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Domanda

Chi era Erode Agrippa II?

Risposta


Nel Nuovo Testamento vengono citati diversi Erodi. Tutti appartengono alla dinastia degli Erodi, sovrani nominati dalle autorità romane per governare Israele. Erode Agrippa II è colui che ascoltò la difesa del Vangelo da parte di Paolo e che, come è noto, respinse l’appello di Paolo a essere salvato.

Il capostipite del clan degli Erodi era Erode il Grande, il re al tempo della nascita di Gesù e colui che tentò di farlo uccidere (Matteo 2). Erode Antipa regnò durante il ministero di Giovanni Battista e di Gesù. Fu lui a far giustiziare Giovanni (Marco 6) e a presiedere uno dei processi contro Gesù (Luca 23:7-12). Erode Agrippa I fu re di Giudea per alcuni anni e fu lui a far giustiziare Giacomo. La sua morte è riportata in Atti 12.

Erode Agrippa II aveva solo diciassette anni quando morì suo padre, Erode Agrippa I. All’epoca si trovava a Roma ed era ben visto dall’imperatore Claudio. Claudio trattenne Agrippa II a Roma per qualche altro anno, poi lo nominò tetrarca del regno siriano chiamato Calcide e gli affidò la responsabilità di sovrintendere al tempio di Gerusalemme. Erode Agrippa II alla fine rinunciò al territorio di Calcide, ma gli fu concesso il titolo di re e gli furono assegnati ulteriori territori, compreso tutto ciò che era stato governato da Erode Filippo. In seguito Nerone ampliò il suo territorio, includendovi anche parte della Galilea.

Erode Agrippa II visse con Berenice, che a sua volta apparteneva alla stirpe erodiana, essendo figlia di Erode Agrippa I. Era stata sposata con suo zio, Erode Pollione di Calcide (non menzionato nelle Scritture), ma dopo la morte di questi andò a vivere con suo fratello, Agrippa II, intrattenendo con lui una relazione incestuosa. Verso la fine della sua carriera, Erode Agrippa II si rese conto che le tensioni tra Roma e gli ebrei stavano aumentando e tentò, senza successo, di impedire la guerra. Alla fine si schierò con Roma e fu espulso dai suoi sudditi ebrei. Trascorse il resto della sua vita a Roma. Fu l’ultimo della stirpe di Erode a regnare come re.

Erode Agrippa II fa una breve apparizione nel Nuovo Testamento, negli Atti 25 e 26. Paolo era stato arrestato a Gerusalemme e accusato dai capi ebrei di aver profanato il tempio. Per la sicurezza di Paolo, il centurione incaricato lo aveva fatto condurre, sotto stretta sorveglianza, dal governatore romano Felice a Cesarea (Atti 23). Felice, che per caso era sposato con Drusilla (sorella sia di Berenice che di Agrippa II), ascoltò le accuse mosse dai capi ebrei ma rinviò il giudizio, poiché sperava che Paolo gli offrisse una sorta di tangente per essere liberato (Atti 23:25-26). Dopo due anni, a Felice succedette Porcio Festo, ma Paolo rimase in prigione perché Felice non voleva suscitare l’ira dei Giudei (Atti 23:27).

Il governatore Festo voleva risolvere i vecchi casi giudiziari, così prese in considerazione le accuse dei Giudei e chiese a Paolo se fosse disposto a sottoporsi a processo a Gerusalemme. Paolo si rese conto che lì non avrebbe avuto alcuna possibilità, quindi invocò il suo diritto di cittadino romano di appellarsi a Cesare: "Ora mi trovo davanti al tribunale di Cesare, dove dovrei essere processato. Non ho fatto alcun torto ai Giudei, come tu stesso ben sai. Se però sono colpevole di qualcosa che meriti la morte, non mi rifiuto di morire. Ma se le accuse mosse contro di me da questi Giudei non sono vere, nessuno ha il diritto di consegnarmi nelle loro mani. Faccio appello a Cesare!" (Atti 25:10-11). Festo non ebbe altra scelta che mandarlo da Cesare, il che ebbe l’immediato risultato di preservare Paolo dai capi giudei.

Festo, tuttavia, era perplesso su quali accuse dovessero essere inviate con Paolo a Roma, così, quando il re Erode Agrippa II si recò in visita a Cesarea, Festo discusse con lui il caso di Paolo, pensando che Agrippa potesse avere una maggiore conoscenza delle questioni religiose in gioco. Allora Agrippa disse a Festo che avrebbe voluto ascoltare Paolo di persona, e Festo rispose: "Domani lo ascolterai" (Atti 25:22).

Il giorno seguente, con grande sfarzo e solennità, Festo, Agrippa II e Berenice si riunirono per ascoltare Paolo. Festo presentò Paolo dicendo: "Re Agrippa e tutti voi qui presenti, vedete quest’uomo! L’intera comunità ebraica mi ha presentato petizioni riguardo a lui sia a Gerusalemme che qui a Cesarea, gridando che non dovrebbe più vivere. Ho constatato che non aveva fatto nulla che meritasse la morte, ma poiché ha presentato ricorso all’Imperatore, ho deciso di mandarlo a Roma. Tuttavia, non ho nulla di definitivo da scrivere a Sua Maestà riguardo a lui. Perciò l’ho portato davanti a tutti voi, e in particolare davanti a te, re Agrippa, affinché, in seguito a questa indagine, io abbia qualcosa da scrivere. Ritengo infatti irragionevole mandare un prigioniero a Roma senza specificare le accuse a suo carico" (Atti 25:24-27).

Erode Agrippa II concesse allora a Paolo di parlare in propria difesa. "Allora Paolo fece un cenno con la mano e iniziò la sua difesa: "Re Agrippa, mi ritengo fortunato di trovarmi oggi al tuo cospetto per difendermi da tutte le accuse dei Giudei, e lo sono in modo particolare perché tu conosci bene tutte le usanze e le controversie dei Giudei. Ti prego quindi di ascoltarmi con pazienza"" (Atti 26:1-3). Paolo prosegue poi raccontando la storia della sua vita come persecutore della Chiesa e di come Gesù gli apparve sulla strada per Damasco. Conclude facendo riferimento alle profezie secondo cui il Messia sarebbe risorto dai morti e la salvezza sarebbe stata offerta ai gentili.

A quel punto il governatore Festo interruppe la difesa di Paolo, gridando: "Sei fuori di testa, Paolo! […] La tua grande erudizione ti sta facendo impazzire" (Atti 26:24). Paolo rispose: "Non sono pazzo, eccellentissimo Festo... Ciò che sto dicendo è vero e ragionevole. Il re conosce bene queste cose, e posso parlargli liberamente. Sono convinto che nulla di tutto ciò gli sia sfuggito, perché non è avvenuto in segreto. Re Agrippa, credi ai profeti? So che ci credi" (versetti 25-27). Allora Erode Agrippa II disse a Paolo: "Pensi di potermi convincere a diventare cristiano in così poco tempo?" (versetto 28). La risposta di Paolo rivela il cuore di un evangelista: "Che sia in breve o in lungo tempo, prego Dio che non solo tu, ma tutti coloro che oggi mi ascoltano possano diventare ciò che sono io, tranne che per queste catene" (versetto 29). A quel punto, i reali lasciarono la sala, convinti dell’innocenza di Paolo. Erode Agrippa II disse a Festo: "Quest’uomo avrebbe potuto essere liberato se non avesse fatto appello a Cesare" (versetto 32).

È significativo che Erode Agrippa II ammetta che Paolo non avesse fatto nulla di male e che, a tutti gli effetti, avrebbe dovuto essere liberato. Con la possibile eccezione di Erode Antipa, che amava ascoltare Giovanni — sebbene per motivi superstiziosi — questa è l’unica testimonianza biblica di un’interazione positiva tra un re erodiano e Gesù e la Sua chiesa.

Erode Agrippa II rivolge inoltre a Paolo un’affermazione che ha acceso l’immaginazione di milioni di cristiani. Nella versione di Re Giacomo, Atti 26:28 è tradotto così: "Allora Agrippa disse a Paolo: "Quasi mi persuadi a diventare cristiano"". Nel corso degli anni sono stati predicati molti sermoni sull’uomo che "quasi" divenne cristiano ma alla fine non lo fece. Le parole di Agrippa II sono diventate un monito sul "quasi" diventare cristiani, ma sull’aver aspettato troppo a lungo. Un inno gospel intitolato "Almost Persuaded" fu scritto dal prolifico cantautore Philip Bliss nel 1871 ed è stato cantato nelle chiese per diverse generazioni:

Quasi persuaso ora a credere;

Quasi convinto ad accogliere Cristo;

Sembra ora che un’anima dica:

Va’, Spirito, segui la Tua via,

In un giorno più propizio

Ti invocherò.

Quasi convinto, vieni, vieni oggi;

Quasi convinto, non voltarti via;

Gesù ti invita qui,

Gli angeli indugiano qui vicino

Le preghiere salgono da cuori così cari;

O viandante, vieni!

Quasi convinto, il raccolto è passato!

Quasi convinto, la rovina arriva finalmente!

"Quasi" non basta;

"Quasi" non è che un fallimento!

Triste, triste, quel lamento amaro —

"Quasi", ma perduto!

I sentimenti espressi nell’inno sono nobili, e certamente la Bibbia mette in guardia dal rimandare perché "oggi è il giorno della salvezza" (2 Corinzi 6:2; cfr. Ebrei 3:7-15). Tuttavia, i sermoni e il canto si basano su una traduzione errata di ciò che Agrippa II disse effettivamente. In Atti 26 non vi è alcun accenno al fatto che Agrippa stesse seriamente considerando di diventare cristiano. Anzi, una traduzione più accurata delle sue parole dà un’impressione quasi opposta. La NIV traduce accuratamente il versetto 28: "Pensi che in così poco tempo tu possa convincermi a diventare cristiano?". In altre parole, Agrippa aveva pienamente compreso ciò che Paolo stava cercando di fare, e dice chiaramente a Paolo che ciò non accadrà, almeno non in così poco tempo.

Qui c’è una lezione per noi sull’evangelizzazione personale. Gli Atti 25-26 offrono un ottimo esempio da seguire per i credenti. Paolo era in catene, con la vita e la libertà in gioco, ma non esitò a proclamare fedelmente il Vangelo a coloro che ricoprivano posizioni di potere. Sebbene il numero di persone che sono "quasi persuase" a credere ma poi si allontanano sia preoccupante, ciò che dovrebbe essere ancora più inquietante è il numero di cristiani che sono "quasi persuasi" a parlare con coraggio per Cristo quando ne hanno l’opportunità, solo per lasciarsi sfuggire docilmente l’occasione.

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