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Domanda

Quando è stata scritta la Lettera ai Colossesi?

Risposta


Per tutto il suo ministero, l’apostolo Paolo non solo promosse una sana dottrina riguardo a Gesù Cristo, ma la difese anche dagli insegnamenti errati che la contestavano. Quando emersero falsi insegnamenti che influenzavano i cristiani di Colossi, l’apostolo scrisse una lettera alla Chiesa di quella città. In essa avvertì: "Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo" (Colossesi 2:8). La Lettera ai Colossesi fu redatta intorno al 61 d.C., mentre Paolo si trovava agli arresti domiciliari a Roma.

Comprendere le prove dell’autorialità paolina della Lettera ai Colossesi aiuta a determinare quando fu scritta. L’introduzione della lettera recita: "Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timoteo" (Colossesi 1:1). Al termine del primo capitolo aggiunge una nota personale: "[L'] evangelo che voi avete udito e che è stato predicato ad ogni creatura che è sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono divenuto ministro" (Colossesi 1:23b). Infine, informa i Colossesi della sua situazione personale: "Il saluto è stato scritto di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi" (Colossesi 4:18). Tali indizi interni non solo confermano la paternità paolina, ma indicano anche che la lettera fu scritta durante la prigionia dell’Apostolo a Roma.

Il riferimento di Paolo alla sua prigionia è in linea con il racconto di Luca sul ministero dell’apostolo nel libro degli Atti. Luca scrive che "Paolo fu concesso di abitare per conto suo con un soldato di guardia" mentre era agli arresti domiciliari a Roma (Atti 28:16). Aggiunge anche che Paolo rimase lì "due anni interi" e accoglieva tutti coloro che venivano a trovarlo (Atti 28:30). Durante questo periodo di arresti domiciliari, l’apostolo redasse le cosiddette "Lettere paoline dalla prigionia": Efesini, Filippesi, Filemone e Colossesi.

Le somiglianze tra la Lettera ai Colossesi e quella a Filemone confermano ulteriormente la datazione al 61 d.C. L’apostolo Paolo scrisse entrambi gli scritti durante la medesima prigionia e li affidò agli stessi messaggeri. Egli si riferisce a Tichico come a un "caro fratello" che avrebbe riferito ai Colossesi "tutto sul mio stato" (Colossesi 4:7-9). Compagno di viaggio di Tichico era Onesimo, "fedele e caro fratello". Nella Lettera a Filemone, l’Apostolo si riferisce a Onesimo come "mio figlio" e afferma: "Te l'ho rimandato; or tu accoglilo, come se ricevessi il mio stesso cuore" (Filemone 1:10-12). La ricorrenza di nomi quali Aristarco, Marco, Epafra, Luca e Dema in entrambe le Epistole indica un contesto e un’unica paternità spirituale.

I primi Padri della Chiesa, come Ireneo, Clemente di Alessandria, Tertulliano, Origene ed Eusebio, hanno costantemente affermato che l’apostolo Paolo sia l’autore della Lettera ai Colossesi. Essi hanno accolto la sua testimonianza di trovarsi agli arresti domiciliari, il che concorda con la datazione tradizionale del 61 d.C. Il loro sostegno unanime offre una forte conferma storica dell’autenticità della lettera e del contesto in cui è stata scritta.

Un tema centrale nella Lettera ai Colossesi è la supremazia di Gesù Cristo su ogni altra religione, dottrina o insegnamento non cristiano. Per confutare l’errore ed esaltare il Signore, l’apostolo Paolo scrive: "Egli stesso è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli è il principio, il primogenito dai morti, affinché abbia il primato in ogni cosa" (Colossesi 1:18). Paolo scrisse questa lettera verso il 61 d.C., mentre si trovava in carcere per la fede, al fine di rafforzare la fede dei cristiani di ogni generazione.

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