Domanda
Cosa significa "la madre di tutti noi" (Galati 4:26)?
Risposta
Galati 4:26 recita: "Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è la madre di tutti noi" (NKJV). Nel contesto più ampio di questo versetto, Paolo mette a confronto due donne, che rappresentano due alleanze: Agar rappresenta l’alleanza della legge, mentre Sara rappresenta l’alleanza della promessa. Agar era una schiava, e i suoi figli figurativi sono in schiavitù della legge. Lei "corrisponde alla città di Gerusalemme attuale" (Galati 4:25). Sara, la donna libera, ha figli (simbolici) nati dalla promessa di Dio. Lei corrisponde alla "Gerusalemme che è lassù" (Galati 4:26).
Genesi 16 narra che Abramo sposò Sara, ma inizialmente non riuscirono ad avere figli. Anziché affidare a Dio il proprio futuro per generare un erede, Abramo e Sara presero in mano la situazione. Sara diede la sua schiava Agar ad Abramo come seconda moglie. Abramo giace con Agar, che rimase incinta e partorì un figlio di nome Ismaele. In seguito, come Dio aveva promesso, Sara stessa rimase incinta e diede alla luce un figlio di nome Isacco (Genesi 21).
Agar e Sara, insieme ai loro figli Ismaele e Isacco, sono citati in Galati 4:21-31. Paolo descrive Ismaele come il figlio "nato secondo la carne" dalla schiava (Galati 4:23). Paolo poi paragona Agar al Monte Sinai e alla "Gerusalemme attuale" (versetto 25, ESV). All’epoca in cui Paolo scrisse la Lettera ai Galati, Gerusalemme era l’epicentro della vita religiosa ebraica, basata sulla rigorosa osservanza della Legge mosaica. Paolo utilizza Agar e Ismaele per rappresentare l’Antica Alleanza, fondata sull’adesione alla legge. Quel sistema, che faceva così fortemente appello alla carne, era incentrato sulla Gerusalemme fisica e terrena dei suoi tempi.
Paolo descrive poi Isacco come il figlio della donna libera, "nato per effetto di una promessa divina" (Galati 4:23). Nel versetto 28 Paolo stabilisce il collegamento simbolico tra Isacco e i credenti del Nuovo Testamento: "Ora voi, fratelli e sorelle, come Isacco, siete figli della promessa". Cioè, quando nasciamo di nuovo nella famiglia di Dio, nasciamo liberi dai dettami della legge. Facciamo parte della famiglia di Dio sulla base della promessa di grazia di Dio in Gesù.
Paolo poi si riferisce a Sara come alla "Gerusalemme di lassù" (Galati 4:26, NKJV). L’espressione "Gerusalemme del cielo" è una creazione di Paolo e non si trova altrove nella Scrittura. Egli la usa come riferimento alla Nuova Alleanza: il piano di salvezza di Dio portato dal cielo sulla terra attraverso l’Incarnazione di Gesù. Nella Gerusalemme celeste, non sono le opere di ciascuno a contare, ma la promessa di Dio in Cristo.
Paolo prosegue il simbolismo, affermando che Sara è "la madre di tutti noi" (Galati 4:26, NKJV). Il termine "madre" qui è un altro riferimento alla Nuova Alleanza che Cristo ha stabilito attraverso la Sua vita, morte e risurrezione. È un’alleanza fondata sulla promessa di grazia di Dio mediante la fede, non sull’obbedienza alle leggi dell’Antico Testamento. Il "tutti" nel versetto, quindi, si riferisce a chiunque abbia riposto la propria fede in Cristo per il perdono dei peccati. Proprio come l’eredità di Abramo andò a Isacco e non al figlio di Agar, così oggi coloro che sono rinati riceveranno un’eredità celeste ed eterna che coloro che sono schiavi della legge non conosceranno mai.
Compiere le opere della legge non può salvare nessuno (Galati 2:16). Solo la grazia mediante la fede in Cristo può salvare (Efesini 2:8-9). "Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato" (Romani 10:13) e potrà essere considerato figlio di Abramo e di Sara, una coppia la cui fede vide l’adempimento delle promesse di Dio.
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