Domanda
Che cosa s’intende per ipsissima vox? Che cosa s’intende per ipsissima verba?
Risposta
La Sacra Scrittura riporta spesso conversazioni. Ciò suscita talvolta la questione se le parole trascritte siano esattamente quelle pronunciate o piuttosto un riassunto o una parafrasi delle stesse. In proposito, gli studiosi parlano di due diversi approcci alla trascrizione dei discorsi, detti ipsissima verba e ipsissima vox. L'espressione ipsissima verba ("le parole stesse") indica la trascrizione letterale di un dialogo, mentre ipsissima vox ("la voce stessa") si riferisce al senso essenziale di una conversazione, riportato non alla lettera ma con fedeltà teologica.
La Sacra Scrittura è, per sua natura, una testimonianza storica. Quando le conversazioni vengono trascritte a fini storici, l’intento dell’autore non è di solito quello di redigere una trascrizione letterale. Piuttosto, l’autore riassume con cura, badando a trasmettere il messaggio che l’interlocutore intende comunicare. Lo stesso avviene in molti giornali e libri di storia: anziché trascrivere ogni parola, l’autore seleziona le frasi più significative, utilizza una formulazione approssimativa per il resto e condensa i punti principali affinché il senso possa essere colto prontamente. Molte delle conversazioni riportate nella Sacra Scrittura possono pertanto essere considerate ipsissima vox, ossia la voce stessa del Signore, fedelmente trasmessa per la nostra edificazione spirituale.
In alcuni casi, tuttavia, la Scrittura sembra riportare le parole esatte. Anche in questo caso, si tratta di un fenomeno comune nei documenti storici, nei quali una frase o un dialogo particolarmente importante può essere trasmesso ipsissima verba, cioè parola per parola, esattamente come fu pronunciato. Ad esempio, le parole pronunciate da Gesù sulla croce sono brevi, il che sembra appropriato per un uomo che sta morendo a causa delle sue ferite. È anche possibile che alcuni sermoni o discorsi siano stati riportati per iscritto mentre venivano pronunciati da discepoli come Matteo. Luca, che era molto istruito, trascrisse sicuramente le parole dei testimoni oculari che intervistò per il suo Vangelo.
Alcuni studiosi sostengono che le conversazioni riportate nella Scrittura siano in gran parte ipsissima vox, non ipsissima verba. Ciò significa che viene presentato il vero significato del dialogo, ma gli autori non hanno cercato di fornire una trascrizione assoluta, parola per parola. Due esempi significativi di ipsissima vox nelle Scritture sono il dialogo di Gesù con Nicodemo (Giovanni 3:1-15) e la sua conversazione con la donna al pozzo (Giovanni 4:7-30). Come resoconti del colloquio, questi passaggi presentano chiaramente gli argomenti, le posizioni e le idee discusse. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, è probabile che non si tratti di resoconti esaustivi e parola per parola. Entrambe le conversazioni possono essere lette ad alta voce in poco tempo; è pertanto improbabile che gli incontri di Gesù con queste due persone siano stati così brevi o che siano passati con tanta rapidità da un punto all’altro. Lo stesso vale per la maggior parte dei discorsi di Gesù che troviamo nelle Scritture. È più verosimile che il Signore abbia dedicato del tempo a spiegare tali argomenti, ben oltre quanto due brevi paragrafi possano contenere. Come scrive Giovanni al termine del suo Vangelo: "Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù fece, che se fossero scritte ad una ad una, io penso che non basterebbe il mondo intero a contenere i libri che si potrebbero scrivere" (Giovanni 21:25). Secondo la prospettiva dell’ipsissima vox, ciò che abbiamo è una versione condensata, pur sempre accurata, delle parole e delle azioni di Gesù.
Secondo la visione ipsissima verba, i dialoghi e i discorsi di Cristo sono stati riportati parola per parola. Certamente, ciò è perfettamente nelle possibilità di Dio. Come disse Gesù prima di lasciare i Suoi discepoli e di ascendere al Cielo: "Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (Giovanni 14:26). La Bibbia è storia, ma non è una cronaca secolare e non va trattata come un volume qualsiasi; è storia divina, ispirata da Dio stesso.
Desideriamo ribadire con rispetto che la Bibbia è la Parola scritta di Dio. Il suo contenuto è ispirato e infallibile (2 Timoteo 3:16-17), perciò ogni discussione sulla trascrizione risulta meno rilevante rispetto alle parole stesse delle Scritture. Ciò che è riportato nella Bibbia è esattamente ciò che Dio intendeva. Che un particolare passo sia una citazione diretta o una sintesi di un evento, esso rimane ispirato da Dio. Ipsissima vox o ipsissima verba, i racconti sono esattamente ciò che lo Spirito Santo desiderava fosse scritto, poiché gli autori umani erano guidati da Dio e le narrazioni non contengono alcun errore.
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Che cosa s’intende per ipsissima vox? Che cosa s’intende per ipsissima verba?