Domanda
Quando fu scritta la Lettera ai Filippesi?
Risposta
La Lettera di Paolo ai Filippesi è nota come una delle sue epistole carcerarie, poiché la scrisse mentre era in stato di arresto per aver proclamato il Vangelo di Gesù Cristo. Pur essendo confinato e in attesa di processo, Paolo espresse grande gioia nella lettera e incoraggiò i Filippesi a condividere quella gioia. Esclamò: "Rallegratevi del continuo nel Signore; lo ripeto ancora: Rallegratevi" (Filippesi 4:4). Paolo scrisse la Lettera ai Filippesi dopo i suoi viaggi missionari, durante la sua reclusione domiciliare a Roma, nel 61 d.C.
Comprendere il contesto storico di Paolo aiuta a chiarire questa datazione. Nel versetto iniziale della Lettera ai Filippesi, egli si identifica scrivendo: "Paolo e Timoteo, servi di Gesù Cristo, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi" (Filippesi 1:1). Ciò corrisponde al racconto di Luca in Atti 16:11-40, che riporta la visita di Paolo alla chiesa di Filippi, una città nella regione della Macedonia. Luca osserva: "[Ci dirigemmo] di là a Filippi, che è la prima città di quella parte della Macedonia e una colonia romana; e restammo in quella città diversi giorni." (Atti 16:12). Questa visita ebbe luogo durante il suo secondo viaggio missionario, intorno al 49-52 d.C.
Ulteriori prove interne presenti nella Lettera ai Filippesi sostengono l’ipotesi che Paolo abbia scritto la lettera durante la sua prima prigionia a Roma, intorno al 61 d.C. Nello specifico, egli fa riferimento alle sue condizioni in carcere diverse volte nel corso della lettera, spiegando che la sua reclusione era servita a far progredire il Vangelo. Egli scrive: "È noto a tutto il pretorio e a tutti gli altri che io sono in catene per Cristo" (Filippesi 1:13). Questo riferimento al "pretorio", insieme alla menzione della "casa di Cesare" (Filippesi 4:22), suggerisce che Paolo scrivesse da Roma, dove viveva l’Imperatore.
Inoltre, il riferimento di Paolo a Epafrodito aiuta a confermare che egli scrisse la Lettera ai Filippesi durante la sua prigionia a Roma. Epafrodito aveva viaggiato da Filippi per consegnare un dono da parte della chiesa. Mentre era con Paolo, Epafrodito si ammalò (Filippesi 2:25-27). La notizia delle sue condizioni giunse a Filippi, e i credenti lì si preoccuparono. Quando Paolo venne a saperlo, rimandò indietro Epafrodito con questa lettera. Questi eventi dimostrano che era trascorso abbastanza tempo per consentire lo scambio di messaggi e i viaggi tra Roma e Filippi. Questa cronologia si adatta meglio alla permanenza più lunga di Paolo a Roma piuttosto che alle sue prigionie più brevi a Cesarea o a Efeso.
Inoltre, l’aspettativa di Paolo riguardo a un verdetto nel suo caso (Filippesi 1:20-26; 2:23-24) indica che la sua prigionia a Roma stava volgendo al termine. Egli scrive: "Questo so sicuramente, che rimarrò e dimorerò presso di voi tutti per il vostro avanzamento e per la gioia della vostra fede" (Filippesi 1:25). In seguito aggiunge: "Ora ho fiducia nel Signore che io pure verrò presto" (Filippesi 2:24). Presi nel loro insieme, questi indizi avvalorano la conclusione che Paolo abbia scritto la Lettera ai Filippesi verso la fine della sua prigionia a Roma, intorno al 61 d.C.
Scrivendo con gioia nonostante la prigionia, Paolo incoraggia i credenti a vivere pienamente per Gesù. Tuttavia, anche quando la sua vita terrena finirà, egli continuerà ad avere gioia, scrivendo: "Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire guadagno" (Filippesi 1:21). La Lettera ai Filippesi ricorda ai cristiani che la vera gioia deriva dal conoscere Gesù e dal vivere per Lui.
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