni speranza (Giovanni 16:33; Matteo 24:12-13).

Il termine greco tradotto con "speranza" è una forma del verbo elpizó. Significa "aspettarsi", ovvero avere fiducia o certezza riguardo a una realtà futura. In altri passaggi, le traduzioni inglesi rendono lo stesso termine greco con "fiducia" (ad es., 1 Corinzi 13:7; NIV). Poiché la speranza implica fiducia, proprio come la fede, i due concetti sono strettamente correlati. Per questo motivo, anche Ebrei 11:1 offre una visione di cosa significhi attendere pazientemente il futuro: "Ora la fede è la certezza di ciò che speriamo e la convinzione di ciò che non vediamo" (Ebrei 11:1).

Ciò che i cristiani sperano è la restaurazione di Dio. Ad esempio, in precedenza nel brano, Paolo menziona specificamente la redenzione dei nostri corpi: "Non solo, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente, aspettando con ansia l’adozione, la redenzione del nostro corpo" (Romani 8:23; cfr. anche 2 Corinzi 5:2-5). Il Nuovo Testamento menziona anche altri aspetti della speranza finale del credente, come la risurrezione dai morti (1 Corinzi 15:42-54) e la vita eterna (Giovanni 11:25-26).

Coloro che conoscono Gesù hanno la certezza che la loro speranza in Dio non è vana. Come scrisse Paolo ai Filippesi: "E sono certo che Dio, che ha iniziato in voi questa opera buona, la porterà a compimento fino al giorno in cui Cristo Gesù tornerà" (Filippesi 1:6). Grazie a Gesù, le promesse di Dio che ora sono invisibili un giorno diventeranno visibili.

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