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Domanda

Che cos’è la legge del contrappasso?

Risposta


La legge del contrappasso, detta anche legge della rappresaglia o lex talionis, faceva parte della Legge dell’Antico Testamento data a Israele tramite Mosè. Il contrappasso era uno dei pilastri fondamentali del codice penale di Israele. La punizione doveva rispecchiare il reato. Il principio della lex talionis è chiaramente enunciato in Levitico 24:19-21: "Chiunque ferisca il proprio prossimo dovrà essere ferito allo stesso modo: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente. Chi ha inflitto la ferita dovrà subire la stessa ferita. Chiunque uccida un animale dovrà risarcirlo, ma chiunque uccida un essere umano dovrà essere messo a morte". Per l’uccisione di un animale appartenente a qualcun altro si devono pagare danni monetari, ma, se una persona viene uccisa, allora l’assassino dovrà pagare con la propria vita. Esodo 21:23-25 e Deuteronomio 19:16-21 ribadiscono le stesse disposizioni.

Nell’antico Israele, parte dell’applicazione della legge spettava alla famiglia della vittima dell’omicidio. Secondo Numeri 35:16-21, in alcuni casi il "vendicatore del sangue" (di solito un parente stretto del defunto) era incaricato di eseguire la condanna a morte, magari anche di rintracciare l’assassino se questi fosse fuggito. Nell’antico Israele non esisteva una forza di polizia, quindi si ricorreva a gruppi di parenti per far rispettare la legge. È importante tenere presente che questo sistema di ritorsione operava nell’ambito dell’ordinamento giuridico allora vigente. La legge della retribuzione non era un semplice pretesto per la vendetta, sebbene sia facile comprendere come potesse degenerare a quel livello. "Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita" era il codice penale e non era mai stato inteso per giustificare un codice personale di vendetta o di giustizia sommaria. Infatti, la Legge metteva in guardia contro l’odio personale: "Non odiare nel tuo cuore un tuo fratello israelita. Rimprovera apertamente il tuo prossimo, affinché tu non sia complice della sua colpa. Non cercare vendetta né serbare rancore contro nessuno del tuo popolo, ma ama il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore" (Levitico 19:17-18).

Nel Nuovo Testamento, i cristiani nell’Impero Romano vivevano sotto un codice penale diverso. In Romani 12:17-13:4, Paolo avverte i credenti che non devono farsi giustizia da soli, ma sostiene anche che il governo ha il diritto e la responsabilità di applicare le pene, compresa la pena di morte, per gli atti criminali. In quel brano, citato qui di seguito, noterete come Paolo passi dalle vendette personali all’applicazione della giustizia da parte del governo. Poiché il passaggio avviene a un cambio di capitolo, molti lettori potrebbero non cogliere il nesso. (Ricordate che le divisioni in capitoli e versetti non sono ispirate. Sono state aggiunte in seguito per facilitare lo studio e la consultazione, ma a volte l’inizio di un nuovo capitolo può oscurare il nesso con il capitolo precedente.)

Non rendete a nessuno male per male.

Sforzatevi di fare ciò che è giusto agli occhi di tutti. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti.

Non vendicatevi, miei cari amici, ma lasciate spazio all’ira di Dio, poiché sta scritto: "A me spetta la vendetta; io renderò", dice il Signore.

Al contrario: se il vostro nemico ha fame, dateli da mangiare; se ha sete, dateli da bere. Così facendo, accumulerete braci ardenti sul suo capo.

Non lasciatevi vincere dal male, ma vincete il male con il bene.

Ognuno sia sottomesso alle autorità costituite, poiché non c’è autorità se non quella stabilita da Dio. Le autorità che esistono sono state stabilite da Dio. Di conseguenza, chiunque si ribella all’autorità si ribella a ciò che Dio ha istituito, e chi lo fa attirerà su di sé il giudizio. Infatti i governanti non incutono timore a chi fa il bene, ma a chi fa il male. Vuoi essere libero dal timore di chi detiene l’autorità? Allora fai il bene e sarai lodato. Infatti l’autorità è servitrice di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, temi, perché i governanti non portano la spada invano. Sono servitori di Dio, agenti dell’ira per infliggere punizione a chi fa il male.

È facile capire come, nell’antico Israele, la vendetta personale e le pene inflitte secondo il "giusto processo" potessero in qualche modo mescolarsi. Questa è una delle ragioni per cui Dio scelse le città di rifugio in Giosuè 20:7-8. Ai tempi del Nuovo Testamento, Paolo dice ai credenti che non possono vendicarsi personalmente. Devono amare e persino servire i propri nemici, lasciando che sia Dio a vendicarsi a Suo tempo e come ritiene opportuno. La punizione divina può arrivare attraverso qualche "atto di Dio" in questa vita (o certamente nella prossima), ma è anche possibile che il governo, operando nel ruolo che Dio gli ha assegnato, sia lo strumento che Dio usa per fare giustizia. Può essere moralmente giusto che un governo giustizi un assassino, ma sarebbe moralmente sbagliato che un familiare della vittima tendesse un agguato all’assassino e lo uccidesse, anche se questi fosse già stato condannato a morte in tribunale. La risposta personale consiste nell’offrire amore e perdono, mentre quella governativa consiste nel far rispettare la giustizia.

In Matteo 5:38-48 (durante il Discorso della Montagna), Gesù rifiuta il principio dell’"occhio per occhio" applicato all’etica personale. Come risulta chiaro dalla spiegazione che Egli fornisce, Egli non sta rifiutando né tantomeno commentando le pene inflitte dal governo dopo un "giusto processo". Egli rifiuta invece un codice personale di vendetta che consisterebbe nel "rendere agli altri ciò che essi hanno fatto a me". Anziché applicare la legge del contrappasso nelle questioni personali, Gesù esorta le persone ad amare i propri nemici, a "fare un passo in più" e a "porgere l’altra guancia". In Matteo 7:12 dice: "In ogni cosa, fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi". Questo codice di condotta non lascia spazio alla vendetta personale né tantomeno al risentimento.

In sintesi, la legge della retribuzione o la legge della rappresaglia può essere una guida legittima per le sanzioni penali amministrate dalle autorità governative, ma non deve essere utilizzata come base per la vendetta personale. La vendetta personale pone il vendicatore al posto di Dio come Giudice e Boia, rendendo il vendicatore un usurpatore dell’autorità divina.

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