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Domanda

Che cos’era il Sinodo di Orange?

Risposta


Ci furono due sinodi, o concili, che si riunirono a Orange, una città della Francia. Il primo Concilio di Orange si riunì nel 441 d.C. per decidere alcune questioni relative alla disciplina e alla condotta della Chiesa. Il secondo si riunì nel 529 d.C. per risolvere controversie teologiche riguardanti la grazia di Dio, la libertà umana e la salvezza.

A presiedere il primo Sinodo di Orange fu Ilario di Arles, ed erano presenti anche altri sedici vescovi. Tra le varie questioni affrontate dal concilio figuravano l’amministrazione dei sacramenti, il celibato dei sacerdoti, l’ufficio delle diaconesse e questioni relative alla vedovanza e alla verginità.

Il secondo Sinodo di Orange fu molto più significativo ed ebbe un effetto duraturo sulla teologia. Questo concilio fu presieduto da Cesario di Arles, con la partecipazione di oltre una dozzina di altri vescovi della regione. Il concilio deliberò su una controversia dell’epoca riguardante la grazia e il libero arbitrio.

Come contesto di tale controversia, un secolo prima, un monaco di nome Pelagio aveva negato il peccato originale e sostenuto che gli uomini potessero scegliere di non peccare e quindi ottenere la vita eterna indipendentemente dalla grazia di Dio. Questa posizione, il pelagianesimo, fu confutata da Agostino di Ippona, il quale sottolineò la depravazione dell’uomo e il ruolo essenziale della grazia di Dio nella salvezza. Diversi concili ecclesiastici, tra cui il Concilio di Cartagine, condannarono il pelagianesimo. Tuttavia, emerse una visione modificata nota come semipelagianesimo. Il semipelagianesimo sosteneva che i peccatori, sebbene caduti, potessero comunque scegliere di tendere verso la grazia di Dio mediante un atto della loro volontà naturale (non rigenerata). L’intervento di Dio non era necessario, poiché gli uomini possedevano una moralità naturale sufficiente per scegliere la salvezza. In opposizione al semipelagianesimo si poneva la visione agostiniana secondo cui la volontà umana è corrotta dal peccato al punto che gli uomini non possono, di propria iniziativa, trovare Dio; essi necessitano dell’applicazione della grazia di Dio anche solo per iniziare la ricerca.

Cesario e gli altri vescovi si riunirono per stabilire una chiara comprensione della grazia di Dio, della libertà umana e della salvezza. Alla fine, condannarono il pelagianesimo e il semipelagianesimo, concludendo che la salvezza è un dono della grazia di Dio; non è meritata e non può essere guadagnata:

Canone 4: "Se qualcuno sostiene che Dio attenda che la nostra volontà sia purificata dal peccato, ma non confessa che anche la nostra volontà di essere purificati ci viene tramite l’infusione e l’opera dello Spirito Santo, egli si oppone allo Spirito Santo stesso".

Canone 7: "Se qualcuno afferma che possiamo formarci una giusta opinione o compiere una scelta giusta che riguardi la salvezza della vita eterna, […] o che possiamo essere salvati […] attraverso le nostre facoltà naturali senza l’illuminazione e l’ispirazione dello Spirito Santo, […] è sviato da uno spirito eretico e non comprende la voce di Dio".

Canone 8: "Se qualcuno sostiene che alcuni possano giungere alla grazia del battesimo per misericordia, mentre altri attraverso il libero arbitrio — che è stato manifestamente corrotto in tutti coloro che sono nati dopo la trasgressione del primo uomo —, ciò dimostra che egli non ha posto nella vera fede. Egli infatti nega che il libero arbitrio di tutti gli uomini sia stato indebolito dal peccato del primo uomo".

Il Sinodo di Orange ha citato passaggi quali Giovanni 6:44; 15:5; Efesini 2:8-9 e Filippesi 2:13 a sostegno della propria decisione.

Inoltre, il sinodo ha affermato che la grazia di Dio si riceve attraverso il battesimo. Nella conclusione del documento pubblicato, il concilio scrisse: "Crediamo inoltre che, dopo aver ricevuto la grazia attraverso il battesimo, tutte le persone battezzate abbiano la capacità e la responsabilità, se desiderano adoperarsi fedelmente, di compiere con l’aiuto e la cooperazione di Cristo ciò che è di essenziale importanza per la salvezza della propria anima". In altre parole, la salvezza è mediata attraverso i mezzi specifici stabiliti da Dio, che il concilio identificava nel battesimo.

Alla rigenerazione battesimale si allude anche nel Canone 13: "Riguardo al ripristino del libero arbitrio. La libertà di volontà che fu distrutta nel primo uomo può essere ripristinata solo dalla grazia del battesimo".

Papa Bonifacio II approvò i Canoni del Sinodo di Orange e ne consolidò l’autorità per la Chiesa.

Il Sinodo di Orange ebbe un impatto significativo sulla scolastica di Tommaso d’Aquino e sui dibattiti della Riforma del XVI secolo. Sotto molti aspetti, le conclusioni del sinodo prefigurarono le successive dottrine teologiche relative alla predestinazione, alla giustificazione e alla santificazione.

I concili di Nicea e di Calcedonia spesso mettono in ombra il Sinodo di Orange, ma la prospettiva di quest’ultimo concilio sulla grazia di Dio e sulla libertà umana è stata fondamentale per il pensiero teologico occidentale. Rifiutando la dottrina pelagiana e semipelagiana, il sinodo ha garantito una soteriologia monergistica e teocentrica.

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Che cos’era il Sinodo di Orange?
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