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Domanda

Cosa significa che noi confermiamo la legge (Romani 3:31)?

Risposta


Il libro dei Romani affronta il rapporto tra ebrei e gentili nel contesto del Vangelo. Nei primi capitoli, l’apostolo Paolo si concentra sull’universalità del peccato, sull’inadeguatezza della legge a salvare e sulla dottrina della giustificazione per fede. Pur insegnando che i credenti sono giustificati per sola fede (Romani 3:21-31), Paolo fa questa affermazione fondamentale: "Noi infatti riteniamo che l’uomo sia giustificato per fede, indipendentemente dalle opere della legge" (versetto 28). Tuttavia, per evitare che i lettori fraintendano, Paolo chiarisce: "Annulliamo dunque la legge mediante la fede? Certamente no! Al contrario, confermiamo la legge" (Romani 3:31, NKJV).

Già ai tempi di Paolo esisteva un malinteso tra i credenti, che persiste ancora oggi. Alcuni suppongono che, se la giustificazione (e la salvezza) derivano dalla fede e non dall’osservanza della legge, allora la legge morale perda importanza, rendendola obsoleta o irrilevante. Paolo voleva che i suoi lettori capissero che la fede non annulla né rende vana la legge, ma anzi la rafforza. Il verbo greco (histanomen) tradotto con "noi confermiamo" in Romani 3:31 deriva da un verbo che significa "confermare o affermare la validità giuridica; sostenere; resistere; rendere saldo". La NLT traduce l’affermazione di Paolo in questo modo: "Ebbene, se poniamo l’accento sulla fede, significa forse che possiamo dimenticarci della legge? Certo che no! Anzi, è solo quando abbiamo fede che adempiamo veramente la legge" (Romani 3:31, NLT).

La salvezza "per grazia mediante la fede" (cfr. Efesini 2:8-9; Galati 2:16) conferma la legge in diversi modi: in primo luogo, attraverso il perfetto adempimento da parte di Gesù Cristo dei requisiti della legge e la Sua morte sacrificale per espiare le sue pene.

Dio ha mandato Suo Figlio, "nato da donna, nato sotto la legge" (Galati 4:4). Gesù venne per adempiere la legge in ogni suo aspetto (Matteo 5:17; Romani 10:4). Paolo afferma: "Prima che la via della fede in Cristo fosse a nostra disposizione, eravamo tenuti sotto custodia dalla legge. Eravamo tenuti in custodia protettiva, per così dire, finché non fosse stata rivelata la via della fede... La legge era la nostra custode fino all’arrivo di Cristo; ci proteggeva finché non fossimo stati riconciliati con Dio mediante la fede" (Galati 3:23-24, NLT).

Gesù ha dato la Sua vita sulla croce per soddisfare i requisiti della legge e porre fine al dominio del peccato sull’umanità (cfr. Romani 8:3-4; cfr. anche 2 Corinzi 5:21; Colossesi 2:14; Ebrei 9:15). Egli ha subito la punizione che noi meritavamo secondo la legge per i nostri peccati: "Cristo ci ha liberati dalla maledizione pronunciata dalla legge. Quando fu appeso alla croce, prese su di sé la maledizione per le nostre trasgressioni" (Galati 3:13, NLT).

In secondo luogo, "affermiamo la legge" attraverso l’opera dello Spirito Santo che incide la legge di Dio nei nostri cuori. Citando Geremia 31:31-34, l’autore della Lettera agli Ebrei scrive: "Metterò le mie leggi nelle loro menti e le scriverò nei loro cuori. Io sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo" (Ebrei 8:10; cfr. anche Ebrei 10:16; 2 Corinzi 3:3). Attraverso la fede in Gesù, lo Spirito di Dio che dimora in noi ci rende capaci di dire, come Paolo e il salmista: "Infatti, nel mio intimo, mi diletto nella legge di Dio" (Romani 7:22; cfr. Salmo 1:2; Salmo 119:35).

Una volta che riponiamo la nostra fiducia in Cristo per la salvezza, la legge non ci condanna più a una vita di peccato e di morte. Al contrario, siamo resi liberi per essere guidati dalla presenza vivificante dello Spirito Santo (cfr. Romani 8:2). La nostra fede non ci rende senza legge; al contrario, produce in noi una nuova obbedienza. Abbiamo il desiderio di seguire la legge di Dio, che nasce dall’amore e dalla gratitudine, piuttosto che dalla paura della punizione o dal semplice rispetto delle regole.

In terzo luogo, "adempiamo la legge" attraverso il discepolato cristiano, ovvero la nostra adesione volontaria alla legge come guida per una vita devota, non come mezzo di giustificazione (cfr. Matteo 28:19-20; Luca 9:23-24; Romani 13:1-7; 1 Pietro 2:13-17; Tito 3:1). Gesù disse: "Se mi amate, osservate i miei comandamenti" (Giovanni 14:15). Molti degli aspetti cerimoniali o civili della Legge mosaica non sono più necessari né vincolanti, ma le leggi morali — gli standard etici radicati nel carattere di Dio — rimangono valide e sono stabilite attraverso la fede. Ad esempio, la fede non elimina l’obbligo morale di amare Dio e il prossimo (cfr. Matteo 22:36-40), ma ci permette di mettere in pratica questi comandamenti con nuova forza e motivazione. In questo senso, la nostra fede conferma la legge.

La legge rivela il peccato, stabilisce uno standard di giustizia e mette in luce il bisogno di grazia dell’umanità. Cristo, attraverso la Sua obbedienza e il Suo sacrificio, ha adempiuto i giusti requisiti della legge (Romani 8:4). Attraverso la fede in Gesù, i credenti ricevono la giustizia di Dio che la legge esige, non per mezzo delle opere, ma come dono di grazia (2 Corinzi 5:21; Romani 3:21-22; Filippesi 3:9). Pertanto, la fede non mette da parte i requisiti della legge, ma li conferma in Cristo.

Lungi dall’annullare la legge di Dio, la fede in Cristo ne afferma il ruolo proprio: indicare Cristo, rivelare il peccato e guidare i credenti verso una vita retta. La legge non è nostra avversaria, ma nostra alleata: mette in luce il nostro bisogno di Dio e della Sua grazia. Attraverso la Sua grazia, siamo resi capaci di adempiere al vero intento della legge. Per i cristiani di oggi, la fede non dovrebbe condurre né all’illegalità né al legalismo, ma a una vita trasformata in cui radichiamo la legge nel cuore, nella mente e nella devozione quotidiana a Cristo.

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