Domanda
Che cos'è la mortificazione del peccato o della carne?
Risposta
Mortificazione ha diversi significati in inglese. Uno è "un sentimento di vergogna o imbarazzo". Un altro significato ha a che fare con la morte. La parola mortificare significa "far morire o sottomettere". In un contesto biblico, mortificare significa sottomettere il corpo (o i suoi bisogni e desideri) attraverso l'abnegazione e la disciplina (ad esempio, la mortificazione del peccato / della carne). La parola morte deriva dalla stessa radice latina che ci dà mortificare. Pertanto, la mortificazione del peccato e della carne è l'"uccisione" del peccato e della carne.
Troviamo la parola mortificare nella traduzione Diodati in due passi: Romani 8:13 e Colossesi 3:5.
- "Perciocchè, se voi vivete secondo la carne, voi morrete; ma, se per lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi viverete" (Romani 8:13).
- "Mortificate adunque le vostre membra che son sopra la terra; fornicazione, immondizia, lussuria nefanda, mala concupiscenza, ed avarizia, che è idolatria" (Colossesi 3:5).
Traduzioni più moderne, come la Nuova Diodati o la R2, traducono "mortificare" con "far morire". In entrambi i casi, l'apostolo Paolo esorta i suoi lettori a "far morire" le "opere del corpo" o "le vostre membra che sono sulla terra". Quindi la mortificazione del peccato/della carne è la messa a morte o la sottomissione della natura peccaminosa che ancora risiede nei credenti. Analizziamo ciascuno di questi passaggi in modo più approfondito.
"Se vivete secondo la carne voi morrete; ma se per mezzo dello Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete" (Romani 8:13). Paolo sta facendo un contrasto tra credenti e non credenti. I non credenti sono coloro che vivono "secondo la carne". Al contrario, i credenti sono coloro che "per mezzo dello Spirito" mettono a morte "le opere del corpo". Spesso negli scritti di Paolo, carne e spirito vengono contrapposti. Vivere "secondo la carne" significa avere la mente impostata sulla carne e avere una mente ostile a Dio e non sottomessa alla Sua legge. Questa, in poche parole, è la vita di un miscredente. Romani 1:18-3:20 è una vivida descrizione di come appare il vivere "secondo la carne". La persona che vive la sua vita secondo la carne morirà. Non si tratta di morte fisica, perché questo è il destino di tutti gli uomini a causa del peccato. Paolo sta parlando della morte eterna all'inferno.
Il credente, invece, per mezzo dello Spirito mette a morte le opere del corpo. In altre parole, attraverso l'opera dello Spirito Santo di Dio, che abita solo nei credenti, il credente si impegna nel processo di santificazione o di crescita nella santità. Il credente, a differenza del non credente, ha la mente impostata sullo Spirito e si sottomette alla legge di Dio. È importante notare che il credente non è completamente libero dal peccato. Mettere a morte le opere del corpo è un processo continuo che il credente deve compiere quotidianamente. Il punto è che uno dei segni di un vero credente è che ogni giorno mette a morte le opere del corpo. Questa persona, colui che mette a morte, o mortifica, le opere del corpo e la sua natura peccaminosa, vivrà. Anche in questo caso, si tratta di un riferimento alla vita eterna, o al cielo.
"Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria" (Colossesi 3:5). Osservando il contesto di questo passo e notando la parola 'dunque', dobbiamo guardare a ciò che precede questo versetto. Nei versetti 1-4, Paolo esorta i Colossesi a cercare le cose che sono in alto e a fissare la loro mente sulle cose celesti. Perché? Perché siamo morti, non fisicamente ma figurativamente, al peccato e alla vecchia vita e la nostra vita è ora "nascosta con Cristo in Dio" (versetto 3). Se le cose stanno così, cosa dobbiamo fare? L'unico modo in cui il credente, la cui vita è nascosta con Cristo, può avere una mentalità celeste è quello di mettere a morte le cose terrene in lui. Ancora una volta, non dobbiamo intendere il contrasto tra celeste e terreno come se dovessimo avere la testa tra le nuvole e i piedi per terra. È simile al contrasto spirito/carne che Paolo fa in Romani, dove la carne è intesa come 'natura peccaminosa'.
Che cosa vuole Paolo che mettiamo a morte? I desideri e le azioni peccaminose come l'immoralità sessuale, l'impurità, la passione, il desiderio malvagio e la cupidigia, che è equiparata all'idolatria. La persona la cui vita è caratterizzata da queste cose ha l'ira di Dio su di sé (versetto 6). Paolo nota che questo era lo stile di vita dei suoi lettori (versetto 7). Tutti i credenti erano un tempo increduli ed erano sotto l'ira di Dio. È un'argomentazione simile a quella che Paolo fa in 1 Corinzi 6:9-11 quando dice che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio. Nel versetto 11, dice: "Tali eravate già alcuni di voi". In altre parole, eravate così e ora siete cosà. Camminavate secondo la carne, ora siete nello Spirito. Per questo motivo, mettete a morte le cose che erano della carne. Crescete in santità e santificazione.
Che cos'è dunque la mortificazione del peccato/della carne? In una parola, è la santificazione, il processo con cui lo Spirito Santo opera nella vita dei figli adottivi di Dio per farli crescere e formarli a immagine dell'unico e solo Figlio di Dio, Gesù Cristo. La santificazione è la volontà di Dio per la nostra vita (1 Tessalonicesi 4:3) ed è lo scopo a cui ci ha chiamati (Romani 8:29).
Troviamo la parola mortificare nella traduzione Diodati in due passi: Romani 8:13 e Colossesi 3:5.
- "Perciocchè, se voi vivete secondo la carne, voi morrete; ma, se per lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi viverete" (Romani 8:13).
- "Mortificate adunque le vostre membra che son sopra la terra; fornicazione, immondizia, lussuria nefanda, mala concupiscenza, ed avarizia, che è idolatria" (Colossesi 3:5).
Traduzioni più moderne, come la Nuova Diodati o la R2, traducono "mortificare" con "far morire". In entrambi i casi, l'apostolo Paolo esorta i suoi lettori a "far morire" le "opere del corpo" o "le vostre membra che sono sulla terra". Quindi la mortificazione del peccato/della carne è la messa a morte o la sottomissione della natura peccaminosa che ancora risiede nei credenti. Analizziamo ciascuno di questi passaggi in modo più approfondito.
"Se vivete secondo la carne voi morrete; ma se per mezzo dello Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete" (Romani 8:13). Paolo sta facendo un contrasto tra credenti e non credenti. I non credenti sono coloro che vivono "secondo la carne". Al contrario, i credenti sono coloro che "per mezzo dello Spirito" mettono a morte "le opere del corpo". Spesso negli scritti di Paolo, carne e spirito vengono contrapposti. Vivere "secondo la carne" significa avere la mente impostata sulla carne e avere una mente ostile a Dio e non sottomessa alla Sua legge. Questa, in poche parole, è la vita di un miscredente. Romani 1:18-3:20 è una vivida descrizione di come appare il vivere "secondo la carne". La persona che vive la sua vita secondo la carne morirà. Non si tratta di morte fisica, perché questo è il destino di tutti gli uomini a causa del peccato. Paolo sta parlando della morte eterna all'inferno.
Il credente, invece, per mezzo dello Spirito mette a morte le opere del corpo. In altre parole, attraverso l'opera dello Spirito Santo di Dio, che abita solo nei credenti, il credente si impegna nel processo di santificazione o di crescita nella santità. Il credente, a differenza del non credente, ha la mente impostata sullo Spirito e si sottomette alla legge di Dio. È importante notare che il credente non è completamente libero dal peccato. Mettere a morte le opere del corpo è un processo continuo che il credente deve compiere quotidianamente. Il punto è che uno dei segni di un vero credente è che ogni giorno mette a morte le opere del corpo. Questa persona, colui che mette a morte, o mortifica, le opere del corpo e la sua natura peccaminosa, vivrà. Anche in questo caso, si tratta di un riferimento alla vita eterna, o al cielo.
"Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria" (Colossesi 3:5). Osservando il contesto di questo passo e notando la parola 'dunque', dobbiamo guardare a ciò che precede questo versetto. Nei versetti 1-4, Paolo esorta i Colossesi a cercare le cose che sono in alto e a fissare la loro mente sulle cose celesti. Perché? Perché siamo morti, non fisicamente ma figurativamente, al peccato e alla vecchia vita e la nostra vita è ora "nascosta con Cristo in Dio" (versetto 3). Se le cose stanno così, cosa dobbiamo fare? L'unico modo in cui il credente, la cui vita è nascosta con Cristo, può avere una mentalità celeste è quello di mettere a morte le cose terrene in lui. Ancora una volta, non dobbiamo intendere il contrasto tra celeste e terreno come se dovessimo avere la testa tra le nuvole e i piedi per terra. È simile al contrasto spirito/carne che Paolo fa in Romani, dove la carne è intesa come 'natura peccaminosa'.
Che cosa vuole Paolo che mettiamo a morte? I desideri e le azioni peccaminose come l'immoralità sessuale, l'impurità, la passione, il desiderio malvagio e la cupidigia, che è equiparata all'idolatria. La persona la cui vita è caratterizzata da queste cose ha l'ira di Dio su di sé (versetto 6). Paolo nota che questo era lo stile di vita dei suoi lettori (versetto 7). Tutti i credenti erano un tempo increduli ed erano sotto l'ira di Dio. È un'argomentazione simile a quella che Paolo fa in 1 Corinzi 6:9-11 quando dice che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio. Nel versetto 11, dice: "Tali eravate già alcuni di voi". In altre parole, eravate così e ora siete cosà. Camminavate secondo la carne, ora siete nello Spirito. Per questo motivo, mettete a morte le cose che erano della carne. Crescete in santità e santificazione.
Che cos'è dunque la mortificazione del peccato/della carne? In una parola, è la santificazione, il processo con cui lo Spirito Santo opera nella vita dei figli adottivi di Dio per farli crescere e formarli a immagine dell'unico e solo Figlio di Dio, Gesù Cristo. La santificazione è la volontà di Dio per la nostra vita (1 Tessalonicesi 4:3) ed è lo scopo a cui ci ha chiamati (Romani 8:29).