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Domanda

Che cos’è il segno di Giona?

Risposta


L’espressione "segno di Giona" fu usata da Gesù come metafora tipologica della Sua futura crocifissione, sepoltura e risurrezione. Gesù rispose con questa espressione quando i farisei Gli chiesero una prova miracolosa che Egli fosse davvero il Messia. I farisei rimanevano scettici riguardo alle affermazioni di Gesù su se stesso, nonostante Egli avesse appena guarito un uomo posseduto dai demoni che era sia cieco che muto. Poco dopo che i farisei avevano accusato Gesù di scacciare i demoni con il potere di Satana, gli dissero: "Maestro, vogliamo vedere un segno da te". Egli rispose: "Una generazione malvagia e adultera chiede un segno! Ma non le sarà dato altro segno se non quello del profeta Giona. Poiché, come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre di un grande pesce, così il Figlio dell’uomo rimarrà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Gli uomini di Ninive si alzeranno nel giorno del giudizio contro questa generazione e la condanneranno; poiché essi si pentirono alla predicazione di Giona, e ora qui c’è qualcuno più grande di Giona" (Matteo 12:38-41).

Per comprendere appieno la risposta data da Gesù, dobbiamo ricorrere al libro di Giona nell’Antico Testamento. Nel suo primo capitolo leggiamo che Dio ordinò al profeta Giona di recarsi nella città di Ninive e di avvertirne gli abitanti che Egli l’avrebbe distrutta a causa della sua malvagità. Giona, in segno di disobbedienza, fuggì dal Signore e si diresse in nave verso la città di Tarsis. Il Signore allora mandò una violenta tempesta che fece temere per la propria vita l’equipaggio della nave. Giona fu presto gettato in mare e inghiottito da un grande pesce, nel quale rimase per "tre giorni e tre notti" (Giona 1:15-17). Trascorsi quei tre giorni, il Signore fece sì che il grande pesce rigettasse Giona sulla terraferma (Giona 2:10).

Sono proprio questi tre giorni a cui Gesù si riferiva quando parlò del segno di Giona. Gesù aveva già compiuto miracoli a cui molti avevano assistito. Aveva appena compiuto un grande segno alla presenza dei farisei, guarendo un sordo posseduto da un demone. Anziché credere, essi accusarono Gesù di compiere tali opere per mezzo di Satana. Gesù riconobbe la loro durezza di cuore e si rifiutò di fornire loro ulteriori prove della Sua identità. Tuttavia, disse che ci sarebbe stato un ulteriore segno in arrivo: la Sua risurrezione dai morti. Quella sarebbe stata la loro ultima opportunità per convincersi.

Il paragone che Gesù fa tra i farisei e il popolo di Ninive è significativo. Il popolo di Ninive si pentì delle proprie vie malvagie (Giona 3:4-10) dopo aver ascoltato l’esortazione al pentimento di Giona, mentre i farisei perseverarono nella loro incredulità nonostante fossero stati testimoni oculari dei miracoli di Gesù. Gesù stava dicendo ai farisei che erano colpevoli della loro incredulità, vista la conversione degli abitanti di Ninive, peccatori che avevano ricevuto prove ben inferiori a quelle di cui gli stessi farisei erano stati testimoni. È interessante notare che, dal momento della predicazione di Giona, gli abitanti di Ninive ebbero 40 giorni per pentirsi, e lo fecero, salvando la loro città dalla distruzione. Dal momento della predicazione di Gesù, gli abitanti di Gerusalemme ebbero 40 anni, ma non si pentirono, e Gerusalemme fu distrutta.

Ma cosa dobbiamo intendere dall’espressione "tre giorni e tre notti"? Gesù stava forse dicendo che sarebbe rimasto morto per tre periodi completi di 24 ore prima di risorgere dai morti? Non sembra proprio così. L’espressione "tre giorni e tre notti" non deve necessariamente riferirsi a un periodo letterale di 72 ore. Piuttosto, secondo il calcolo ebraico del tempo, i giorni potrebbero riferirsi a tre giorni in parte o per intero. Probabilmente Gesù fu crocifisso di venerdì (Marco 15:42). Secondo il calcolo standard, Gesù morì verso le 15:00 (Matteo 27:46) di venerdì (giorno 1). Rimase morto per tutto il sabato (giorno 2) e risuscitò dai morti la mattina presto di domenica (giorno 3). I tentativi di collocare la morte di Gesù di mercoledì per far quadrare un periodo letterale di 72 ore sono probabilmente superflui se si tiene conto del metodo ebraico di calcolo secondo cui ogni giorno inizia al tramonto. Sembra quindi che l’espressione "tre giorni e tre notti" fosse usata come figura retorica per indicare qualsiasi parte di tre giorni.

Nella Bibbia Dio ricorreva spesso a segni (o miracoli) per confermare l’autenticità del Suo messaggero prescelto. Il Signore fornì a Mosè diversi segni miracolosi per dimostrare agli altri che egli era stato designato da Dio (Esodo 4:5-9; 7:8-10; 19-20). Dio fece scendere il fuoco sull’altare di Elia durante la sfida di Elia con i profeti di Baal (1 Re 18:36-39). Compì questo miracolo per dimostrare che il Dio d’Israele era l’unico vero Dio. Gesù stesso avrebbe compiuto molti miracoli (o "segni") per dimostrare il Suo potere sulla natura (Matteo 4:23; Marco 6:30-44; Luca 8:22-24; Giovanni 6:16-24). Il "segno di Giona" si sarebbe rivelato il più grande miracolo di Gesù in assoluto. La risurrezione di Gesù dai morti sarebbe stata il segno principale di Dio che Gesù era il Messia tanto atteso da Israele (Atti 2:23-32) e avrebbe confermato la sua divinità (Romani 1:3-4).

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