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Domanda

Iefte sacrificò sua figlia al Signore?

Risposta


In Giudici 11:30-31, Iefte, un giudice d’Israele, fece un voto avventato: se Dio gli avesse concesso la vittoria nella battaglia imminente, avrebbe sacrificato la prima persona che fosse uscita dalla sua porta al suo ritorno a casa. Iefte uscì vittorioso dalla battaglia contro gli Ammoniti (Giudici 11:32-33). Quando Iefte tornò a casa dopo la battaglia, sua figlia uscì ad accoglierlo (Giudici 11:34). Iefte ne fu sconvolto e dichiarò di aver fatto un voto al Signore che non poteva infrangere (Giudici 11:35). La figlia di Iefte chiese una "proroga" di due mesi, e Iefte acconsentì alla sua richiesta (Giudici 11:36-38). Il brano afferma poi che Iefte "fece di lei come aveva promesso" (Giudici 11:39).

La Bibbia non afferma esplicitamente che Iefte sacrificò sua figlia come olocausto. Poiché sua figlia piangeva il fatto che non si sarebbe mai sposata, anziché piangere la propria imminente morte (Giudici 11:36-37), ciò indica forse che Iefte la consegnò al tabernacolo come serva, anziché sacrificarla. Tuttavia, ancora una volta, Giudici 11:39 sembra indicare che egli abbia effettivamente portato a termine il sacrificio: "Fece di lei come aveva promesso".

In ogni caso, Dio aveva espressamente proibito di offrire sacrifici umani, quindi non era assolutamente volontà di Dio che Jefte sacrificasse sua figlia (Levitico 20:1-5). Geremia 7:31; 19:5 e 32:35 indicano chiaramente che l’idea del sacrificio umano "non è mai nemmeno passata per la mente di Dio". Il racconto di Iefte e di sua figlia ci serve da esempio per non fare voti o giuramenti avventati. Dovrebbe anche fungere da monito per assicurarci che qualsiasi voto facciamo non violi la Parola di Dio.

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