Domanda
Cosa significa "dalla legge viene la conoscenza del peccato" (Romani 3:20)?
Risposta
In Romani 3:20, l’apostolo Paolo afferma che "dalla legge viene la conoscenza del peccato" (NKJV), spiegando così la funzione della legge nel rivelare e definire il peccato umano. Questo versetto fa parte di una discussione più ampia sulla giustificazione e sull’inutilità di tentare di guadagnarsi la giustizia attraverso le opere della legge.
Nella prima parte della Lettera ai Romani, Paolo discute la peccaminosità universale dell’umanità, presentando un’argomentazione sia contro i gentili che contro gli ebrei. In Romani 1, egli mostra come i gentili abbiano peccato rifiutando Dio, nonostante disponessero di una rivelazione naturale. In Romani 2, concentra la sua attenzione sugli ebrei che possiedono la legge ma non l’hanno osservata. Quando giunge a Romani 3:19-20, ha già citato diversi passi dell’Antico Testamento per sottolineare che tutti sono sotto il peccato. Conclude la sezione in questo modo:
Ora sappiamo che tutto ciò che la legge dice, lo dice a coloro che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia chiusa e tutto il mondo divenga colpevole davanti a Dio. Pertanto, dalle opere della legge nessuna carne sarà giustificata al Suo cospetto, poiché dalla legge viene la conoscenza del peccato. (Romani 19-20, NKJV)
Paolo usa il termine "legge" per riferirsi alla Legge mosaica data agli israeliti. In Romani 3:20, Paolo confuta l’idea che la legge possa dichiarare una persona non colpevole ("giustificata"). Come afferma nel versetto precedente, il risultato della legge è "dimostrare che il mondo intero è colpevole davanti a Dio" (Romani 3:19, NLT). Gli ebrei consideravano la legge un mezzo per diventare giusti; tuttavia, Paolo spiega che uno scopo primario della legge è quello di smascherare il peccato. È "attraverso la legge che prendiamo coscienza del nostro peccato" (Romani 3:20; cfr. Romani 7:7). La legge non può fornire la salvezza né perdonare il peccato. Solo Gesù può farlo (vedi Galati 2:16).
Poiché la conoscenza del peccato deriva dalla legge, possiamo comprendere le seguenti verità:
In primo luogo, la legge ha stabilito che cosa sia il peccato distinguendo il bene dal male. Senza la legge, il peccato rimarrebbe in gran parte indefinito. La legge ha fornito chiarezza, definendo la natura del peccato e fornendo esempi. Paolo approfondisce questo concetto in Romani 7:7: "Non avrei saputo cosa fosse il peccato se non fosse stato per la legge. Infatti, non avrei saputo cosa fosse realmente la concupiscenza se la legge non avesse detto: "Non desiderare"". La concupiscenza è un peccato? Sì, la legge ha eliminato ogni dubbio.
In secondo luogo, la legge ha messo a nudo l’incapacità e le mancanze dell’uomo. La legge ha presentato la volontà perfetta di Dio per l’umanità. La sua natura solida come una roccia e immutabile ha dimostrato che nessuno è all’altezza del suo standard. Paolo sottolinea questo fallimento dell’umanità in Romani 3:23: "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (NKJV). Lungi dall’essere un mezzo per rendersi giusti, la legge rivela la fragilità e il fallimento umani.
In terzo luogo, la legge condanna la coscienza. Con la consapevolezza che non possiamo adempiere alla legge giunge la consapevolezza che siamo peccatori bisognosi di perdono. Siamo tutti trasgressori della legge. Quando lo ammettiamo, i nostri cuori sono pronti a ricevere il Vangelo. Gesù ha vissuto una vita perfetta, adempiendo la legge al posto nostro (Matteo 5:17), e la salvezza si ottiene mediante la fede in Lui. Come scrive Paolo: "Cristo è il compimento della legge, affinché vi sia giustizia per chiunque crede" (Romani 10:4).
In un certo senso, la legge spinge le persone a ribellarsi contro di essa. Paolo lo spiega in Romani 7:8-9, 11:
Ma il peccato, approfittando dell’occasione offerta dal comandamento [di non desiderare], ha suscitato in me ogni sorta di desiderio. Infatti, senza la legge, il peccato era morto… Quando venne il comandamento, il peccato prese vita e io morii… Poiché il peccato, approfittando dell’occasione offerta dal comandamento, mi ingannò e, per mezzo del comandamento, mi condusse alla morte.
Gli esseri umani hanno una natura ribelle. Ogni volta che la legge impone una richiesta, la carne cerca un modo per agire in modo contrario ad essa. Ciò non significa che la legge sia cattiva (cfr. Romani 7:12), ma dimostra il potere del peccato sull’umanità. La legge non frena il peccato; lo esacerba. Di fronte alla legge di Dio, sappiamo di essere peccatori.
Il punto che Paolo sottolinea in Romani 3:20 è che la legge non è mai stata intesa come base per la giustificazione; piuttosto, è un mezzo per rivelare il peccato. La legge definisce il peccato, rivela la fragilità umana, dichiara una persona colpevole e provoca ribellione; pertanto, è impossibile per noi raggiungere la giustizia osservando la legge. La giustizia è un dono di Dio per grazia mediante la fede in Cristo.
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Cosa significa "dalla legge viene la conoscenza del peccato" (Romani 3:20)?