Domanda
Cosa significa "Da me non posso fare nulla" (Giovanni 5:30)?
Risposta
In Giovanni 5:30, Gesù afferma: "Da me stesso non posso fare nulla. Come ascolto, così giudico, e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato" (ESV). Qui Gesù esprime la Sua perfetta obbedienza alla volontà del Padre (vedi anche Giovanni 4:34 e Giovanni 8:29). Lungi dall’essere una negazione della divinità di Gesù, Giovanni 5:30 è uno dei tanti versetti che ne affermano la divinità. Chi altro può obbedire perfettamente alla volontà del Padre? Chi altro può eseguire il giudizio in modo perfetto e giusto? Solo Gesù, il Figlio di Dio eterno e preesistente fatto carne (Giovanni 1:1, 14), può fare queste cose.
Il contesto di Giovanni 5:19-30 determina il significato di "nulla" in Giovanni 5:30. Nel versetto 19, Gesù dice: "In verità, in verità vi dico: il Figlio non può fare nulla da sé; può fare solo ciò che vede fare dal Padre, perché tutto ciò che il Padre fa, anche il Figlio lo fa". L’idea principale del versetto 19 — anzi, dell’intero Vangelo — è che Gesù dipende completamente dal Padre. Sebbene Gesù sia Dio incarnato (Giovanni 1:1, 14, 18; 5:17; 8:58; 20:28), Egli si sottomette al Padre in tutto ciò che dice e fa. Questo è il segno della perfetta filiazione.
Come ricompensa per la perfetta obbedienza, il Padre "ha affidato ogni giudizio al Figlio" (Giovanni 5:22). Ciononostante, il Figlio non giudica nessuno senza la direttiva del Padre: "Come io ascolto, così giudico" (versetto 30, ESV). Il termine greco tradotto con "ascolto" suggerisce una comunicazione continua tra il Padre e il Figlio. Mentre il Padre parla, il Figlio ascolta, assicurandosi che il Suo giudizio rifletta perfettamente la volontà del Padre: "Eppure, anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono io solo a giudicare, ma io e il Padre che mi ha mandato" (Giovanni 8:16, ESV).
Gesù disse che non può fare nulla di propria iniziativa e, proprio per questo, il suo giudizio è giusto. Il termine greco tradotto con "giusto" in Giovanni 5:30 trasmette l’idea di rettitudine e imparzialità nel giudizio. Il giudizio del Figlio sul mondo è giusto, retto ed equo perché non è influenzato da pregiudizi personali, errori o peccato (cfr. Romani 2). In ogni cosa, Gesù è perfettamente allineato con la verità e la giustizia di Dio. Chi, allora, può presentarsi davanti al tribunale di Dio e affermare che Egli è ingiusto?
La clausola finale di Giovanni 5:30 ("Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato", ESV) è cruciale per diversi motivi. In primo luogo, esprime la sottomissione del Figlio al Padre. Sebbene il Figlio si sottometta al Padre, la Sua essenza divina non ne risulta sminuita o ridotta. Infatti, la divinità del Figlio si rivela proprio attraverso la Sua obbedienza al Padre.
In secondo luogo, rassicura i credenti sul fatto che Gesù porterà a compimento il piano di redenzione del Padre: "Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di tutti quelli che mi ha dato, ma che li risusciti nell’ultimo giorno" (Giovanni 6:39). Tutti coloro che sono stati dati dal Padre al Figlio saranno risuscitati alla vita eterna.
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Cosa significa "Da me non posso fare nulla" (Giovanni 5:30)?