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Domanda

Cosa significa "se non perdonate agli altri i loro peccati, nemmeno il Padre vostro perdonerà i vostri peccati" (Matteo 6:15)?

Risposta


In Matteo 6:14-15, Gesù afferma che se perdonate coloro che vi fanno del male, Dio perdonerà voi. Ma se non perdonerete gli altri, nemmeno Dio perdonerà voi. A prima vista questo passo può sembrare sconcertante, perché sembra porre l’azione umana, ovvero il perdono degli altri, come condizione per il perdono di Dio, e persino per la salvezza. Tuttavia, uno sguardo più approfondito rivela che Gesù sta parlando dello stato del cuore e della natura del rapporto di una persona salvata con Dio.

Questo insegnamento fa parte del Discorso della Montagna di Gesù. Qui, Gesù presenta il Padre Nostro come modello di preghiera (Matteo 6:5-18), rivolgendolo a "Padre nostro che sei nei cieli". Egli istruisce i discepoli a pregare: "Perdona i nostri peccati, come noi abbiamo perdonato coloro che peccano contro di noi" (Matteo 6:12, NLT). In seguito, Gesù spiega: "Se perdonerete agli altri quando peccano contro di voi, anche il vostro Padre celeste perdonerà voi. Ma se non perdonerete agli altri i loro peccati, nemmeno il Padre vostro perdonerà i vostri" (Matteo 6:14-15).

Il contesto dell’insegnamento di Cristo è il rapporto tra un padre e un figlio. Egli sta parlando del perdono all’interno di una famiglia — un perdono relazionale (parentale) che influisce sulla comunione, non il perdono giudiziario che determina la salvezza. La morte di Cristo ha risolto definitivamente la questione giudiziaria della salvezza. La Bibbia chiarisce che nulla di ciò che facciamo può meritare il perdono giudiziario di Dio. Tale perdono non si basa sulle opere, ma è dato "gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù" (Romani 3:23-24; cfr. anche Romani 5:6-8; Efesini 2:8-9).

Il perdono paterno tra Dio e i Suoi figli opera come una dinamica familiare continua. Pertanto, Gesù non sta dicendo che perdonare gli altri sia un prerequisito per guadagnarsi il perdono di Dio. Ci sta avvertendo che, se abbiamo un cuore che non perdona, ciò ostacolerà la nostra comunione con Dio e la nostra esperienza del Suo perdono nella preghiera. Quando non perdoniamo, ci esponiamo al disappunto e alla disciplina paterna di Dio. Ciò non significa che Dio smetta di amarci, ma che il nostro rapporto con Lui è messo a dura prova. In sostanza, stiamo permettendo che la mancanza di perdono indurisca i nostri cuori, alimenti l’amarezza, danneggi le nostre relazioni e sconvolga l’armonia nella famiglia di Dio.

In quanto figli di Dio, ci è comandato di essere misericordiosi (Matteo 18:21-22; Marco 11:25). Diamo prova del nostro perdono perdonando gli altri. Se abbiamo veramente compreso e apprezzato tutto ciò che Dio ci ha perdonato, allora saremo disposti a perdonare gli altri (Efesini 4:32; Colossesi 3:13).

Quando i credenti si rifiutano di perdonare gli altri, Dio trattiene il Suo perdono paterno finché non lo fanno, dicendo in sostanza: "Non chiedetemi perdono se non lo concedete a vostra volta agli altri". Questo funziona in modo molto simile a come un genitore terreno disciplina un figlio: non allontanandolo dalla famiglia, ma continuando a educarlo finché le questioni relazionali non vengono risolte. Un esempio familiare simile emerge quando Pietro esorta i mariti cristiani a trattare le proprie mogli con riguardo e rispetto, "affinché nulla ostacoli le vostre preghiere" (1 Pietro 3:7).

I credenti dovrebbero essere le persone più inclini al perdono sulla terra. Un’indole clemente dimostra che i nostri cuori sono in pace con Dio. La mancanza di perdono interrompe quel rapporto, come le interferenze in una conversazione. Il salmista afferma: "Se avessi custodito il peccato nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe ascoltato" (Salmo 66:18).

Sarebbe ipocrita pregare Dio di perdonarci mentre nutriamo ancora rancore verso un’altra persona. Se non perdoniamo gli altri, non riconosciamo che "dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia", riversata su di noi "per mezzo di Gesù Cristo" (Giovanni 1:16-17, ESV). Anche se non siamo degni della misericordia, della grazia e del perdono di Dio, Egli comunque ce li dona liberamente, accogliendoci nella Sua famiglia attraverso l’atto d’amore più profondo e incondizionato. Quando apprezziamo veramente la portata del Suo perdono divino, questo ci ispirerà naturalmente a concedere grazia e perdono simili a coloro che ci hanno fatto del male.

Il rancore mette a dura prova la nostra comunione con Dio. Se non perdoniamo, nemmeno il Padre nostro ci perdonerà. Gesù ribadisce questo principio attraverso la parabola del servo spietato, in cui un re nega il perdono a un servo che si rifiuta di condonare il debito di un altro servo (Matteo 18:23-35). Gesù sta mostrando come Dio tratterà coloro che nutrono rancore nel proprio cuore. Dai credenti ci si aspetta che perdonino nella stessa misura in cui sono stati perdonati. Poiché ci è stato perdonato tutto, dovremmo perdonare tutto. Mantenere un cuore pronto al perdono diventa indissolubilmente legato al ricevere il perdono relazionale e continuo di Dio e al vivere una comunione senza ostacoli con Lui.

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