Domanda
Chi era Mary Slessor?
Risposta
Mary Mitchell Slessor (1848-1915) fu una missionaria presbiteriana scozzese in Africa occidentale. Si batté per migliorare le condizioni delle donne e lavorò instancabilmente per proteggere i bambini del posto. Tra i suoi risultati più significativi vi fu la fine della pratica tribale abusiva dell’infanticidio dei gemelli. Fin da giovane, Mary Slessor sviluppò una resilienza e una determinazione che avrebbero alimentato il suo percorso di vita come una delle prime missionarie single a lasciare un’impronta significativa e duratura.
Mary nacque in un sobborgo di Aberdeen, in Scozia, da genitori della classe operaia, Robert e Mary Slessor. Le difficoltà economiche dovute all’alcolismo del padre e alla conseguente disoccupazione costrinsero la famiglia a trasferirsi nella città industrializzata di Dundee, dove, dall’età di undici anni, Mary lavorò per lunghe giornate insieme ai genitori e al fratello maggiore nelle fabbriche tessili. La famiglia, composta da nove persone, viveva in un monolocale in un caseggiato popolare. Come altri bambini lavoratori dell’epoca, Mary ricevette un’istruzione limitata presso la scuola part-time della fabbrica, studiando dopo la fine del turno. Appassionata lettrice, teneva i libri aperti sulla sua postazione di tessitura e li divorava mentre lavorava.
La madre di Mary, una donna devota, frequentava assiduamente con i figli la Chiesa Presbiteriana Libera Unita di Wishart. Mary accettò Gesù Cristo come suo Salvatore quando era ancora una ragazzina e ben presto rimase affascinata e ispirata dalle storie di persone come il famoso esploratore e missionario David Livingstone. Grazie al suo senso dell’umorismo, alla sua sincera empatia e alla sua indole semplice e alla mano, Mary divenne una popolare insegnante della scuola domenicale. Si assunse il compito di evangelizzare i bambini svantaggiati vicini e lontani nelle zone periferiche della sua città.
Nel 1876, Mary Slessor presentò domanda e fu ammessa allo Scottish Presbyterian Foreign Missions Board. Dopo soli tre mesi di formazione a Edimburgo, la ventottenne Mary salpò alla volta di Duke Town a Calabar, vicino alla costa sud-orientale dell’odierna Nigeria.
Appena arrivata, Mary non perse tempo e iniziò subito a occuparsi dei bambini del posto e a prestare servizio nell’ambulatorio del complesso missionario. Si dedicò inoltre all’apprendimento della lingua locale del popolo Efik. La malaria costrinse Slessor a tornare in Scozia per riprendersi, ma l’anno successivo tornò a Calabar. Ben presto, Mary si adattò al clima e alla cultura del luogo, mangiando ciò che mangiavano gli abitanti del posto, tagliandosi i capelli corti e abbandonando gli abiti vittoriani poco pratici che la maggior parte dei missionari europei indossava ancora.
La giovane donna, minuta, dai capelli rossi e dagli occhi azzurri, era impavida di fronte a molti pericoli fisici e spirituali. Si trasferì nell’entroterra, nel pericoloso distretto di Okoyong, dove pochi missionari osavano avventurarsi. Il coraggio di Slessor, le sue competenze mediche, la padronanza della lingua e lo straordinario senso dell’umorismo finirono per conquistare il rispetto e la fiducia dei capi tribali locali e della loro gente. Era così rispettata e influente che nel 1892 fu nominata prima vice-console britannica, diventando così la principale responsabile dell’ordine pubblico in quella zona. Gli anziani locali le diedero il soprannome di "Eka Kpukpru Owo", che significa "Madre di tutto il popolo".
Nel 1891 stava quasi per sposarsi quando il missionario scozzese Charles Watt Morrison le fece la proposta di matrimonio. Lui era più giovane di Mary di diciassette anni e prestava servizio come insegnante a Duke Town. Mary affidò la questione nelle mani di Dio, pregando: "Se è per la Sua gloria e a vantaggio della Sua causa che un’altra persona vi si unisca, ne sarò grata. In caso contrario, cercherò comunque di essere grata, poiché Lui sa cosa è meglio" (www.ligonier.org/learn/articles/missionary-mary-slessor, consultato il 20/11/23). Il consiglio missionario rifiutò di approvare la richiesta della coppia perché Slessor e Morrison avevano stabilito che Morrison avrebbe raggiunto Slessor a Okoyong. I due sciolsero il fidanzamento.
Gran parte del ministero di Mary fu dedicato all’insegnamento alle donne indigene e ad aiutarle a superare le loro condizioni di oppressione. Slessor si impegnò a fondo per porre fine a molte crudeli usanze locali, come il cannibalismo e l’uccisione delle vedove alla morte dei mariti. Pregò: "Signore, il compito è impossibile per me ma non per Te. Indicami la via e io Ti seguirò. Perché dovrei temere? Sono in missione reale. Sono al servizio del Re dei Re" (https://landmarkevents.org/assets/email/2019/01-14-history-highlight/, consultato il 18/11/23). La sua dedizione più ardente fu quella di porre fine alla pratica superstiziosa di uccidere i gemelli. Alla fine riuscì a far dichiarare illegale tale usanza dal capo locale.
Nei suoi quasi quattro decenni in Africa, Mary Slessor salvò e adottò decine di bambini nigeriani che erano stati abbandonati e lasciati a morire. Come il suo eroe David Livingstone, Mary Slessor contribuì ad aprire la strada al commercio e al Cristianesimo in Africa, incoraggiando il commercio legittimo e opponendosi alla tratta di esseri umani, alla violenza, al traffico di droga e alla schiavitù. Nel 1895 fondò il famoso Hope Waddell Institute, dove gli africani potevano ricevere una formazione in ambito medico e in altre professioni. Il popolo di lingua efik, tra cui Mary viveva, prosperò fino a diventare uno dei gruppi cristiani più evangelici dell’Africa.
Nel 1915, indebolita da episodi di febbre, dissenteria e artrite reumatoide debilitante, Mary Slessor morì nel villaggio di Use all’età di 67 anni. Fu sepolta a Duke Town e, secondo una fonte, il suo funerale fu accompagnato dal "corteo più grandioso che l’Africa occidentale avesse mai visto" (https://historyswomen.com/women-of-faith/mary-slessor/, consultato il 18/11/23).
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