Domanda
Che cos'è il dioteletismo?
Risposta
Il dioteletismo è una dottrina teologica che occupa un posto centrale nella storia del pensiero cristiano. Il termine deriva dalle parole greche dyo (“due”) e thelema (“volontà”). Esso afferma che nella persona di Gesù Cristo coesistono due volontà: una divina e una umana. Uno dei primi difensori di questa dottrina fu Massimo il Confessore (580-662 d.C.).
Per comprendere appieno il dioteletismo, è essenziale riconoscerne il ruolo all’interno dei più ampi dibattiti cristologici della Chiesa primitiva. Questi dibattiti vertevano su come comprendere correttamente la natura di Gesù Cristo, in particolare su come la Sua divinità e la Sua umanità potessero coesistere. Il Concilio di Calcedonia del 451 d.C. stabilì la dottrina dell’unione ipostatica, affermando che Gesù Cristo è una sola persona con due nature: pienamente divina e pienamente umana. Tuttavia, la questione di come queste due nature interagissero all’interno della persona di Cristo, in particolare per quanto riguarda la Sua volontà e la Sua opera, rimase oggetto di un intenso dibattito teologico.
Il dioteletismo emerse come risposta a una dottrina concorrente nota come monoteletismo, che sosteneva che Cristo avesse una sola volontà: quella divina. Il monoteletismo sorse nel VII secolo per conciliare la definizione calcedoniana di Cristo con le preoccupazioni relative alla salvaguardia dell’unità della Sua persona. I sostenitori del monotelismo sostenevano che avere due volontà in Cristo avrebbe implicato una divisione all’interno della Sua persona, cosa che a loro avviso avrebbe minato l’unità del Suo essere. Essi suggerivano che la volontà umana di Cristo fosse effettivamente sussunta o assorbita nella Sua volontà divina, dando luogo a una volontà unificata.
Gli oppositori del monotelismo, che sostenevano il diotelismo, sostenevano che questa visione compromettesse la piena umanità di Cristo. Essi sostenevano che Egli non potesse essere pienamente umano se privo di una volontà umana. Poiché la volontà è un aspetto fondamentale della natura umana, negare a Cristo una volontà umana avrebbe significato negare la completezza della Sua umanità. Tale negazione avrebbe avuto profonde implicazioni sulla dottrina della salvezza, poiché la Chiesa riteneva che ciò che non è assunto da Cristo nell’Incarnazione non possa essere redento. Pertanto, Cristo doveva assumere una natura umana completa, compresa una volontà umana, per redimere l’umanità.
La dottrina del dioteletismo fu formalmente affermata al Terzo Concilio di Costantinopoli (il Sesto Concilio Ecumenico) nel 681 d.C. Questo concilio dichiarò che nell’unica persona di Cristo vi sono due volontà distinte ma armoniose: una divina e una umana. La definizione del concilio affermava: "Noi proclamiamo ugualmente due volontà naturali in Lui e due operazioni naturali in modo indivisibile, inconvertibile, inseparabile, inconfuso; e queste due volontà naturali non sono contrarie l’una all’altra, Dio non voglia, come affermano gli eretici empì, ma la Sua volontà umana segue, e ciò non come resistenza o riluttanza, ma piuttosto come soggetta alla Sua volontà divina e onnipotente".
Questa affermazione delle due volontà in Cristo è significativa per diversi motivi. In primo luogo, salvaguarda l’integrità della natura umana di Cristo. Affermando che Cristo possiede una volontà umana distinta dalla Sua volontà divina, il dioteletismo sostiene la convinzione che Gesù sia pienamente umano, provando emozioni, facendo scelte e affrontando lotte umane. Ciò si vede nella Sua preghiera nel Giardino del Getsemani, dove Egli dice al Padre: "Non la mia volontà, ma la tua sia fatta" (Luca 22:42, ESV). Questa preghiera dimostra l’esistenza di una volontà umana che è distinta dalla volontà divina del Padre, ma ad essa obbediente.
In secondo luogo, il dioteletismo rafforza la comprensione dell’Incarnazione come vera unione di Dio e dell’uomo. La dottrina sottolinea che, sebbene le volontà divina e umana di Cristo siano distinte, non sono in conflitto. Al contrario, la Sua volontà umana è perfettamente allineata con quella del Padre, dimostrando una perfetta obbedienza che era cruciale per la redenzione dell’umanità (Filippesi 2:8).
Le implicazioni del dioteletismo per la teologia cristiana sono profonde. Esso garantisce che l’Incarnazione sia intesa come un’unione accurata e completa di divinità e umanità. La dottrina afferma che Gesù ha partecipato pienamente alla vita umana pur rimanendo pienamente divino, mantenendo l’esistenza distinta ma armoniosa di due volontà in Cristo. Questa dualità è essenziale per comprendere la salvezza, affermando che Cristo, in quanto pienamente Dio e uomo, è l’unico qualificato a mediare tra Dio e l’umanità.
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