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Domanda

Cosa significa non trascurare il dono che è in te (1 Timoteo 4:14)?

Risposta


In 1 Timoteo 4:12-14, l’apostolo Paolo esorta Timoteo a non lasciarsi intimidire da nessuno a causa della sua età relativamente giovane e a essere un esempio per la chiesa "nel parlare, nel comportamento, nell’amore, nella fede, nella purezza" (1 Timoteo 4:12). Egli scrive inoltre: "Non trascurare il dono che è in te; ti è stato dato mediante profezia, con l’imposizione delle mani da parte del consiglio degli anziani" (1 Timoteo 4:14, HCSB).

Timoteo, un leader della chiesa cristiana primitiva, era come un figlio per Paolo. Timoteo dovette affrontare numerose sfide, tra cui l’opposizione dei falsi dottori e il compito arduo di formare e guidare spiritualmente una congregazione alle prime armi. Le lettere di Paolo fornirono a Timoteo, il suo "vero figlio nella fede" (1 Timoteo 1:2), guida, incoraggiamento e consigli pratici per il ministero pastorale. In 1 Timoteo 4:11-16, l’attenzione di Paolo si sposta dalle istruzioni generali sulla supervisione della chiesa a un discorso di incoraggiamento personale rivolto specificamente a Timoteo. Egli incoraggia Timoteo a riconoscere e coltivare i doni spirituali unici che Dio ha posto in lui.

Trascurare un dono implica una mancanza di attenzione, cura, interesse o utilizzo. La parola tradotta con "dono" (charisma in greco) indica un dono spirituale concesso per grazia di Dio tramite lo Spirito Santo (cfr. Romani 12:6). In altri passi, Paolo esorta i credenti a non spegnere né soffocare lo Spirito che è in loro (cfr. 1 Tessalonicesi 5:19).

Ogni cristiano riceve il dono dello Spirito al momento della salvezza (Romani 8:9; 1 Corinzi 12:13-31). Attraverso lo Spirito Santo, Dio conferisce loro almeno un dono spirituale unico (cfr. 1 Corinzi 12:1-11; Efesini 4:4-7). Questi doni non sono semplicemente talenti naturali o abilità umane, ma capacità e poteri divini destinati a edificare la chiesa e a promuovere il regno di Dio (cfr. 1 Corinzi 12:7; 14:2-5, 12, 26, 31; Efesini 4:15-16). Quando Dio chiama un credente a ricoprire un ruolo speciale nel ministero, lo dota di tutto il necessario per portare a termine quel compito in modo efficace (cfr. Deuteronomio 34:9; Giudici 3:10; 1 Samuele 10:6; Isaia 61:1; Atti 1:8; 6:1-7; Luca 12:11-12; Romani 8:26).

Trascurare il dono potrebbe significare non riconoscere i propri doni spirituali, sottovalutarne l’importanza o non usarli attivamente per servire gli altri. Paolo esorta Timoteo — e, per estensione, tutti i credenti — a non lasciare che i propri doni rimangano inattivi, ma a coltivarli e svilupparli attivamente. Gesù utilizzò la parabola delle dieci mine e quella dei talenti per trasmettere un messaggio simile. Entrambe le parabole spingevano i Suoi discepoli all’azione, alla responsabilità e alla rendicontazione riguardo ai doni e al ministero che erano stati loro affidati e che Dio li aveva resi capaci di svolgere.

Nel caso di Timoteo, quando Paolo disse: "Non trascurare il dono che è in te", molto probabilmente si riferiva all’insegnamento, alla predicazione e alla cura pastorale. Timoteo era stato ordinato al ministero dagli anziani della chiesa tramite l’imposizione delle mani, ma per qualche motivo si stava tirando indietro rispetto a quella chiamata. Forse veniva intimidito da coloro che lo ritenevano troppo giovane o inesperto. Poco dopo, in 2 Timoteo 1:6, Paolo ricorda nuovamente a Timoteo: "Ravviva il dono di Dio che è in te mediante l’imposizione delle mie mani".

I doni spirituali che riceviamo dal Signore non ci vengono dati già pienamente sviluppati, ma devono essere rafforzati e portati a maturazione attraverso l’uso. "Non trascurare il dono che è in te" è il nostro monito a rimanere determinati nell’azione e saldi nella dedizione. Questo comando ci spinge a fare quanto segue:

• Identificare i nostri doni spirituali riflettendo sulle capacità e sulle passioni uniche che Dio ha instillato in noi.

• Sviluppare i nostri doni investendo tempo e impegno per affinarli attraverso la pratica, lo studio e la ricerca di una guida.

• Usare i nostri doni per servire gli altri all’interno della comunità ecclesiale, delle nostre famiglie e della società in generale.

• Perseverare nella nostra vocazione rimanendo impegnati a mettere in pratica i nostri doni nonostante le sfide, le opposizioni o lo scoraggiamento.

Ogni credente ha un ruolo unico da svolgere nella grande narrazione dell’opera di Dio (Efesini 2:10). Per fortuna, il Dio che ci chiama è fedele nel dotarci, darci forza e rafforzarci per compiere la Sua opera (1 Corinzi 15:9-10; Filippesi 4:13; 1 Timoteo 1:12). Tuttavia, non dobbiamo diventare compiacenti o negligenti, ma piuttosto coltivare e sviluppare i doni di Dio per utilizzarli nel corpo di Cristo e ovunque Egli ci mandi.

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