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Domanda

Come possiamo offrire a Dio sacrifici imperfetti (Malachia 1:8)?

Risposta


In Malachia 1:8, il Signore accusa Israele di offrirgli sacrifici imperfetti: ""Quando portate animali ciechi in sacrificio, non è forse un’offesa? Quando sacrificate animali zoppi o malati, non è forse un’offesa? Provate a offrirli al vostro governatore! Ne sarebbe forse contento? Vi accetterebbe?" dice il Signore Onnipotente".

Portare al tempio animali ciechi, sfigurati o malati era una violazione diretta della Legge mosaica (Levitico 22:22; Deuteronomio 15:21). La ragione di questo comandamento era che tali sacrifici disonoravano il Signore. "Non profanate il mio santo nome" (Levitico 22:32). Erano sacrifici solo di nome; un vero sacrificio deve costare qualcosa, e non c’era alcun dolore nel liberarsi di qualcosa già destinato all’abbattimento. Come sottolinea Dio, offrire un dono così scadente a un’altra persona sarebbe impensabile: cosa li faceva pensare che Dio ne sarebbe stato soddisfatto?

Ancora più importante, ogni sacrificio era un simbolo del futuro sacrificio di Cristo, che era "un agnello senza macchia né difetto" (1 Pietro 1:19). I sacrifici scadenti e imperfetti dell’epoca di Malachia erano una parodia della perfezione di Cristo.

L’applicazione per i cristiani di oggi non riguarda, ovviamente, i sacrifici animali, né è direttamente collegata alle offerte finanziarie. Si tratta piuttosto di considerare Dio come santo. Ciò riguarda tutti gli ambiti della vita, dal modo in cui parliamo di Dio, a come Gli obbediamo e alla nostra disponibilità a sacrificare beni materiali come le risorse finanziarie.

Il contesto più ampio di Malachia 1:6-14 tratta dei vari modi in cui il popolo di Dio aveva disonorato o ingannato il Signore con le proprie azioni. Sia i sacerdoti che coloro che presentavano le offerte trascuravano la piena obbedienza a Dio, offrendo sacrifici che violavano la Parola di Dio. Le chiese di oggi corrono il rischio di commettere lo stesso peccato, in linea di principio. Il semplice fatto di partecipare a una funzione, cantare inni, ascoltare i sermoni e offrire doni non è ciò che Dio desidera. Egli merita il meglio e vuole noi, non solo le nostre cose.

In primo luogo, Egli ci chiama ad accogliere Suo Figlio, Gesù, mediante la fede (Efesini 2:8-9), riconoscendo la nostra condizione di peccatori in relazione alla Sua perfezione (Romani 3:23).

In secondo luogo, Dio si aspetta da noi un impegno totale verso di Lui. Sebbene le nostre opere non ci garantiscano la salvezza né ci rendano giusti davanti al Signore, Egli ci salva affinché compiamo le opere buone che ha preparato per noi. Efesini 2:10 dice: "Noi siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per compiere le opere buone che Dio ha preparato in anticipo affinché le praticassimo".

Il sacrificio che offriamo oggi siamo noi stessi. "Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: questo è il vostro culto spirituale" (Romani 12:1). Per un credente, continuare consapevolmente a peccare significa presentare al Signore un sacrificio "imperfetto" e profano. Dio è santo e si aspetta che i Suoi figli Lo onorino con purezza e santità (1 Corinzi 1:2; Efesini 1:4; 1 Pietro 1:16). Perché dovremmo seguire l’esempio peccaminoso degli antichi israeliti nel trattare il Signore con mancanza di rispetto? Dio ci offre il perdono (1 Giovanni 1:9), quindi non c’è motivo di condurre una vita peccaminosa.

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