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Domanda

Il brano di Romani 7:14-25 descrive un credente o un non credente?

Risposta


Romani 7:14-25 è un brano che ha suscitato una certa confusione tra gli studiosi della Bibbia a causa del linguaggio forte che Paolo usa per descrivere se stesso. Come può il più grande degli apostoli definire se stesso, e per estensione tutti i cristiani, come "privo di spirito", "schiavo del peccato" e "prigioniero della legge del peccato"? Queste descrizioni contenute in Romani 7:14-25 non si riferiscono forse ai non credenti? Come può Paolo descrivere se stesso in questi termini se è veramente salvato? La chiave per comprendere Romani 7:14-25 sta nella descrizione che Paolo fa delle due nature di un cristiano. Prima della salvezza, abbiamo una sola natura: quella peccaminosa. Ma una volta che veniamo a Cristo, siamo nuove creature in Cristo (2 Corinzi 5:17), pur rimanendo nella vecchia carne che porta in sé i residui della natura peccaminosa. Queste due nature sono costantemente in conflitto tra loro, tirando continuamente il credente in direzioni opposte.

I desideri della natura spirituale del credente lo spingono verso il bene, mentre la carne in cui vive lo spinge nella direzione opposta. Egli vuole fare una cosa, ma ha qualcosa dentro di sé che fa l’opposto. In che modo, dunque, questi desideri malvagi differiscono da quelli di un non credente? In parole povere, il credente odia la carne malvagia in cui vive e desidera esserne liberato, mentre i non credenti non nutrono alcun desiderio del genere. Il desiderio di Paolo di vivere in modo devoto è così forte, e la sua frustrazione per il fatto che la sua carne combatta contro il suo spirito è così grande, che alla fine grida in preda alla disperazione: "Che uomo miserabile sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?". Naturalmente, la risposta è Gesù Cristo, nostro Signore (versetto 25). Un giorno i credenti saranno completamente liberati dal corpo di morte in cui viviamo quando saremo glorificati con Cristo in cielo, ma fino a quel giorno confidiamo nella potenza dello Spirito che dimora in noi e ci dona la vittoria nella battaglia continua contro il peccato.

In Romani 7:14-25, l’apostolo Paolo esprime in termini pratici il fatto di essere un peccatore redento che possiede ancora un corpo carnale, quella carne che combatte contro lo Spirito che dimora in lui. In un altro passo l’apostolo afferma: "Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo" (1 Timoteo 1:15). I pronomi personali in questi passaggi non sono solo un espediente, ma un’affermazione della realtà e la valutazione onesta di un uomo che esamina se stesso alla luce di chi è lui e di chi è il nostro Signore Gesù, giungendo alla conclusione di essere un uomo miserabile bisognoso di liberazione. Non si tratta della liberazione dalla pena del peccato — quella è stata pagata sulla croce — ma della liberazione dal potere del peccato.

Da fedele maestro, l’apostolo Paolo in Romani 7:14-25 ricorre alle proprie esperienze e a ciò che ha appreso attraverso di esse per insegnare agli altri credenti come avvalersi della provvidenza di Dio e della nostra posizione in Cristo per vincere la lotta contro la nostra natura carnale. Lodiamo Dio per questa meravigliosa esposizione che non solo mette a nudo in modo veritiero la lotta tra la natura spirituale e la carne in cui essa risiede, ma, cosa più importante, ci offre l’immensa speranza e la certezza della nostra salvezza: "Non c’è dunque ora alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù" (Romani 8:1).

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