7 Come posso fare di Gesù il Signore della mia vita?

Come posso fare di Gesù il Signore della mia vita?


Domanda: "Come posso fare di Gesù il Signore della mia vita?"

Risposta:
La soluzione all'interrogativo è comprendere che Gesù è già il Signore della tua vita. Non siamo noi a fare di Gesù il Signore. Gesù È il Signore. Ciò che siamo chiamati a fare è sottometterci alla Sua signoria. Un'altra parola per definire la nostra risposta alla signoria di Gesù è "sottomissione". Sottomettersi significa piegarsi alla volontà e al controllo di un altro e, riferendosi ai cristiani, significa piegarsi alla volontà e al controllo di Gesù Cristo. Ciò significa che quando le Scritture ordinano ai credenti di amarsi gli uni gli altri (Giovanni 5:17), è questo che bisogna fare. Significa che quando le Scritture dicono che non dobbiamo commettere adulterio o rubare (Esodo 20:14-15), queste cose non si devono fare. Occorre comprendere che la sottomissione, o ubbidienza agli ordini di Dio, è legata alla crescita e alla maturità del cristiano e non al fatto di diventare un cristiano. Si diventa cristiani solo per mezzo della fede in Cristo a prescindere dalle opere (Efesini 2:8-9).

Dovremmo renderci conto che non è possibile esercitare una completa ubbidienza semplicemente desiderando che sia così o con la nostra sola forza interiore. Non si realizzerà semplicemente perché "decidiamo" di farlo, poiché anche i credenti sono inclini a una condotta peccaminosa e ad avere pensieri che sono al di fuori dell'opera e della potenza dello Spirito Santo. Per essere ubbidienti, dobbiamo affidarci alla potenza fornita dallo Spirito Santo che dimora in noi (Giovanni 14:16-17). Questo è in sé un atto di ubbidienza, perché in Efesini 5:18 ci viene ordinato di essere ripieni dello Spirito. Questo non significa che un credente ottenga una parte più grande di Spirito, ma piuttosto che lo Spirito ottiene una parte più grande del credente, ed è in questo che consiste la sottomissione. Essere ripieni di Spirito implica arrendersi al Suo controllo. Di fatto, ciò accade quando un credente risponde positivamente alla guida dello Spirito Santo. Questo non significa sentire di essere guidati ad abbracciare un ministero cristiano a tempo pieno e ubbidire a tale sensazione, benché potrebbe anche accadere. Piuttosto, si riferisce alle decisioni quotidiane che prendiamo, come rispondere gentilmente a qualcuno che ci ha trattato male (Romani 12:17); essere sinceri nella comunicazione con gli altri (Efesini 4:25); essere onesti nella nostra condotta lavorativa (Efesini 4:28) o trascorrere del tempo in preghiera e studiando la Parola di Dio come ci viene comandato di fare (2 Timoteo 2:15). Questi sono solo alcuni esempi di decisioni quotidiane che dimostrano sottomissione a Cristo.

È importante inoltre notare che, anche quando manchiamo di ubbidire, Dio ha trovato un modo affinché possiamo rimanere in comunione con Lui. In 1 Giovanni 1:9 è scritto: "Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità". Anche questo fa parte della sottomissione e dell'ubbidienza: confessare i nostri peccati a Dio affinché possiamo rimanere in comunione con Lui. È importante sottolineare che quando si presentano decisioni difficili, la prima cosa che dovremmo fare è pregare, chiedendo al Signore di aiutarci a prendere la decisione giusta e/o essere ubbidienti a ciò che già sappiamo essere giusto secondo la Parola.

Per ricapitolare il concetto di signoria di Cristo, essa non è determinata da un singolo atto di ubbidienza ma, piuttosto, è misurata dalla totalità dei nostri gesti di ubbidienza e non può essere realizzata per la nostra forza di volontà o capacità bensì mediante la potenza messa a nostra disposizione dallo Spirito Santo che dimora in noi. Siamo più forti quando facciamo affidamento su di Esso (2 Corinzi 12:10).

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