Domanda
Cosa sono i Testamenti dei dodici patriarchi?
Risposta
A partire dal periodo compreso tra la stesura dell’Antico Testamento e quella del Nuovo Testamento, vari scrittori non canonici elaborarono una serie di opere sotto nomi fittizi. Queste sono chiamate collettivamente pseudepigrafi, poiché è evidente che non sono state scritte dagli autori che vi sono attribuiti. I Testamenti dei Dodici Patriarchi fanno parte di questo genere. L'opera sostiene di contenere le ultime parole di ciascuno dei figli di Giacobbe: l'ultimo "testamento" di ciascun patriarca di una tribù d'Israele.
I ricercatori ritengono che il testo principale dei Testamenti dei Dodici Patriarchi sia stato scritto durante il periodo intertestamentario, per poi essere pesantemente modificato dai cristiani nel corso del I e del II secolo. Modificate o meno, le opere non sono certamente il prodotto dei loro presunti autori. Ciò rende l’opera una visione utile della moralità giudaico-cristiana di quell’epoca, ma non un testo in competizione con la Bibbia vera e propria.
In ogni sezione dei Testamenti dei Dodici Patriarchi, uno dei figli di Giacobbe descrive i peccati e le virtù associati alla sua vita. Egli mette in guardia contro i primi e incoraggia le seconde, per poi fornire una visione profetica. L'enfasi generale nei Testamenti dei Dodici Patriarchi è sul comportamento etico, con particolare attenzione all'evitare i peccati che più preoccupano chi parla. Molti di questi ammonimenti indicano Giuseppe come esempio positivo. Il contenuto generale del "testamento" di ciascun patriarca è il seguente:
Ruben (Pensieri lascivi): Nella sezione dedicata a Ruben dei Testamenti dei Dodici Patriarchi, egli si pente dei suoi atti incestuosi con Bilhah (Genesi 35:22). Per il suo peccato, sostiene il testo, soffrì per mesi di una grave malattia ai lombi e trascorse il resto della sua vita cercando di espiare le sue azioni. Ruben mette in guardia contro i pensieri impropri, specialmente se riguardano le donne.
Simeone (Gelosia): Simeone si pente del suo odio geloso verso il fratello minore, Giuseppe (Genesi 37:19-21). Accetta la sua prigionia in Egitto sotto il comando di Giuseppe come qualcosa che si meritava. Inoltre, il testo indica che la sua mano rimase paralizzata per diversi mesi come punizione. Simeone mette in guardia contro l’invidia, dicendo che può distruggere sia la persona gelosa che l’oggetto della gelosia.
Levi (Sacerdozio; Arroganza): La sezione di Levi nei Testamenti dei Dodici Patriarchi è più incentrata sulla sua ascesa al sommo sacerdozio e sui peccati dei suoi futuri figli che sulle sue mancanze. Esistono due versioni contrastanti di questo testamento; in una Levi sostiene che la sua vendetta contro Sichem (Genesi 34:1-2; 24-26) fu facilitata direttamente dall’arcangelo Michele. Levi mette in guardia contro il peccato dell’orgoglio, specialmente quello dei suoi discendenti che avrebbero servito come sacerdoti.
Giuda (Coraggio; Carnalità): Giuda celebra la sua forza giovanile e le sue imprese. Si pente anche di diversi peccati commessi mentre era presumibilmente ubriaco, molti dei quali riguardavano relazioni con donne (Genesi 38:1-2, 15-16). Il suo monito consiglia alle generazioni future di evitare pensieri lussuriosi e arroganza, ma soprattutto di evitare l'ubriachezza.
Dan (Ira): Nei Testamenti dei Dodici Patriarchi, Dan si pente della sua ira contro il fratello minore, Giuseppe (Genesi 37:19-21). Questa rabbia viene attribuita a uno specifico spirito maligno, Belial. Dan suggerisce che arrabbiarsi è pericoloso e deve essere evitato.
Neftali (Il bene naturale): La parte di Neftali nei Testamenti dei Dodici Patriarchi mostra segni evidenti di pesanti revisioni nel corso del tempo. Ciò rende più difficile discernere l’intento dell’autore originale. Neftali sottolinea la sua salute, forse collegata alla sua abilità di corridore. I suoi ammonimenti si concentrano sul rispetto dell’ordine naturale e sull’evitare di diventare eccessivamente orgogliosi di ciò che Dio ha dato.
Gad (Odio): Gad si pente del suo odio appassionato per il fratello minore Giuseppe (Genesi 37:19-21). Egli attribuisce la sua rabbia a un episodio in cui Giuseppe scoprì che Gad stava mangiando carne uccisa in modo improprio e lo riferì al padre. Secondo i Testamenti dei Dodici Patriarchi, il peccato di Gad gli causò una malattia cardiaca che durò un anno e che quasi lo uccise. Per questo motivo, Gad paragona l’odio a un veleno che uccide chi odia.
Ascer (Verità contro Errore): Il testamento di Ascer dice poco sulla sua condotta personale. Il focus principale di questa parte dei Testamenti dei Dodici Patriarchi è l’importanza di riconoscere la differenza tra verità e falsità. Una volta riconosciute, le due devono essere separate con cura e completamente. Gli studiosi suggeriscono che gran parte del testo originale sia andato perduto.
Issacar (Virtù; Semplicità): A differenza della maggior parte degli altri oratori nei Testamenti dei Dodici Patriarchi, Issacar rivendica una vita morale relativamente irreprensibile. Egli attribuisce questo, in parte, alla sua soddisfazione per la vita semplice e alla realizzazione nel lavoro manuale (vedi Genesi 49:14-15). Il testamento di Issacar tende all’ascetismo, ma sembra principalmente interessato al perseguimento di una vita semplice e soddisfacente.
Zabulon (Filantropia): L’unico peccato che Zabulon rileva in se stesso è quello di essersi unito ai suoi fratelli nel maltrattare Giuseppe (vedi Genesi 37:19-24). Allo stesso tempo, i Testamenti dei Dodici Patriarchi suggeriscono che Zabulon abbia fortemente influenzato la decisione dei suoi fratelli di vendere Giuseppe, piuttosto che ucciderlo. Si dice che quell’esperienza abbia plasmato Zabulon rendendolo un uomo incline alla carità. Il suo testamento contiene un forte incoraggiamento agli atti di compassione ed esempi di come Zabulon li abbia messi in pratica.
Giuseppe (Castità): La sezione dedicata a Giuseppe nei Testamenti dei Dodici Patriarchi è fortemente incentrata sull’episodio con la moglie di Potifar (Genesi 39), in cui egli resistette alle avance sessuali della consorte del suo padrone. I Testamenti dei Dodici Patriarchi aggiungono dettagli a questo racconto, suggerendo che Giuseppe tentò di convertirla a una vita più retta. Il testo implica anche che lei ricorse a misure estreme, tra cui incantesimi o magia, nel tentativo di sedurre Giuseppe. Nel suo testamento Giuseppe incoraggia i suoi discendenti a perseguire la purezza sessuale come mezzo per evitare il male. Questo testo contiene due sezioni con stili di scrittura palesemente diversi, il che porta gli studiosi a suggerire che potrebbe essere stato combinato da opere separate e precedenti.
Beniamino (Purezza): Il testamento di Beniamino è per lo più un’eco di quello di Giuseppe. Beniamino riporta la versione misericordiosa e compassionevole di Giuseppe di ciò che accadde tra lui e i suoi fratelli (Genesi 37:19-21). Ciò funge da esempio eroico per Beniamino, che incoraggia i suoi discendenti a cercare sempre il bene. Egli attribuisce la capacità di Giuseppe di evitare il peccato al suo atteggiamento ottimista. Come per altri segmenti dei Testamenti dei dodici patriarchi, questo testamento sembra essere stato pesantemente modificato da scrittori cristiani successivi.
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Cosa sono i Testamenti dei dodici patriarchi?