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Domanda

Cosa significa che "ora è il vostro tempo di dolore" (Giovanni 16:22)?

Risposta


In Giovanni 16:22, Gesù dice ai suoi discepoli: "Ora è il vostro tempo di dolore, ma vi vedrò di nuovo e vi rallegrerete, e nessuno vi toglierà la vostra gioia". In questo contesto, il termine "tristezza" si riferisce al dolore, al lutto o all’afflizione. Per comprendere perché i discepoli fossero afflitti, al punto da rendere necessarie le parole di speranza di Gesù, dobbiamo esaminare il contesto di Giovanni 16:16-24.

Giovanni 16 fa parte del Discorso d’addio di Gesù (Giovanni 14-17). Gesù si rivolge ai Suoi discepoli la notte del Suo arresto. Mentre Gesù prepara i Suoi discepoli alla Sua morte imminente, questi ultimi sono comprensibilmente confusi, incerti e ansiosi. In Giovanni 6:16, Gesù fa un’affermazione enigmatica sulla sua assenza e sul suo ritorno: "Tra poco non mi vedrete più, e poi, tra poco, mi vedrete". Ciò lasciò perplessi i discepoli, che cominciarono a chiedersi l’un l’altro: "Che cosa intende dire con "tra poco"? Non capiamo ciò che sta dicendo" (Giovanni 16:18).

Gesù, sapendo ciò che avevano nel cuore (cfr. Giovanni 2:23-25), promette che il loro dolore si trasformerà in gioia: "In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi affliggerete, mentre il mondo si rallegrerà. Sarete afflitti, ma la vostra afflizione si trasformerà in gioia" (Giovanni 16:20). Il pianto dei discepoli sarebbe stato il risultato dell’assenza di Gesù — la sua morte e sepoltura. Ma Egli promette che il loro dolore non durerà per sempre. Egli paragona il loro dolore alle doglie di una donna che partorisce: "Quando una donna partorisce, prova dolore perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, per la gioia che un essere umano è nato nel mondo" (Giovanni 16:21, ESV). Gesù poi dà loro la certezza che le preghiere saranno esaudite e la promessa di una gioia che nessuno potrà togliere loro (versetti 22-24).

Quando Gesù dice: "Ora è il vostro momento di dolore" in Giovanni 16:22, riconosce i loro sentimenti immediati riguardo alla Sua morte imminente. Ora sono addolorati. Il loro dolore per il fatto che il Maestro venga loro portato via è aggravato dal crollo delle loro speranze messianiche (cfr. Luca 24:21). Gesù riconosce i loro sentimenti di perdita, confusione e disperazione: un buon esempio per noi su come prenderci cura di chi prova emozioni simili.

Gesù poi volge lo sguardo al futuro: "Vi rivedrò e vi rallegrerete" (Giovanni 16:22). La morte non sarebbe stata la Sua fine. Il terzo giorno sarebbe risorto, proprio come aveva detto (Luca 24:7). Per ora, i discepoli sono afflitti e in lutto. Ma quando Gesù risorgerà, proveranno una gioia duratura.

A differenza della felicità mondana, che dipende dalle circostanze esterne, la gioia che abbiamo in Cristo si fonda sulla certezza della Sua risurrezione. In Lui abbiamo una gioia profonda e duratura, sapendo che la Sua vittoria sul peccato, sulla morte e su Satana è stata compiuta: "O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo pungiglione?" (1 Corinzi 15:55, ESV). L’esperienza dei discepoli nel vedere il Signore risorto e la loro conseguente gioia sono un assaggio della gioia definitiva che proveremo in cielo quando vedremo Dio faccia a faccia. Fino ad allora, viviamo con fiducia in un’abbondanza di speranza: "Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella vostra fede, affinché abbondiate nella speranza per la potenza dello Spirito Santo" (Romani 15:13).

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