Domanda
È opportuno includere "perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno" nella Preghiera del Signore (Matteo 6:13)?
Risposta
Matteo 6:9-13 riporta ciò che è comunemente noto come il Padre Nostro o la Preghiera del Signore, poiché in questo passaggio il Signore Gesù insegna ai Suoi discepoli come devono pregare (Matteo 6:9). Tuttavia, un lettore attento noterà che la conclusione varia nelle diverse traduzioni, ponendo la questione se la clausola "perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno" debba essere considerata parte integrante del Padre Nostro. La versione di Re Giacomo e in italiano la Nuova Diodati includono tale conclusione, mentre la versione standard inglese (ESV) e la nuova versione internazionale (NIV) non la riportano. La nuova versione standard americana (NASB) la inserisce tra parentesi, accompagnata da una nota editoriale che precisa come il manoscritto più antico non includa queste parole.
La frase "perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno" (Matteo 6:13) dovrebbe essere inclusa nel Padre nostro? Luca, nella sua versione della preghiera (Luca 11:2-4), omette questa aggiunta, suggerendo che non la considerasse parte del testo originario. Naturalmente, il racconto di Luca non smentisce quanto riportato da Matteo, ma attesta almeno ciò che lo stesso Luca riteneva pertinente trasmettere.
La frase "perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno", che conclude il Padre Nostro (Matteo 6:13), non compare nei primi manoscritti greci come il Codex Sinaiticus (Aleph) e il Codex Vaticanus (B), entrambi del IV secolo; Bezae (D) del V secolo e Dublinensis (Z) del VI secolo. L’assenza di tale frase in questi antichi manoscritti greci costituisce un’evidenza significativa del fatto che le parole non facevano parte dell’originale Vangelo secondo Matteo. Inoltre, il fatto che la formula non compaia negli scritti dei primi Padri della Chiesa, quali Tertulliano (II-III secolo), Origene (III secolo), Cipriano (III secolo), Ambrogio (IV secolo) e Agostino (IV-V secolo), suggerisce con forza che essa non fosse originariamente inclusa nella Preghiera del Signore.
D’altra parte, esistono alcuni riferimenti precoci alla frase, tra cui nella primissima Didaché (II secolo) [senza he basileia (il Regno)] (Kirsopp Lake, The Apostolic Fathers, Volume I, G.P. Putnam’s Sons, 1919, p. 320). Sebbene la frase sia assente dai primi manoscritti greci della Bibbia, è presente nella maggior parte dei manoscritti greci successivi e in un numero crescente di scritti teologici nel corso del tempo.
Non è facile rispondere alla domanda se la frase "perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno" fosse originariamente inclusa nella Preghiera del Signore, poiché esistono dati a sostegno di entrambe le prospettive. Le più antiche testimonianze dei manoscritti greci della Bibbia sembrano escludere tale aggiunta, mentre la sua ampia diffusione nei codici successivi suggerisce che non possa essere facilmente trascurata. Sulla base di questi elementi, si ritiene che l’inserzione a Matteo 6:13 possa essere stata un’aggiunta doxologica, dapprima presente nella Didaché (un documento extrabiblico) e che sia stata poi leggermente perfezionata nel corso del tempo per includere il regno.
La dossologia "perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno" sembra essere, con ogni probabilità, una sorta di aggiunta in forma di inno, inserita per facilitare una lettura devota del brano. Sebbene l’affermazione sia certamente vera – tuo è il regno, tua è la potenza e tua è la gloria nei secoli dei secoli – probabilmente non era originariamente presente nel Vangelo di Matteo (in particolare se si dà grande peso ai primi manoscritti greci, come fa ad esempio la NASB).
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È opportuno includere "perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno" nella Preghiera del Signore (Matteo 6:13)?