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Domanda

Quando fu redatta la Seconda Lettera ai Tessalonicesi?

Risposta


A metà del I secolo, alcuni falsi insegnanti cercavano di convincere i cristiani di Tessalonica che il giorno del Signore fosse già giunto (2 Tessalonicesi 2:1-2). In risposta, l’apostolo Paolo fornì alla Chiesa ulteriori istruzioni e li esortò a rimanere saldi nella verità. Ricordò loro che il ritorno di Gesù Cristo sarebbe avvenuto in un momento sconosciuto del futuro (2 Tessalonicesi 2:3) e che, prima di ciò, dovevano verificarsi determinati eventi. Paolo scrisse la Seconda Lettera ai Tessalonicesi verso il 51 o il 52 d.C.

Stabilire la paternità paolina della Seconda Lettera ai Tessalonicesi è essenziale per determinare con precisione quando fu composta. La lettera stessa offre prove interne convincenti a sostegno di tale paternità. L’apostolo si identifica fin dal primo versetto, scrivendo: "Paolo, Silvano e Timoteo, alla chiesa dei Tessalonicesi, che è in Dio nostro Padre e nel Signore Gesù Cristo" (2 Tessalonicesi 1:1). Verso la fine della lettera, l’Apostolo torna a ribadire la propria identità: "Il saluto è di mia propria mano, di me, Paolo; e questo è un segno in ogni mia epistola; io scrivo così" (2 Tessalonicesi 3:17).

Il riferimento dell’apostolo Paolo a Sila e Timoteo conferma ulteriormente la sua paternità e fornisce indicazioni sul periodo in cui scrisse la lettera. Entrambi avevano servito con lui durante il suo secondo viaggio missionario (vedi Atti 17:4). Questo era lo stesso periodo in cui Paolo fondò la Chiesa di Tessalonica. Tale legame tra Paolo, Sila e Timoteo aiuta a datare la stesura della Seconda Lettera ai Tessalonicesi poco dopo quegli eventi, all’incirca nel periodo del suo soggiorno a Corinto, verso la fine di quel viaggio.

Il messaggio teologico della lettera sostiene anch’esso la data del 51 o 52 d.C. Nella lettera, l’apostolo Paolo affronta un malinteso dottrinale sul ritorno di Gesù. La confusione era sorta nel breve periodo intercorso tra la stesura della Prima e della Seconda Lettera ai Tessalonicesi. Pertanto, l’Apostolo esorta la comunità a "non lasciarvi subito sconvolgere nella mente né turbare o da spirito, o da parola, o da qualche epistola come se venisse da parte nostra, quasi che il giorno di Cristo sia già venuto" (2 Tessalonicesi 2:2). Tale confusione riguardo al ritorno di Gesù si spiega meglio nei primi anni della Chiesa di Tessalonica.

Le prove archeologiche contribuiscono a confermare la datazione della lettera di Paolo. Durante il suo secondo viaggio missionario, Paolo trascorse circa diciotto mesi a Corinto (Atti 18:11). Mentre era lì, un funzionario romano di nome Gallio ricopriva la carica di proconsole dell’Acaia (Atti 18:12). Un’iscrizione rinvenuta a Delfi menziona Gallio e colloca il suo mandato intorno al 51-52 d.C. Poiché Paolo comparve davanti a Gallio durante quel periodo, i lettori possono collocare il suo ministero a Corinto e la stesura della Seconda Lettera ai Tessalonicesi pressoché nello stesso intervallo di tempo.

Nel 51 e nel 52 d.C., la comunità cristiana di Tessalonica aveva bisogno di incoraggiamento. Il Signore non l’aveva abbandonata e i fedeli non avevano mancato il suo ritorno. Come esortò l’apostolo Paolo: "Perciò, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che avete imparato tramite la parola o la nostra epistola" (2 Tessalonicesi 2:15). Il modo migliore in cui i Tessalonicesi potevano attendere il ritorno di Gesù era vivere una vita fedele.

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