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Domanda

Cosa significa esaminare se stessi (1 Corinzi 11:28)?

Risposta


La Prima Lettera ai Corinzi è una lettera correttiva e istruttiva di Paolo alla chiesa di Corinto. Una delle questioni affrontate da Paolo è il modo in cui i fedeli celebravano la comunione. Spesso la comunione era accompagnata da una "festa dell’amore", ovvero un pasto di comunione fraterna, il che significa che la comunione era più un "evento" di quanto non lo sia oggi in molte chiese. 1 Corinzi 11:17-34 indica che alcuni si rimpinzavano durante la festa mentre altri rimanevano affamati. Alcuni si ubriacavano persino. Le persone non si aspettavano a vicenda, né condividevano adeguatamente le provviste: mangiavano il cibo che avevano portato da sé e, se qualcuno non poteva portare molto, ne faceva a meno. La separazione tra ricchi e poveri era evidente.

A causa dell’ingiustizia e della gola che circondavano la comunione, Paolo afferma che in realtà non stavano nemmeno consumando la Cena del Signore (versetto 20). La gente non trattava la comunione come un sacramento sacro istituito da Gesù. Invece di ricordare alle persone il sacrificio di Gesù, la comunione era diventata un mezzo di auto-gratificazione, alimentando le divisioni tra i cristiani di Corinto. Dopo aver descritto la situazione e spiegato come dovrebbe essere la comunione, Paolo scrive: "Chiunque dunque mangi il pane o beva il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole di peccare contro il corpo e il sangue del Signore. Ognuno esamini se stesso prima di mangiare il pane e bere dal calice. Chi mangia e beve senza discernere il corpo di Cristo, mangia e beve la propria condanna" (1 Corinzi 11:27-29).

Paolo sta essenzialmente chiedendo alle persone di fare un’"autovalutazione del cuore" prima della comunione. I loro cuori sono nel posto giusto? Stanno consumando il pasto per ricordare il sacrificio di Cristo e per partecipare alla vita della comunità? Sono divisi tra loro o uniti in Cristo? Stanno davvero partecipando alla comunione, o stanno semplicemente soddisfacendo egoisticamente i propri appetiti?

Molte chiese oggi precedono la distribuzione degli elementi con due avvertimenti: 1) Non prendete la comunione a meno che non siate seguaci di Cristo. È una cosa troppo preziosa per essere trattata come un rituale religioso privo di significato; e 2) Assicuratevi di essere in regola con Dio riguardo a eventuali peccati non confessati o aspetti della vostra vita non ancora affidati a Lui. In altre parole, fate un "esame di coscienza". È importante notare qui che essere "in regola" non implica la perfezione. Paolo scrisse in 1 Corinzi 11:31-32 che dobbiamo giudicare noi stessi in modo appropriato e permettere al Signore di disciplinarci e santificarci. Dovremmo avere l’atteggiamento del salmista quando pregava: "Perdona le mie colpe nascoste" (Salmo 19:12).

In sostanza, quando i pastori introducono la comunione con istruzioni a riflettere sul significato del sacramento e a confessare i propri peccati, stanno chiedendo alla congregazione di esaminare se stessa. Sanno cosa significa la comunione e la ricevono con questo intento? Stanno davvero mettendo in pratica la loro fede e vivendo in un rapporto attivo con Dio, permettendoGli di compiere la Sua opera santificatrice nelle loro vite? Se sì, la comunione è una celebrazione solenne di Cristo e della Sua chiesa. In caso contrario, ridicolizziamo il sacramento.

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