Domanda
Cosa significa che il Figlio è erede di tutte le cose (Ebrei 1:2)?
Risposta
Il libro degli Ebrei fu scritto per i credenti ebrei che erano tentati di ricadere nelle pratiche dell’antica alleanza. L’autore esordisce proclamando l’assoluta supremazia di Gesù Cristo. Spiega che in passato Dio parlò al popolo, ovvero si rivelò agli uomini "molte volte e in vari modi attraverso i profeti" (Ebrei 1:1). Ma ora, "in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha anche creato l’universo" (Ebrei 1:2).
Prima che Gesù venisse sulla terra, Dio comunicava con noi in modo frammentario. Si rivelava attraverso visioni, angeli, eventi soprannaturali e persone. Ma ora, in questi ultimi giorni, Dio ci parla pienamente e definitivamente attraverso il Figlio. Attraverso la Sua vita, morte, risurrezione e ascensione, Gesù ha stabilito la Sua identità e autorità divine (Matteo 28:18).
Ebrei 1:3 afferma: "Il Figlio risplende della gloria di Dio ed è l’immagine stessa del suo carattere; egli sostiene tutte le cose con la potenza della sua parola. Dopo averci purificato dai nostri peccati, si è seduto al posto d’onore alla destra del Dio maestoso nei cieli" (NLT). Il Figlio esiste su un piano di parità con il Padre. Gesù è di gran lunga superiore ai profeti e agli altri servitori di Dio perché, in quanto Figlio di Dio, è il Creatore e il Sostenitore di tutte le cose, nonché il Rivelatore dell’immagine stessa di Dio.
L’autore della Lettera agli Ebrei descrive innanzitutto Gesù come l’"erede di tutte le cose" designato da Dio (Ebrei 1:2). Questa affermazione fornisce un importante chiarimento teologico sulla posizione eterna di Cristo e sulla sua missione redentrice. L’"erede" (klēronomon in greco) era la persona che, per legge, aveva diritto a ereditare il patrimonio di un altro. Nel mondo antico, l’erede — solitamente il figlio primogenito — era colui che possedeva l’autorità del padre ed ereditava i suoi beni (cfr. Matteo 21:38). Definendo Gesù "erede di tutte le cose", la Lettera agli Ebrei riconosce che tutto ciò che il Padre celeste ha pianificato, creato e destinato appartiene in ultima analisi al Figlio. Giovanni Battista testimoniò: "Il Padre ama il Figlio e ha posto ogni cosa nelle sue mani" (Giovanni 3:35; cfr. anche Giovanni 16:15).
L’eredità di Cristo affonda le sue radici nella Sua divina filiazione. Colui che eredita tutte le cose è lo stesso che ha creato tutte le cose. Questa verità trova eco in Giovanni 1:3, dove si afferma che "Dio ha creato ogni cosa per mezzo di lui, e nulla è stato creato se non per mezzo di lui" (Giovanni 1:3, NLT). L’apostolo Paolo afferma: "Poiché in lui sono state create tutte le cose: quelle nei cieli e quelle sulla terra, le visibili e le invisibili, troni, potenze, principati e autorità; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e per lui" (Colossesi 1:16). La creazione stessa fa parte dell’eredità di Cristo.
L’Antico Testamento anticipava questa realtà. Il salmista riporta la promessa del Padre al Messia: "Tu sei mio figlio. Oggi io sono diventato tuo Padre. Chiedimi solo, e ti darò le nazioni come tua eredità, l’intera terra come tuo possesso" (Salmo 2:7-8, NLT). L’autore della Lettera agli Ebrei sembra attingere a questo salmo per mostrare che Gesù è il Re promesso che riceve le nazioni e i confini della terra come suo possesso. In quanto erede di tutte le cose, Gesù Cristo è l’adempimento delle promesse dell’alleanza di Dio nell’Antico Testamento.
L’eredità di Cristo non si limita al mondo fisico. Ebrei 1:2 utilizza il sostantivo greco aiōnas, che significa "universo", "mondi" o "ere". Si riferisce a tutto ciò che esiste ovunque. Gesù è erede di tutti i tempi, di tutti i regni, di tutta la storia e di tutta l’esistenza creata, compreso il visibile e l’invisibile, il terreno e il celeste. Paolo ribadisce questa realtà, dichiarando che Cristo è esaltato "ben al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria o qualsiasi altra cosa, non solo in questo mondo ma anche in quello a venire". Dio ha posto tutte le cose sotto l’autorità di Cristo e lo ha costituito capo su tutte le cose a beneficio della chiesa… resa piena e completa da Cristo, che riempie di sé tutte le cose ovunque" (Efesini 1:21-23, NLT). L’autorità del Figlio è universale e illimitata.
Dal fatto che il Figlio sia erede di tutte le cose scaturisce una verità straordinaria: i credenti partecipano all’eredità del Figlio. Paolo conferma: "E poiché siamo suoi figli, siamo anche suoi eredi. Infatti, insieme a Cristo siamo eredi della gloria di Dio" (Romani 8:17, NLT). Siamo coeredi con Cristo, non in base al nostro merito, ma perché siamo uniti al Figlio. Ciò che Egli riceve, lo condivide generosamente con il suo popolo. Attraverso la morte sacrificale di Cristo sulla croce e il perdono dei peccati, i credenti ricevono l’eredità eterna promessa (cfr. Ebrei 9:15-22). Pietro descrive questa eredità come "inestimabile… custodita in cielo per voi, pura e immacolata, al riparo da ogni cambiamento e degrado" (1 Pietro 1:4, NLT).
Lo status del Figlio come erede di tutte le cose riflette il Suo ruolo divino: Colui che ha plasmato la creazione stessa e la sostiene tutta (Colossesi 1:17) ora è pronto a ricevere e a regnare su tutto ciò che esiste. La storia sta avanzando verso una conclusione stabilita da Dio: il regno eterno di Gesù Cristo su tutta la creazione. "Poiché da lui proviene ogni cosa, per la sua potenza esiste ed è destinata alla sua gloria" (Romani 11:36, NLT). Tutte le cose saranno portate a compimento sotto la Sua autorità (1 Corinzi 15:27-28; Filippesi 2:9-11). La Lettera agli Ebrei inizia con questa verità per radicare i credenti nella supremazia di Cristo e per ricordare loro che la loro fede riposa in Colui che possiede e governa tutte le cose.
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Cosa significa che il Figlio è erede di tutte le cose (Ebrei 1:2)?