7 Il cristiano ha una doppia natura?

Il cristiano ha una doppia natura?


Domanda: "Il cristiano ha una doppia natura?"

Risposta:
Il primo problema che si presenta con questa domanda è di natura semantica. Ad esempio, molti preferiscono "natura del peccato" ed altri "natura peccatrice"; altri ancora preferiscono il termine ambiguo "carne". Qualunque sia il nome specifico usato per le parti in lotta, ciò che è rilevante è che nel cristiano infuria una battaglia continua.

Il secondo problema è la vera definizione di "natura". Il modo in cui questa parola significativa viene definita, determina la maniera in cui vediamo la distinzione tra "l'uomo vecchio" e "l'uomo nuovo" ed il risultato di ciò nella vita di un cristiano. Un modo di vedere la "natura" è come una "capacità" nel credente. Dunque, l'uomo vecchio è interpretato come il modo di vivere passato, quello di un non credente. In questo senso, il cristiano ha due capacità contrapposte in sé: la capacità vecchia di peccare e la nuova capacità di resistere al peccato. Il non credente non ha questa lotta dentro di sé; egli non ha la capacità di vivere una vita pia perché ha solamente la natura del peccato. Ciò non significa che non possa fare "opere buone", ma la sua motivazione per tali opere è sempre macchiata dalla peccaminosità. Inoltre, egli non può resistere al peccato perché non ha la capacità di non peccare.

Il credente, d'altra parte, ha la capacità di essere santo, perché lo Spirito di Dio vive in lui. Egli ha ancora la capacità di peccare, ma adesso ha anche l'abilità di resistere al peccato e, cosa ancora più importante, il desiderio di resistere e vivere in modo santo. Quando Cristo fu crocifisso, l'uomo vecchio fu crocifisso con Lui, con la conseguenza che il cristiano non è più schiavo del peccato (Romani 6:6). "E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia" (Romani 6:18).

Al momento della conversione, il cristiano riceve una nuova natura. È un processo immediato. La santificazione, d'altra parte, è il processo per mezzo del quale Dio sviluppa la nostra nuova natura, permettendoci di crescere in maggiore santità, con il passare del tempo. Si tratta di un processo continuo, con molte vittorie e molte sconfitte, mentre la nuova natura lotta contro la "tenda" nella quale risiede: il vecchio uomo, la vecchia natura, la carne.

Nella Lettera ai Romani 7, Paolo spiega la battaglia che infuria continuamente persino nelle persone più spiritualmente mature. Si lamenta di fare quel che non vuole fare e, addirittura, fa il male che detesta. Dice che questa è la conseguenza del "peccato che abita in me" (Romani 7:20). Egli si diletta nella legge di Dio secondo il suo "uomo interiore," ma vede un'altra legge all'opera "nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra" (v. 23). Ecco un classico esempio delle due entità, qualunque termine si usi. Il punto è che la battaglia è reale, ed è una battaglia che i cristiani combatteranno nel corso di tutte le loro vite.

Ecco perché i credenti vengono incoraggiati a fare morire le opere del corpo (Romani 8:13), a fare morire ciò che fa peccare un cristiano (Colossesi 3:5), a mettere da parte peccati come la rabbia, l'ira, la malizia, ecc. (Colossesi 3:8). Tutto ciò significa che il cristiano ha una doppia natura (la vecchia e la nuova), ma la nuova natura necessita di rigenerazione costante (Colossesi 3:10). Questa rigenerazione, naturalmente, è un processo che dura per tutta la vita del cristiano. Nonostante la battaglia contro il peccato sia costante, non siamo più controllati da esso (Romani 6:6). Il credente è realmente una "nuova creazione" in Cristo (2 Corinzi 5:17), ed è Cristo che, alla fine, "mi libererà da questo corpo di morte […] Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesú Cristo […]" (Romani 7:24–25).

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