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Domanda

Che cosa significa, in ambito teologico, affermare che un insegnamento o un evento è "extra-biblico"?

Risposta


Il termine "extrabiblico" indica ciò che è "al di fuori della Bibbia" o "oltre la Bibbia". Qualsiasi scritto non compreso nel canone biblico viene definito extrabiblico. L’espressione "non canonico" è simile e descrive i libri extrabiblici che rimangono "al di fuori" del canone delle Scritture.

Le fonti extrabibliche presentano vari gradi di affidabilità. La Bibbia è autorevole, ma qualsiasi idea, principio o dottrina che provenga da una fonte extrabiblica non lo è. I racconti storici della Bibbia sono infallibili e quindi assolutamente affidabili; le storie extrabibliche possono essere molto accurate ma, non essendo canoniche, possono contenere errori.

È opportuno tenere presente la distinzione tra ciò che è biblico e ciò che è extrabiblico. Se qualcuno afferma: "Dio desidera che amiate il vostro prossimo come voi stessi", possiamo verificare rapidamente nella Bibbia e constatare che l’affermazione è pienamente biblica (Marco 12:33; Giacomo 2:8). Siamo tenuti ad amare il nostro prossimo. Tuttavia, se qualcuno affermasse: "Dio vuole che indossiate il rosso il venerdì", potremo consultare la Bibbia dall’inizio alla fine senza trovare alcun sostegno a tale affermazione. Siamo liberi di indossare il rosso il venerdì, ma siamo altrettanto liberi di ignorare questa regola, poiché essa va oltre ciò che la Scrittura ci insegna.

A volte ci imbattiamo in idee che possono essere vere o meno, ma che non si trovano esplicitamente nella Bibbia: l’idea dei tre Magi, ad esempio, è extrabiblica (la Bibbia non specifica mai quanti Magi si recarono a vedere Gesù in Matteo 2). Analogamente, il concetto dei sette peccati capitali è extrabiblico, poiché deriva dalla tradizione cattolica e non è esplicitamente riportato nelle Scritture. Frasi fatte come "moderazione in tutte le cose", "la pulizia è vicina alla santità" e "aiutati che il Ciel ti aiuta" possono contenere un fondo di verità, ma rimangono comunque extrabibliche.

Il termine "extrabiblico" indica generalmente quei materiali di riferimento o quelle fonti che non fanno parte del canone biblico riconosciuto dall’intera cristianità. Tuttavia, esso può anche indicare scritti che non rientrano nel canone autorevole di una specifica tradizione o comunità cristiana. Ad esempio, le Chiese protestanti considerano i libri deuterocanonici come extrabiblici, benché altre tradizioni cristiane li accolgano come autorevoli.

Diversi tipi di scritti sono considerati extrabiblici. I testi antichi, come quelli degli storici Flavio Giuseppe ed Eusebio di Cesarea, sono extrabiblici: forniscono informazioni culturali e contestuali su alcune parti delle Scritture, ma le storie secolari in sé non sono ispirate.

I vangeli non canonici, noti anche come vangeli apocrifi, non sono inclusi nel canone del Nuovo Testamento né compaiono in alcuna delle antiche Bibbie. Molti di questi scritti sono pseudonimi, ossia sono stati deliberatamente redatti sotto falso nome. Tra essi si ricordano il Vangelo di Andrea, il Vangelo di Bartolomeo e il Vangelo di Barnaba. Numerosi altri, pur citati nelle fonti storiche, sono oggi andati perduti. Quelli che sono giunti fino a noi possono offrire un certo valore storico o contestuale, ma rimangono extrabiblici – e, in molti casi, eretici – e non sono mai stati ampiamente riconosciuti come autorevoli dalla Chiesa primitiva.

Un altro esempio di letteratura extrabiblica è costituito dagli pseudepigrafi, un gruppo di antichi scritti redatti nella seconda parte del periodo dell’Antico Testamento, principalmente tra il 200 a.C. e il 200 d.C. Anche queste opere sono di natura pseudonima. Sebbene possano essere utili per studi di approfondimento, sono considerate non canoniche o extrabibliche da quasi tutti i gruppi cristiani.

I libri deuterocanonici comprendono gli apocrifi dell’Antico Testamento, spesso chiamati semplicemente "gli apocrifi". A differenza degli pseudepigrafi, questi libri sono inclusi nell’Antico Testamento delle antiche Bibbie greche e latine, ma non nel testo masoretico della Bibbia ebraica. Questi scritti furono composti principalmente nel periodo compreso tra la conclusione dei libri unanimemente riconosciuti dell’Antico Testamento e la redazione del Nuovo Testamento. Essi comprendono 1 Esdra, 2 Esdra, Tobia, Giuditta, Sapienza di Salomone, Siracide (o Ecclesiastico), Baruch, la Lettera di Geremia, la Preghiera di Manasse, 1 Maccabei e 2 Maccabei, oltre alle aggiunte ai libri di Ester e Daniele. Essendo scritti extrabiblici, gli apocrifi contengono dottrine non presenti nel Canone ebraico, quali la preghiera per i defunti, la richiesta di preghiere ai santi in Cielo, l’adorazione degli angeli e l’elemosina come espiazione dei peccati.

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