Domanda
Cosa significa che Dio può far nascere figli di Abramo da queste pietre (Matteo 3:9)?
Risposta
In Matteo 3:9, Giovanni Battista mette in guardia i falsi religiosi: "Non osate dire tra voi: "Abbiamo Abramo come padre"". Perché vi dico che Dio è in grado di suscitare figli ad Abramo da queste pietre" (CSB). Il suo rimprovero proclama la potenza sovrana di Dio, la natura della vera appartenenza all’alleanza e la necessità di un vero pentimento e di una fede autentica.
Giovanni il Battista predicava nel deserto della Giudea, esortando l’Israele ribelle a pentirsi e a prepararsi per la venuta del Messia. A lui accorrevano folle, tra cui farisei e sadducei — capi religiosi ebrei che andavano fieri della loro discendenza da Abramo. Essi ritenevano che la nascita all’interno della comunità dell’alleanza garantisse il favore di Dio.
In Matteo 3:9, "figli di Abramo" (NLT) si riferisce a coloro che appartengono veramente al popolo dell’alleanza di Dio. Quando Giovanni Battista disse che Dio poteva fare figli di Abramo anche da queste pietre, affrontò di petto la falsa sicurezza dei farisei e dei sadducei. Il suo messaggio era chiaro e incisivo: "La vostra discendenza non può salvarvi!" Dio non si cura del pedigree umano, della tradizione religiosa o della discendenza. Diventare figli di Dio richiede un autentico pentimento e fede (Giovanni 1:12-13; Galati 3:26).
Nella Scrittura le pietre simboleggiano spesso la durezza di cuore (Giobbe 41:24), la mancanza di vita (Matteo 4:3) o la morte spirituale (Esodo 15:5, 16; Ezechiele 36:26; Neemia 9:11). Indicando le pietre, Giovanni sottolinea la capacità di Dio di creare vita spirituale dove non esiste (2 Corinzi 5:17; Efesini 2:1-5). L’immagine di Giovanni anticipa l’inclusione dei gentili, che erano spiritualmente "morti" ed esclusi dall’alleanza, ma che sarebbero diventati vere figlie e veri figli di Abramo attraverso la fede in Cristo (Romani 11:11-24; Efesini 2:11-22; Galati 3:28-29). Anche le pietre sono comuni e insignificanti (1 Re 10:27), a dimostrazione del fatto che Dio può usare ciò che sembra privo di valore per realizzare i Suoi propositi (Giudici 7:2-7; 1 Samuele 17:40-50; 2 Corinzi 12:9-10; 2 Corinzi 4:7).
L’Antico Testamento insegna costantemente che i veri figli di Abramo sono coloro che condividono la sua fede, non semplicemente la sua discendenza. Genesi 15:6 dice che Abramo "credette al Signore, e il Signore lo considerò giusto" (NLT), stabilendo la fede come fondamento del rapporto di alleanza. In Deuteronomio 10:16, Dio comanda a Israele di "circoncidere il proprio cuore", dimostrando che la cerimonia religiosa esteriore non è sufficiente. Anche Isaia esorta Israele a imitare la fede di Abramo piuttosto che affidarsi alla discendenza (Isaia 51:1-2). Giovanni Battista sostiene questa verità mentre prepara la via all’insegnamento di Cristo sulla natura della vera filiazione spirituale.
Essere figlio di Abramo è definito dalla fede (Galati 3:7-9), non dalla discendenza biologica o da segni religiosi esterni. Il Nuovo Testamento chiarisce e conferma questa verità. In Giovanni 8:31-40, Gesù dice ai farisei che i veri figli di Abramo compirebbero le opere di Abramo — vale a dire, credere alla Parola di Dio. Paolo approfondisce ulteriormente questo tema in Romani 9:6-8, insegnando che "non tutti coloro che discendono da Israele appartengono a Israele", e in Galati 3:7 che "coloro che hanno fede sono figli di Abramo". E conclude: "Se appartenete a Cristo, allora siete discendenti di Abramo ed eredi secondo la promessa" (Galati 3:29). È la fede in Cristo, non l’etnia, a rendere qualcuno figlia o figlio di Abramo.
L’affermazione di Giovanni conferma la sovranità assoluta di Dio; Egli può creare un popolo dell’alleanza dalle pietre, dimostrando che le Sue promesse si fondano sulla Sua fedeltà e non sullo status di Israele. In secondo luogo, insegna che l’eredità religiosa o etnica non può salvare nessuno. Essere nati in una famiglia cristiana, frequentare la chiesa o possedere credenziali religiose non rende qualcuno in regola con Dio. La salvezza non si eredita; si riceve per fede. In terzo luogo, mostra che i veri figli di Abramo condividono la fede di Abramo. In quarto luogo, dimostra che Dio può trasformare chi è spiritualmente morto. Se Dio può far sorgere figli dalle pietre, può far sorgere credenti da qualsiasi provenienza, nazione o condizione. Nessuno è al di là del Suo potere salvifico. Infine, l’ammonimento di Giovanni sottolinea l’indispensabilità del pentimento. La vera appartenenza all’alleanza richiede un cuore trasformato, non una semplice discendenza.
Il messaggio di Giovanni rimane attuale anche oggi. Molti presumono di essere in pace con Dio per via della tradizione o del contesto familiare. Eppure la Bibbia non lascia alcun dubbio: solo coloro che si pentono e credono nel Vangelo sono il vero popolo di Dio. Matteo 3:9 ci ricorda che Dio non si lascia impressionare dall’orgoglio religioso, che Egli può salvare chiunque, anche coloro che sembrano lontani da Lui, e che è la Sua potenza, piuttosto che il merito umano, a realizzare le Sue promesse. La fede in Cristo è l’unica via per diventare figli di Abramo. L’ammonimento di Giovanni esorta ogni generazione a verificare se la propria fiducia riposa nell’eredità o nella grazia salvifica di Dio.
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Cosa significa che Dio può far nascere figli di Abramo da queste pietre (Matteo 3:9)?