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Domanda

In che modo gli Israeliti praticavano l’astinenza in Levitico 23:27?

Risposta


Levitico 23:27 recita: "Il decimo giorno di questo settimo mese è il Giorno dell’Espiazione. Convocate un’assemblea sacra, praticate l’umiliazione e presentate un’offerta di cibo al Signore". Quindi, durante lo Yom Kippur, il popolo d’Israele doveva "praticare l’umiliazione" come parte della sacra osservanza.

La frase ebraica qui riportata può essere tradotta letteralmente con "umilierete le vostre anime". Lo stesso comando si trova in Levitico 16:29 ed è stato tradizionalmente interpretato come un riferimento al digiuno o all’astensione dal cibo in questo giorno. Tuttavia, la "renuncia" potrebbe aver riguardato più del semplice cibo. Nella Mishnah, un’antica raccolta di tradizioni ebraiche, il Giorno dell’Espiazione proibiva il cibo e le bevande, il bagno, l’uso di olio per idratare la pelle, l’indossare sandali e i rapporti sessuali.

Nel giudaismo moderno, il Giorno dell’Espiazione cade il decimo giorno del settimo mese del calendario ebraico ed è considerato uno dei due digiuni principali (l’altro è Tisha B’Av). Esistono anche cinque giorni di digiuno minori, per un totale di sette digiuni nella tradizione ebraica moderna. Tuttavia, il Giorno dell’Espiazione è l’unico giorno in cui l’Antico Testamento comandava il digiuno (o l’umiliazione dell’anima).

Levitico 23:28-32 offre ulteriori approfondimenti su come gli ebrei praticassero l’astinenza nel Giorno dell’Espiazione: "Non compiate alcun lavoro in quel giorno, poiché è il Giorno dell’Espiazione, in cui si compie l’espiazione per voi davanti al Signore vostro Dio. Chiunque non si astenga in quel giorno sarà eliminato dal suo popolo. Io distruggerò di mezzo al suo popolo chiunque compia un lavoro in quel giorno. Non farete alcun lavoro. Questa sarà una norma perpetua per le generazioni future, ovunque viviate. È per voi un giorno di riposo sabbatico, e dovrete praticare l’astinenza. Dalla sera del nono giorno del mese fino alla sera seguente osserverete il vostro sabato".

Qui troviamo un’enfasi su 1) il non svolgere alcun tipo di lavoro, 2) l’espiazione, e 3) l’essere "esclusi" per aver disobbedito a questo comando. Si trattava di un comandamento permanente; ogni Giorno dell’Espiazione doveva essere un giorno di digiuno e di riposo. Il Giorno dell’Espiazione era anche l’unico giorno all’anno in cui il sommo sacerdote poteva entrare nel Santo dei Santi.

Numeri 29:7-11 fornisce ulteriori istruzioni per il Giorno dell’Espiazione: "Il decimo giorno di questo settimo mese convocate un’assemblea sacra. Dovrete astenervi da ogni attività e non svolgere alcun lavoro. Presentate come aroma gradito al Signore un olocausto composto da un giovane toro, un montone e sette agnelli maschi di un anno, tutti senza difetti. Con il vitello offrite un’offerta di cereali pari a tre decimi di efa di farina finissima mescolata con olio; con l’ariete, due decimi; e con ciascuno dei sette agnelli, un decimo. Aggiungete un capro come sacrificio espiatorio, oltre al sacrificio espiatorio per l’espiazione e all’olocausto ordinario con la sua offerta di cereali, e alle loro libagioni".

Questo Giorno dell’Espiazione era la festa più solenne dell’anno, considerata il "Sabbato dei Sabbati", poiché in quel giorno non si svolgeva alcun lavoro. Umiliare la propria anima comportava probabilmente sia il digiuno dal cibo che dall’attività lavorativa, consentendo al popolo di Dio di concentrarsi sull’adorazione del Signore attraverso le offerte sacrificali e l’espiazione del peccato.

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