Domanda
Il concetto cattolico di assoluzione è biblico?
Risposta
Una definizione comune di assoluzione è "la remissione formale dei peccati impartita da un sacerdote, come nel sacramento della penitenza". La Chiesa cattolica romana fonda il proprio insegnamento sulla necessità dell’assoluzione e sul ruolo del sacerdote nell’ottenere tale perdono su un unico passo del Vangelo di Giovanni. "A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, e a chi li riterrete, saranno ritenuti" (Giovanni 20:23). Ma questo passo insegna la necessità della pratica cattolica dell’assoluzione? La Bibbia parla o avalla la pratica dell’assoluzione?
Per quanto riguarda il perdono dei peccati, la Bibbia afferma chiaramente che solo Dio può perdonare i peccati (Marco 2:7; Luca 5:21) e che Cristo, essendo Dio, ha il potere di farlo; tuttavia, Egli non ha mai conferito tale potere ai Suoi apostoli, né questi ultimi si sono mai arrogati tale potere o hanno preteso di esercitarlo. Infatti, tentare qualcosa del genere è proprio il segno dell’anticristo perché, così facendo, si usurpa la prerogativa divina e ci si pone al posto di Dio. Piuttosto, Giovanni 20:23 va inteso solo in senso dottrinale o ministeriale, predicando la piena e gratuita remissione dei peccati attraverso il sangue di Cristo, secondo le ricchezze della grazia di Dio. A tutti coloro che si pentono dei propri peccati e credono in Cristo, tutti i discepoli di Cristo possono dichiarare con sicurezza che tutti i loro peccati sono perdonati per amore di Cristo e per la Sua gloria.
In Giovanni 20:23, Gesù si rivolge direttamente ai Suoi discepoli. È importante notare qui che Egli non sta parlando solo agli 11 apostoli, ma anche ad altri seguaci di Gesù chiamati discepoli (vedi Luca 24), nonché a tutti coloro che lo avrebbero seguito in futuro. Questo è importante perché la Chiesa cattolica sostiene che solo i propri sacerdoti (attraverso un “passaggio del testimone dell’assoluzione” chiamato successione apostolica) abbiano l’autorità di concedere l’assoluzione.
Se l’assoluzione dal peccato è il significato delle parole di Gesù in Giovanni 20:23, allora dobbiamo riflettere su quale fosse esattamente la Sua intenzione quando conferì ai Suoi seguaci l’autorità di perdonare (o meno) i peccati. Li ha forse nominati giudici e ha investito in loro il potere di emettere sentenze giudiziarie, concedendo o negando il perdono divino, come insegna la Chiesa cattolica? Oppure Gesù li ha resi Suoi ambasciatori per proclamare il perdono attraverso la fede nel Suo nome, come credono i cristiani? In altre parole, un peccatore può ricevere il perdono direttamente da Dio attraverso la fede, o deve avvalersi della mediazione del sacerdote cattolico? La Bibbia è chiara: non c'è bisogno di alcun sacerdote che faccia da mediatore tra Dio e l'uomo, "Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo" (1 Timoteo 2:5). L'insegnamento cattolico sull'assoluzione non è scritturale.
Per quanto riguarda il perdono dei peccati, la Bibbia afferma chiaramente che solo Dio può perdonare i peccati (Marco 2:7; Luca 5:21) e che Cristo, essendo Dio, ha il potere di farlo; tuttavia, Egli non ha mai conferito tale potere ai Suoi apostoli, né questi ultimi si sono mai arrogati tale potere o hanno preteso di esercitarlo. Infatti, tentare qualcosa del genere è proprio il segno dell’anticristo perché, così facendo, si usurpa la prerogativa divina e ci si pone al posto di Dio. Piuttosto, Giovanni 20:23 va inteso solo in senso dottrinale o ministeriale, predicando la piena e gratuita remissione dei peccati attraverso il sangue di Cristo, secondo le ricchezze della grazia di Dio. A tutti coloro che si pentono dei propri peccati e credono in Cristo, tutti i discepoli di Cristo possono dichiarare con sicurezza che tutti i loro peccati sono perdonati per amore di Cristo e per la Sua gloria.
In Giovanni 20:23, Gesù si rivolge direttamente ai Suoi discepoli. È importante notare qui che Egli non sta parlando solo agli 11 apostoli, ma anche ad altri seguaci di Gesù chiamati discepoli (vedi Luca 24), nonché a tutti coloro che lo avrebbero seguito in futuro. Questo è importante perché la Chiesa cattolica sostiene che solo i propri sacerdoti (attraverso un “passaggio del testimone dell’assoluzione” chiamato successione apostolica) abbiano l’autorità di concedere l’assoluzione.
Se l’assoluzione dal peccato è il significato delle parole di Gesù in Giovanni 20:23, allora dobbiamo riflettere su quale fosse esattamente la Sua intenzione quando conferì ai Suoi seguaci l’autorità di perdonare (o meno) i peccati. Li ha forse nominati giudici e ha investito in loro il potere di emettere sentenze giudiziarie, concedendo o negando il perdono divino, come insegna la Chiesa cattolica? Oppure Gesù li ha resi Suoi ambasciatori per proclamare il perdono attraverso la fede nel Suo nome, come credono i cristiani? In altre parole, un peccatore può ricevere il perdono direttamente da Dio attraverso la fede, o deve avvalersi della mediazione del sacerdote cattolico? La Bibbia è chiara: non c'è bisogno di alcun sacerdote che faccia da mediatore tra Dio e l'uomo, "Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo" (1 Timoteo 2:5). L'insegnamento cattolico sull'assoluzione non è scritturale.