Domanda
Qual è il rapporto tra fede, opere e certezza della salvezza?
Risposta
Noi crediamo nella certezza eterna della salvezza, ovvero che una volta che una persona è rinata per opera di Dio, è salvata per sempre. Gesù dona la "vita eterna" (Giovanni 10:28), non una vita temporanea. Ma spesso ci vengono poste domande relative alla perdita della fede. Come si mantiene la salvezza? Cosa succede se qualcuno ha avuto una fede salvifica in un momento della sua vita, ma in seguito la perde? Le buone opere sono necessarie per sostenere la fede? Siamo davvero al sicuro in Cristo?
Esistono quattro approcci fondamentali alle questioni relative alla fede, alle opere e alla sicurezza. Il primo approccio consiste nell’affermare che per essere salvati è necessario avere fede e continuare a obbedire. Non saprai con certezza di essere salvato finché non morirai e la tua vita non sarà finalmente valutata da Dio. Allora sarai salvato o perduto in base alle tue opere nella vita. Questo è l’insegnamento fondamentale della Chiesa cattolica romana, nonché il pensiero di molti protestanti. Tuttavia, questo approccio non spiega adeguatamente l’insegnamento della Scrittura secondo cui siamo salvati per grazia mediante la fede e che la salvezza è qualcosa che avviene qui e ora, non solo nell’aldilà.
Il secondo approccio al rapporto tra fede, opere e sicurezza afferma che si è salvati per fede, escludendo le opere. Secondo questa linea di pensiero, se professi la fede in Cristo e successivamente rinneghi la tua fede o commetti un peccato grave, sei comunque salvato, perché sei salvato indipendentemente da ciò che fai. Questo approccio, talvolta chiamato “facile credulità”, non prende sul serio gli avvertimenti delle Scritture che sottolineano la santità personale e la fede duratura.
Il terzo approccio alla fede, alle opere e alla sicurezza afferma che si è salvati per fede, ma che in qualche modo si deve mantenere la propria salvezza attraverso una combinazione di fede e opere — o almeno si deve evitare il peccato flagrante e impenitente. In altre parole, si può essere salvati, giustificati, rinati, adottati nella famiglia di Dio e abitati dallo Spirito Santo, eppure cadere e alla fine perdersi. Sebbene questo approccio prenda sul serio gli avvertimenti delle Scritture contro il peccato, non tiene comunque adeguatamente conto dei numerosi passaggi che parlano della certezza della salvezza, per non parlare del fatto che siamo salvati indipendentemente dalle nostre opere.
L’ultimo approccio alla fede, alle opere e alla sicurezza afferma che si è salvati per fede in base al merito di Gesù Cristo che è morto per noi. In un grande scambio, il nostro peccato è stato posto su Cristo, e la Sua giustizia è stata posta su di noi. Il risultato della rinascita e dell’abitare in te dello Spirito di Dio è che Egli inizia a cambiarti dall’interno verso l’esterno. Il tuo cambiamento interiore diventa visibile all’esterno attraverso una fede continua e una crescente obbedienza. Se professi fede in Cristo ma non offri alcuna prova di una vita cambiata, abbiamo buoni motivi per sospettare che la tua professione iniziale possa non essere stata genuina (Matteo 7:21).
Il primo approccio fallisce perché aggiunge le opere alla fede come mezzo di salvezza e nega la sicurezza. Il secondo approccio fallisce perché ignora la necessità di una vita trasformata (vedi Efesini 1:4). Il terzo approccio fallisce perché pone su di noi il dovere di mantenere la salvezza invece che su Cristo, a cui spetta (vedi Galati 1:1-3). Il quarto e ultimo approccio è biblico. Siamo salvati per fede, non per le nostre buone opere (Efesini 2:8-9), eppure siamo salvati per compiere buone opere (Efesini 2:10).
Molte persone parlano di sicurezza eterna. Il vecchio termine riformato è perseveranza dei santi. Noi perseveriamo perché il Dio che salva il credente è anche il Dio che lo tiene al sicuro e gli permette di continuare nella fede e nelle buone opere (Filippesi 1:6).
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