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Domanda

Cosa significa che "Se abbiamo speranza in Cristo solo per questa vita, siamo i più degni di pietà di tutti gli uomini" (1 Corinzi 15:19)?

Risposta


In 1 Corinzi 15, l’apostolo Paolo si rivolge ai credenti di Corinto che dubitavano della risurrezione dei morti. Alcuni erano influenzati da antiche filosofie greche che consideravano la risurrezione del corpo superflua o addirittura indesiderabile. Paolo risponde con un’argomentazione audace: se non credete nella risurrezione dei morti, allora nemmeno Cristo avrebbe potuto risorgere (1 Corinzi 15:13). E se Cristo non è risorto, le conseguenze per i credenti sono devastanti. Arrivando al punto cruciale del suo ragionamento, Paolo afferma: "Se abbiamo speranza in Cristo solo per questa vita, siamo i più da compatire di tutti gli uomini" (1 Corinzi 15:19).

In altre parole: "Se abbiamo riposto la nostra speranza in Cristo solo per questa vita, siamo da compatire più di chiunque altro" (1 Corinzi 15:19, CSB). Più precisamente, se Dio non ha risuscitato Gesù dai morti, non c’è alcuna speranza per i credenti e la predicazione del Vangelo è vana (1 Corinzi 15:14). Se la nostra speranza in Cristo è solo per questa vita, allora non è una speranza eterna. Non è "una speranza viva, grazie alla risurrezione di Gesù Cristo dai morti", che anticipa una futura "eredità incorruttibile, immacolata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi" (1 Pietro 1:3-4, CSB). I credenti sono da compatire più di chiunque altro al mondo, poiché senza la risurrezione di Cristo siamo senza speranza.

Paolo sottolinea che dubitare della risurrezione ha implicazioni spirituali e pratiche troppo significative per essere ignorate. Egli spiega: "Se Cristo non è risorto, la vostra fede è vana; siete ancora nei vostri peccati" (1 Corinzi 15:17; cfr. anche 1 Corinzi 15:14). E "In tal caso, tutti coloro che sono morti credendo in Cristo sono perduti!" (1 Corinzi 15:18, NLT). Paolo non sta esprimendo una semplice divergenza teologica. Non credere nella risurrezione di Cristo smantella l’intero messaggio cristiano. La risurrezione è la dichiarazione di Dio che Egli ha accettato il sacrificio di Cristo sulla croce (Romani 1:4; 4:25; 8:34; Colossesi 2:13-14; Atti 17:31; Ebrei 9:24-28). Senza di essa, il perdono dei peccati è un’illusione.

Perché i cristiani sarebbero "i più degni di pietà di tutti gli uomini"? Paolo elenca diverse ragioni nelle sue lettere. Seguire Gesù significava estrema difficoltà per la Chiesa primitiva. Paolo descrive di trovarsi in costante pericolo (1 Corinzi 15:30; 2 Corinzi 11:26). Egli dice: "Ogni giorno rischio la morte" (1 Corinzi 15:31). Nel corso della storia i cristiani hanno sopportato persecuzioni, rifiuto e perdite. Se non c’è risurrezione, ogni sofferenza per amore del Vangelo diventa inutile.

I cristiani rinunciano a se stessi, abbandonando i piaceri terreni per quelli eterni (Matteo 6:19-21; 16:24; Romani 12:1-2). Scelgono l’obbedienza, la santità e il servizio sacrificale perché confidano in una ricompensa futura. Gesù ci ha insegnato ad accumulare "tesori in cielo" (Matteo 6:20). Se il cielo fosse un mito, allora i cristiani avrebbero barattato i piaceri di questo mondo per nulla.

La speranza cristiana è orientata al futuro (Romani 8:24-25; 1 Pietro 1:3-5; Tito 2:13; 1 Tessalonicesi 4:13-18). La nostra fede non è semplicemente una filosofia per una vita ispirata. È una fede incrollabile in ciò che Dio ha fatto per noi attraverso Suo Figlio, in ciò che sta compiendo in noi ora e in ciò che ci ha promesso per il futuro. Paolo scrive: "Siamo cittadini del cielo, dove vive il Signore Gesù Cristo. E attendiamo con ansia il suo ritorno come nostro Salvatore" (Filippesi 3:20, NLT). Come credenti, "attendiamo con ardente speranza il giorno in cui Dio ci concederà i nostri pieni diritti come suoi figli adottivi, compresi i nuovi corpi che ci ha promesso" (Romani 8:23). Senza la risurrezione, la nostra speranza crolla.

L’affermazione di Paolo: "Se abbiamo speranza in Cristo solo per questa vita, siamo i più degni di pietà di tutti gli uomini", era destinata a essere un terremoto teologico. Sfida i lettori della Bibbia, anche oggi, a mettere alla prova le loro convinzioni. La fede cristiana si regge o crolla sulla risurrezione di Gesù Cristo. La risurrezione non è una dottrina facoltativa, ma una verità fondamentale. Tutto ciò in cui crediamo riguardo alla salvezza, alla vita eterna e alla vittoria sulla morte scaturisce dalla realtà della risurrezione di Cristo.

Paolo definisce Gesù Cristo "il primo di una grande schiera di tutti coloro che sono morti" (1 Corinzi 15:20), intendendo che la Sua risurrezione garantisce la risurrezione di tutti coloro che Gli appartengono. Il nostro Salvatore risorto ha vinto la morte (1 Corinzi 15:54-57; Ebrei 2:14-15; 2 Timoteo 1:10; Apocalisse 1:18). Poiché Cristo vive, i credenti hanno il perdono dei peccati (Efesini 1:7), il potere soprannaturale per una nuova vita (Romani 6:4), una speranza oltre la tomba (1 Tessalonicesi 4:13-14) e la certezza della futura risurrezione (Giovanni 11:25-26).

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