Domanda
Che cosa si intende per parallelismo sinonimico nella poesia ebraica?
Risposta
Il parallelismo sinonimico è una figura retorica che consiste nella ripetizione di un’idea in versi consecutivi. La prima metà di un verso esprime un concetto, mentre la seconda metà lo ripete essenzialmente con parole diverse. Tali affermazioni sono "parallele" perché giustapposte e spesso caratterizzate da una sintassi simile; sono inoltre "sinonime" poiché esprimono lo stesso concetto con lievi variazioni. Nella poesia ebraica si incontrano anche il parallelismo antitetico e quello sintetico, ma il parallelismo sinonimo è certamente il più diffuso.
Nella poesia italiana, uno degli strumenti utilizzati è la rima finale:
"O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;"
(Pascoli)
La rima finale è formata dall’abbinamento di suoni; il parallelismo sinonimico è formato dall’abbinamento di pensieri. Se alcuni poeti italiani desiderano che i loro suoni rimino, i poeti ebrei desideravano che le loro idee rimassero.
Il Salmo 120:2 costituisce un esempio di parallelismo sinonimico:
"O Eterno, liberami dalle labbra bugiarde e dalla lingua ingannatrice"
Nell’insegnamento biblico, l’immagine delle "labbra bugiarde" nella prima riga del Salmo viene ripresa nella seconda riga con l’espressione "lingua ingannatrice". Entrambe le espressioni, pur utilizzando termini diversi, descrivono la stessa realtà: una bocca incapace di proferire la verità. Il significato delle due righe è pertanto sinonimo, e ci ricorda la gravità del peccato della menzogna, esortandoci a cercare la santificazione mediante la verità.
Proverbi 3:11 ci offre un altro esempio:
"Figlio mio, non disprezzare la punizione dell'Eterno e non detestare la sua correzione".
"Non disprezzare" equivale a "non provare risentimento"; la "punizione " del Signore è sinonimo della Sua "correzione". La prima parte del comando si allinea molto bene con la seconda parte del comando. Si tratta di parallelismo sinonimico.
A volte, il parallelismo serve sia ad amplificare il tema che a ribadirlo. Si consideri, ad esempio, Proverbi 17:25:
"Il figlio stolto è causa di dolore per suo padre e amarezza per colei che l'ha partorito".
In questo proverbio, il figlio stolto reca due sentimenti ("dolore" e "amarezza") a due genitori: il "padre" e "colei che l'ha partorito", ossia la madre. La struttura parallela collega il "dolore" all'"amarezza", sentimenti che esprimono sofferenza. Anche il padre e la madre sono uniti dal medesimo parallelismo. Il poeta intende semplicemente "i genitori", ma li menziona separatamente per completare la forma poetica. Pertanto, si evidenzia che entrambi i genitori provano profondamente l'angoscia di avere un figlio sciocco.
Anche i libri profetici dell’Antico Testamento contengono poesie. Un esempio di parallelismo sinonimico si trova in Isaia 53:5:
"Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità".
Il profeta Isaia annuncia che il Messia avrebbe sofferto per "le nostre trasgressioni", espressione sinonimo di "le nostre iniquità" riportata poco dopo. La Sua sofferenza è descritta come una l'essere "trafitto" e "schiacciato". Tali espressioni, pur essendo correlate, non sono esattamente sinonime; vengono poste in parallelo per offrirci un quadro più completo di quanto il Messia avrebbe sofferto per noi: un peso schiacciante di peccato (dolore spirituale ed emotivo) e la trafittura dei chiodi (dolore fisico).
Quando leggiamo i brani poetici dell’Antico Testamento, è bene cercare il parallelismo che aiuta ad ampliare i pensieri presentati e a enfatizzare determinati temi. Trascurare il parallelismo significa perdere parte della bellezza della Bibbia.
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Che cosa si intende per parallelismo sinonimico nella poesia ebraica?