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Domanda

Cosa significa predicare Cristo per invidia e contesa (Filippesi 1:15)?

Risposta


In Filippesi 1:15, Paolo affronta una realtà difficile: non tutti coloro che predicano Cristo hanno intenzioni pure. Paolo dice: "Alcuni, infatti, predicano Cristo anche per invidia e contesa; altri invece per buona volontà" (KJV). Qui Paolo offre una visione approfondita delle motivazioni che guidano le nostre azioni, anche nell’annuncio del Vangelo. Predicare Cristo per invidia e contesa — o per "gelosia e rivalità", come recita la NLT — significa essere motivati non dall’amore, ma dalla gelosia, dalla litigiosità e dal conflitto.

Predicare Cristo per invidia e contesa sembra controintuitivo. Dopotutto, il Vangelo di Cristo è radicato nell’amore, nella pace e nella buona volontà. Ai tempi di Paolo, alcuni predicatori si consideravano suoi rivali. La loro predicazione scaturiva dal desiderio di eclissare Paolo e di promuovere se stessi. La Bibbia Amplified mette in evidenza questa motivazione: "È vero, alcuni [in realtà] predicano Cristo per invidia e rivalità [nei miei confronti — senza altra ragione se non uno spirito competitivo o un’ambizione mal riposta], ma altri per buona volontà e spirito leale [nei miei confronti]" (Filippesi 1:15). Anche ai nostri giorni, i predicatori sono talvolta motivati dal denaro, dalla fama e dal potere. Anziché predicare Cristo per amore di Dio e del prossimo, sono spinti da desideri egoistici e dalla brama di prestigio.

Paolo prosegue descrivendo questi individui come coloro che "predicano Cristo per ambizione egoistica, non sinceramente, supponendo di potermi creare problemi mentre sono in catene" (Filippesi 1:17). Paolo stava scrivendo la sua epistola alla chiesa di Filippi mentre era in carcere, e i suoi "rivali" nel ministero stavano approfittando appieno della sua condizione umile per promuovere la propria posizione. La loro stella era in ascesa, proprio mentre quella di Paolo stava tramontando. Naturalmente, Paolo non avrebbe dovuto avere affatto dei "rivali nel ministero". Avrebbero dovuto far tutti parte della stessa squadra, lavorando per lo stesso obiettivo.

Il riferimento di Paolo a coloro che predicano Cristo per invidia e contesa ci ricorda come l’ego possa corrompere il nostro ministero, se glielo permettiamo. Troppo facilmente permettiamo che i sentimenti di competitività contaminino il nostro lavoro per il Signore. Paolo ricordò alla chiesa di Corinto il modo in cui Dio opera attraverso persone diverse per realizzare il Suo disegno: "Dopo tutto, chi è Apollo? Chi è Paolo? Siamo solo servitori di Dio attraverso i quali avete creduto al Vangelo. Ognuno di noi ha svolto il compito che il Signore gli ha affidato. Io ho piantato il seme nei vostri cuori, e Apollo l’ha annaffiato, ma è stato Dio a farlo crescere. Non è importante chi pianta o chi annaffia. Ciò che conta è che Dio fa crescere il seme. Chi pianta e chi innaffia collaborano con lo stesso scopo. Ed entrambi saranno ricompensati per il proprio duro lavoro. Poiché siamo entrambi operai di Dio. E voi siete il campo di Dio. Voi siete l’edificio di Dio" (1 Corinzi 3:5-9, NLT). Gesù voleva che i Suoi discepoli mantenessero una visione equilibrata del ministero: "Chi non è contro di noi è per noi" (Marco 9:40).

Predicare Cristo spinti dall’invidia e dalla contesa crea divisioni e discordie inutili all’interno della chiesa, il che è in netto contrasto con il Vangelo. In Galati 5:26, Paolo dice: "Non diventiamo presuntuosi, provocandoci a vicenda, invidiandoci a vicenda" (ESV). Inoltre, dobbiamo "non fare nulla per ambizione egoistica o vanagloria, ma con umiltà considerare gli altri più importanti di voi stessi" (Filippesi 2:3, ESV). C’è la tentazione di predicare Cristo per ambizione egoistica e di promuovere noi stessi mentre mettiamo in mostra i nostri talenti, ma a ciò si contrappone il considerare gli altri più importanti. La tendenza naturale è quella di badare a se stessi più che agli altri, ma i credenti devono adottare la mente di Cristo (Filippesi 2:5-11).

Il riconoscimento da parte di Paolo di coloro che predicano Cristo per invidia e contesa mette in luce l’aspetto negativo della predicazione di Cristo con intenzioni impure, ma permette anche alla genuinità degli altri di risplendere più intensamente. Ecco perché menziona anche coloro che predicano "per buona volontà, […] per amore, sapendo che sono qui [in prigione] per la difesa del Vangelo" (Filippesi 1:15-16).

La conclusione di Paolo è sorprendente. Sì, alcuni predicano Cristo per rivalità e invidia, ma egli è in grado di vedere che da ciò può comunque derivare qualcosa di buono: "Ma che importa? L’importante è che, in ogni modo, sia per motivi falsi che veri, Cristo sia predicato. E per questo mi rallegro. Sì, e continuerò a rallegrarmi" (Filippesi 1:18). La cosa principale è che il Vangelo vada avanti. Dio può usare anche coloro che hanno motivazioni impure ed egoistiche per proclamare la verità. Finché le persone vengono salvate, Paolo gioirà. Quando altri vogliono competere contro di noi, possiamo semplicemente ritirarci dalla competizione e indicare Gesù. È Lui l’unico che conta.

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