Domanda
Chi era Porcio Festo?
Risposta
Porcio Festo era un procuratore romano che succedette ad Antonio Felice tra il 55 e il 60 d.C. La storia lo descrive come un uomo imparziale e ragionevole, molto più di quanto lo fossero Felice o il successore di Festo, Albino. Nella Bibbia Porcio Festo è noto per aver mandato Paolo a Roma affinché fosse processato sotto l’imperatore Nerone.
Gli eventi che portarono all’incontro di Paolo con Porcio Festo sono pieni di pericoli. In Atti 21, Paolo torna da un viaggio missionario. Fa visita a Giacomo (fratello di Gesù), capo della chiesa di Gerusalemme, e versa il tributo dovuto dagli uomini che avevano fatto voto di nazireato (Atti 21:17-26). Meno di una settimana dopo, Paolo viene individuato nel tempio da alcuni ebrei devoti che condannavano la sua opera di diffusione del Vangelo. A causa di un malinteso, lo accusano ingiustamente di aver portato un gentile nel tempio e lo fanno arrestare. Paolo espone la sua difesa davanti agli ebrei in Atti 22:1-21, ma non viene accolta bene e la folla si scatena. Il tribuno romano (comandante di grado superiore al centurione) protegge Paolo dalla folla conducendolo rapidamente nella caserma e ordina che Paolo venga frustato. Paolo rivela di essere cittadino romano per nascita (Atti 22:22-29), il che induce il tribuno a sospendere la fustigazione. In seguito il tribuno permette a Paolo di rendere la sua testimonianza davanti al sinedrio, composto dal sommo sacerdote, dai farisei e dai sadducei, i quali iniziano subito a discutere animatamente sul fatto che Paolo sia effettivamente colpevole di qualcosa. Gli animi si infiammano a tal punto che il tribuno porta nuovamente Paolo al sicuro nella caserma (Atti 23:1-11). Il giorno seguente, il nipote di Paolo avverte il tribuno che quaranta uomini hanno giurato di uccidere Paolo, così il tribuno manda Paolo con duecento soldati come scorta da Felice, il governatore di Cesarea (Atti 22:12-22).
Il tribuno è ancora curioso di sapere perché i capi ebrei vogliano Paolo morto e chiede a Felice di scoprire la verità. Il sommo sacerdote, alcuni anziani e un portavoce a pagamento arrivano a Cesarea cinque giorni dopo per presentare il loro caso davanti a Felice, ma gli ebrei dell’Asia sono assenti, e il governatore rinvia la decisione fino all’arrivo del tribuno — o finché Paolo non offra una tangente sufficiente. La tangente non arriva mai, e Felice lascia Paolo in custodia per due anni (Atti 24).
Festo succede a Felice come governatore, e il caso pendente di Paolo è una delle sue prime preoccupazioni. I capi ebrei incontrano Festo a Gerusalemme e gli chiedono di far venire Paolo da Cesarea: il loro scopo era quello di tendere un agguato a Paolo e ucciderlo lungo il tragitto. Festo non si era ancora nemmeno recato nella sua nuova residenza, e invita gli accusatori di Paolo ad accompagnarlo a Cesarea per chiarire la situazione. Festo si rendeva conto che le accuse contro l’apostolo erano pretestuose, ma, desiderando instaurare un buon rapporto con la sua nuova popolazione, chiede a Paolo di recarsi a Gerusalemme per essere processato. Ciò avrebbe avvantaggiato Festo in due modi: si sarebbe messo nelle grazie dei capi ebrei e avrebbe potuto spostare la sede del processo in modo da non doversene occupare personalmente. Paolo risponde cortesemente a Festo che, in qualità di rappresentante di Cesare, Festo deve o prendere una decisione equa o lasciargli esporre la propria difesa davanti a Cesare. Dopo essersi consultato con i suoi consiglieri, Festo accetta di mandare Paolo da Cesare (Atti 25:1-12).
Prima che Paolo possa partire per Roma, il re Erode Agrippa II e sua sorella/amante Berenice vanno a trovare Festo. Il nuovo governatore non conosce la religione ebraica così bene come la conosceva Felice, la cui moglie era ebrea. Tuttavia, nel tentativo di ricucire i rapporti tra Roma e gli ebrei, Porcio Festo vuole comunque capire perché gli ebrei stiano cercando di uccidere Paolo. Sa anche che è assurdo mandare un uomo a Roma per essere processato senza accuse ufficiali, quindi chiede consiglio ad Agrippa (Atti 25:13-27).
Paolo rende la sua testimonianza al re Agrippa. A differenza di Felice, che voleva una tangente, o di Festo, che non capisce granché di ciò che sta accadendo, Agrippa giudica immediatamente che Paolo è completamente innocente di qualsiasi reato ufficiale. Dice a Festo: "Quest’uomo avrebbe potuto essere liberato se non avesse fatto appello a Cesare" (Atti 26:32).
Nonostante l’innocenza di Paolo e la mancanza di qualsiasi accusa concreta da parte di Festo, Paolo aveva fatto appello a Cesare, e Festo è costretto a mandarlo. Una volta a Roma, Paolo trascorre due anni agli arresti domiciliari, incatenato a una guardia, ma finalmente si trova nella città in cui aveva desiderato essere da anni (Romani 15:23). E mentre si trova lì, ha l’opportunità di scrivere le epistole agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi e a Filemone.
Giuseppe Flavio parlò in termini favorevoli di Porcio Festo. Egli riportò che, all’epoca in cui Festo assunse la carica, i banditi sicari vagavano per la campagna, saccheggiando e incendiando i villaggi. Si mescolavano anche tra la folla dei fedeli e uccidevano le persone con spade corte e ricurve. Festo venne a sapere che un impostore si era recato dai Sicari, promettendo loro la liberazione dalle loro sofferenze. L’impostore condusse i banditi nel deserto, dove le forze di Festo uccisero l’impostore e i suoi seguaci.
Il caso di Paolo non fu l’unica occasione in cui Festo permise agli ebrei di appellarsi a Cesare. Il re Agrippa fece costruire nel suo palazzo una sala da pranzo che, grazie alla sua posizione elevata, si affacciava sulle attività che si svolgevano nel tempio. In risposta a ciò, e alla postazione di guardia che anch’essa si affacciava sul tempio, gli ebrei innalzarono il muro occidentale del cortile interno del tempio. Agrippa ordinò che il muro fosse abbattuto, e Festo acconsentì, ma poi accetò la controproposta degli ebrei di poter presentare una petizione a Nerone in merito alla questione. Quando gli ebrei tornarono con una sentenza a loro favorevole (tutti tranne i due che erano stati trattenuti come ostaggi dalla moglie di Nerone), Festo acconsentì a lasciare in piedi il muro.
In un certo senso, Porcio Festo fu per Paolo ciò che Ponzio Pilato fu per Gesù. Egli dava più valore alla pace con gli ebrei che alla giustizia e, nonostante avesse stabilito che il suo prigioniero fosse innocente, lo mandò a giudizio. Nella sua ricerca del controllo politico, Festo liquidò la situazione di Paolo come una "controversia […] riguardante la loro religione" (Atti 25:19). A un certo punto, mentre Paolo stava parlando davanti ad Agrippa, "Festo interruppe la difesa di Paolo. "Sei fuori di testa, Paolo!", gridò. "La tua grande erudizione ti sta facendo impazzire"" (Atti 26:24). Festo rimase governatore solo per due o tre anni prima di morire. Gli succedette Albino.
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