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Domanda

A cosa servono le bilance citate in Apocalisse 6:5?

Risposta


Apocalisse 6:5 descrive il terzo cavaliere dell’Apocalisse: "Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente dire: "Vieni!". Guardai, ed ecco davanti a me un cavallo nero! Il suo cavaliere teneva in mano una bilancia". Una bilancia era costituita da un supporto verticale con un perno nella parte superiore. Da questo perno pendeva un braccio di bilancia, con un piatto a ciascuna estremità: uno per le merci, come il cibo, e l’altro per i pesi. La bilancia raffigura la pesatura del cibo, suggerendo scarsità e razionamento a causa di una carestia globale (Levitico 26:26; Ezechiele 4:16).

Mentre Giovanni osservava la bilancia, udì la voce di un angelo che spiegava quanto sarebbero state gravi le condizioni durante la carestia: "Allora udii come una voce in mezzo alle quattro creature viventi, che diceva: "Due libbre di grano per la paga di un giorno, e sei libbre d’orzo per la paga di un giorno; e non danneggiate l’olio e il vino!"" (Apocalisse 6:6). Il costo di questi beni di prima necessità suggerisce un aumento sostanziale rispetto ai prezzi normali.

Il grano e l’orzo erano alimenti di base nell’Impero Romano. I ricchi preferivano il grano, mentre i poveri mangiavano più comunemente l’orzo. Due libbre di grano sfamavano una persona per un giorno, mentre sei libbre di orzo potevano sfamare una famiglia per un giorno. Tuttavia, il costo di questi alimenti — pari alla paga di un giorno — è fino a 16 volte superiore al normale, il che indica un’inflazione massiccia. Per usare esempi moderni, ciò significherebbe che una pagnotta da 3 dollari costerebbe 48 dollari, un gallone di latte da 5 dollari costerebbe 80 dollari e una spesa alimentare da 100 dollari ammonterebbe a 1.600 dollari. In sintesi, questi dettagli indicano che l’imminente carestia colpirà persone di tutte le classi sociali.

L’olio d’oliva e il vino non erano alimenti di prima necessità nell’Impero Romano, ma erano presenti nella dieta di molte persone. L’ordine di non danneggiarli ha due interpretazioni comuni. Alcuni ritengono che la descrizione indichi che i beni di lusso dei ricchi rimarranno intatti, poiché consumavano più olio e vino rispetto ai poveri. Altri, invece, sostengono che il comando richiami le carestie del passato nell’impero, quando gli imperatori ordinavano di abbattere i vigneti per avere più terra da destinare alla coltivazione del grano.

Il contesto del versetto aiuta a identificare quando si verificherà questa carestia. In Apocalisse 6:1-8, Dio rivela all’apostolo Giovanni il contenuto dei primi quattro sigilli dell’Apocalisse, che l’Agnello, ovvero Gesù Cristo, apre all’inizio della tribolazione di sette anni. I sigilli sono in totale sette (Apocalisse 6:1-8:5). Nel mondo antico, aprire un sigillo significava rompere la cera indurita che teneva chiuso un rotolo. Aprire un sigillo implicava rivelare il contenuto in esso scritto. I primi quattro sigilli che l’Agnello apre raffigurano persone ed eventi sotto forma di cavalieri a cavallo. Per questo motivo, i cristiani li hanno spesso definiti i quattro cavalieri dell’Apocalisse.

Il terzo cavaliere dell’Apocalisse, la carestia, segue naturalmente il secondo cavaliere, che porta la guerra: "Poi uscì un altro cavallo, rosso fuoco. Al suo cavaliere fu dato il potere di togliere la pace dalla terra e di far sì che gli uomini si uccidessero a vicenda. A lui fu data una grande spada" (Apocalisse 6:4). Il rosso simboleggia lo spargimento di sangue. La mancanza di pace e l’abbondanza di morte, rappresentate da una grande spada, hanno ripercussioni globali. Proprio come la carestia ha caratterizzato le guerre del passato, così farà in futuro su una scala molto più ampia.

Per quanto riguarda l’aspetto del cavallo, esistono due interpretazioni comuni del suo colore nero. La prima è che esso rifletta la carestia. Alcuni studiosi associano il colore nero a Lamentazioni 5:10, che fa riferimento anch’esso alla carenza di cibo: "La carestia ha annerito la nostra pelle come se fossimo stati cotti in un forno" (NLT). Per chi sostiene questa interpretazione, il versetto descrive la pelle scolorita di una persona affamata. Un’interpretazione alternativa è che il nero simboleggi più in generale il male o le tenebre spirituali (Giovanni 3:19).

Più avanti nell’Apocalisse, un angelo dice a Giovanni che coloro che seguono Gesù parteciperanno al banchetto nuziale dell’Agnello, che simboleggia l’unione tra Cristo e il Suo popolo. Questo banchetto rappresenta la celebrazione e il compimento, implicando un tempo di abbondanza e di restaurazione: "Beati coloro che sono invitati al banchetto nuziale dell’Agnello!" (Apocalisse 19:9). Come le altre difficoltà descritte durante la tribolazione, la carestia non segna la fine della storia per i seguaci di Gesù. Si tratta piuttosto di una difficoltà temporanea che lascerà il posto alla gloria futura (Romani 8:18).

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