Domanda
Chi era Giona nella Bibbia?
Risposta
Orgoglioso, testardo, disobbediente, infedele, brontolone e, nel complesso, un vecchio burbero dal carattere irascibile e scontroso: questo era Giona, il cui nome significa "colomba"! Giona era figlio di Amittai, originario di Gath-hepher nella tribù di Zabulon (chiamata Gittah-hepher in Giosuè 19:10-13). Fu il primo dei profeti e, nell’Antico Testamento, occupò un posto subito dopo Eliseo. La storia di Giona è raccontata nel breve (appena 48 versetti) ma potente libro di Giona.
Quando Dio chiamò Giona affinché andasse ad avvertire i violenti e empì Niniviti della loro imminente rovina, tutto il suo orgoglio di essere un ebreo — e quindi particolarmente favorito dall’Onnipotente (così pensava, senza dubbio insieme a molti altri del suo popolo) — si ribellò. I pagani, per lui, erano la peggiore feccia umana, non degni nemmeno di inquinare la buona terra vivendoci sopra. Erano gli "intoccabili", ed era impensabile che Dio potesse interessarsi a loro. Pertanto, non essendo tipo da sopportare ciò che non gli andava a genio, fuggì a Giaffa e si procurò un posto su una nave diretta a Tarsis, che si trovava nella direzione opposta a Ninive.
Un padre umano probabilmente si sarebbe scrollato di dosso Giona con disgusto e avrebbe trovato qualcun altro più disposto a portare il suo messaggio a Ninive, ma non così il nostro Padre Celeste. Se Dio ha uno scopo per qualcuno, allora, essendo i doni e la chiamata di Dio irrevocabili, Egli o realizzerà il Suo scopo, oppure semplicemente passerà sopra di lui per compiere ciò che ha predestinato (Isaia 46:9-10). Dio si abbatté su Giona con tutta la Sua forza, scatenando una violenta tempesta che minacciò la sicurezza della sua nave e del suo equipaggio, così che l’indignazione di questi ultimi per il suo russare beato mentre erano in pericolo pose ben presto fine alla sua soddisfazione. Questo brusco risveglio fece anche capire a Giona che, lungi dall’essere un "astuto fuggitivo", era seguito dall’Onnipotente. Non gli restava altro da fare che confessare ciò che stava tramando e dire ai marinai che solo gettandolo in mare avrebbero potuto salvarsi. Così fecero, e l’enorme pesce mandato da Dio (non una balena come comunemente si suppone, ma una creatura marina comune a quell’epoca) lo inghiottì immediatamente (Giona 1:17). Questo, insieme all’immediato placarsi della tempesta, portò l’equipaggio della nave alla fede e, di conseguenza, alla salvezza (Giona 1:16). Il Signore non è certo uno che si lascia sfuggire le Sue opportunità!
A questo punto Giona si è ritrovato in una situazione peggiore di qualsiasi cosa potesse immaginare, ma, come Giacobbe, ha ormai compreso che Dio è con lui ovunque finisca, sia nell’obbedienza che nella disobbedienza. Il risultato è una bellissima preghiera di fede che sale dal ventre del grande pesce, ma ancora con un accenno di orgoglio spirituale: "Coloro che si aggrappano a idoli inutili perdono la grazia che potrebbe essere loro. Ma io, con un canto di ringraziamento, offrirò un sacrificio a te. Adempirò ciò che ho promesso. La salvezza viene dal Signore" (Giona 2:8-9).
In risposta a questa preghiera di contrizione e fede, su ordine del suo Creatore, il pesce rigurgita Giona su quelle che probabilmente erano le rive della Palestina. I ricercatori ci dicono che con ogni probabilità doveva trovarsi proprio lì, poiché da quel punto alla grande città di Ninive il viaggio a piedi durava tre giorni, il che è in linea con quanto affermato in Giona 3:3. Antiche pitture rupestri di quel periodo indicano che i pescatori niniviti vivevano sulle rive del Mediterraneo. Questo fatto è importante per illustrare il modo meraviglioso in cui Dio spiana la strada ai Suoi servi affinché adempiano ai Suoi comandi. La dea principale venerata dai Niniviti a quel tempo era Astarte, ma essi rendevano omaggio anche al dio Dagon, che aveva il busto di un uomo e la coda di un pesce. Giona, secondo i ricercatori, sarebbe stato completamente sbiancato dalla testa ai piedi dagli acidi presenti nel ventre del pesce, e alla vista improvvisa di questa figura spettrale emersa dalle onde i pescatori potrebbero essersi convinti che si trattasse del messaggero di Dagon e si sarebbero prostrati in adorazione. Questi uomini avrebbero dato da mangiare e ospitato Giona finché non si fosse ripreso abbastanza dalla sua esperienza e poi, dato che era uno straniero da quelle parti, gli avrebbero indicato come raggiungere la loro città. Naturalmente, il racconto biblico non ci fornisce questi dettagli, ma è affascinante formulare ipotesi.
In ogni caso, il testo biblico è un magistrale esempio di understatement: "Allora la parola del Signore fu rivolta a Giona una seconda volta: "Va’ nella grande città di Ninive e proclama ad essa il messaggio che ti darò"" (Giona 3:1-2). Questa volta Giona non oppone resistenza; pur mostrandosi obbediente all’esterno, dentro di sé continua ostinatamente a disobbedire. Arriva infine a Ninive e attraversa la città con passo vendicativo, annunciando sventura e distruzione sul popolo entro quaranta giorni a causa della loro malvagità e della loro ignoranza del Signore e delle Sue vie. Si ritira quindi in un rifugio di fortuna che si costruisce da solo, probabilmente su una collina che domina la città, e aspetta che inizi lo spettacolo pirotecnico (Giona 4:5). Risultato? Assolutamente e totalmente nulla! Con suo grande disappunto, scopre che non solo il popolo, a partire dal re, ma anche i loro animali, sono vestiti di sacco e cosparsi di cenere, a dimostrazione della loro assoluta accettazione della parola profetica inviata loro da Dio, del loro profondo pentimento e del loro fervido desiderio di riconciliarsi con il Signore (Giona 3:5-10). Questo non va affatto a genio al nostro amico Giona, che si infuria contro Dio e gli dice chiaramente tutto ciò che pensa (Giona 4:1-3). La risposta di Dio è quella di far crescere una zucca frondosa per proteggere Giona dal sole cocente, cosa per cui Giona è in qualche modo scontrosamente grato, per poi rimuoverla prontamente il giorno successivo! La Sua risposta alle amare lamentele di Giona al riguardo è che, se Giona è capace di provare tanta compassione per se stesso per la perdita del proprio benessere nonostante sia consapevole di quanto sia un figlio di Dio imperfetto, allora quanta più compassione avrà Dio Onnipotente verso un popolo che ignora completamente la differenza tra il bene e il male (Giona 4:9-11).
Ecco chi è Giona: un grande conforto per tutti coloro che a volte falliscono nell’obbedienza e che fuggono da ciò che sanno che Dio vuole che facciano. La storia di Giona è anche una lezione concreta per coloro che hanno un carattere irascibile e per coloro che a volte si rendono colpevoli di un atteggiamento di superiorità nei confronti di chi è spiritualmente ignorante o immaturo. Come i Niniviti, molti intorno a noi sono nelle tenebre e, se non fosse per la grazia di Dio, lo saremmo anche noi. Possiamo noi tutti, per quella grazia, leggere, sottolineare, imparare e assimilare interiormente la Parola!
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