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Domanda

È stato ingiusto da parte di Dio permettere che Giobbe soffrisse a causa di quella che era, in sostanza, una disputa tra Dio e Satana?

Risposta


Una lettura superficiale del libro di Giobbe suscita solitamente una reazione del tipo: "Perché Dio sta facendo una "scommessa" con il diavolo? Dio è ingiusto con Giobbe!" Se siamo onesti e non cerchiamo solo di difendere Dio, a prima vista Egli sembra una sorta di orco cosmico. Dio non solo ha scommesso con Satana sull’esito delle prove di Giobbe, ma ha addirittura provocato la scommessa (Giobbe 1-2). A peggiorare le cose, Giobbe non scopre mai perché sia stato afflitto in primo luogo. Questo è molto inquietante per chi spera di vedere Dio come giusto, misericordioso e amorevole, e non semplicemente intento a "giocare" con noi come se fossimo pedine su una scacchiera. Quindi, in un certo senso, la storia di Giobbe mette Dio sotto processo. Per comprendere davvero cosa sta accadendo in Giobbe, dobbiamo valutare come questa "prova" viene affrontata nell’argomentazione del libro.

A prima vista, quando Dio finalmente "testimonia" in Giobbe 38-42, il modo in cui "mette sotto torchio" Giobbe potrebbe sembrare suggerire che Dio sia "contro" Giobbe piuttosto che "a suo favore". I discorsi di Dio si distinguono per il loro profondo sarcasmo, come se Dio volesse semplicemente mettere in evidenza l’ignoranza di Giobbe (Giobbe 38-39). Tuttavia, uno sguardo più approfondito rivela una dinamica più redentrice in questa prova: in primo luogo, Elihu, l’amico di Giobbe, agisce in realtà sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, sia come difensore di Giobbe davanti a Dio, sia come difensore di Dio davanti a Giobbe (Giobbe 32-37); in secondo luogo, scopriamo che Dio ha effettivamente espresso il Suo amore verso Giobbe, sia nei Suoi discorsi (Giobbe 38-41) sia nel giustificarlo infine. Dio conferma che Giobbe aveva detto "ciò che era giusto" riguardo a Lui, mentre i suoi primi tre amici non l’avevano fatto (42:7).

Mentre Giobbe e i suoi amici discutono sulla giustizia di Dio, diventa evidente che tutti loro credono fondamentalmente nella dottrina della "teologia della retribuzione": ogni azione riceve una giusta punizione o ricompensa in questa vita terrena, quindi dovremmo essere in grado di distinguere chi è giusto o malvagio in base al fatto che sia visibilmente benedetto o maledetto sulla terra. Si tratta di una falsa dottrina, ma Giobbe pensava che fosse vera e passò all’offensiva, accusando Dio di ingiustizia e chiedendo un processo (Giobbe 29-31). Sorprendentemente, Dio acconsente e accetta di essere messo sotto processo. I discorsi contenuti in Giobbe 38-41 costituiscono in realtà la testimonianza di Dio a propria difesa. Nel "processo" vediamo che Giobbe non ha alcuna legittimità giuridica per condannare Dio. Giobbe non può dimostrare come Dio governi l’universo, quindi non può presentare alcuna prova di ingiustizia (capitoli 38-39). Inoltre, Dio afferma il Suo diritto assoluto di agire come meglio crede. A riprova di ciò, indica due creature — il behemoth e il leviatano — sulle quali l’umanità non ha alcun controllo e che rispondono solo a Dio.

Ancor prima che Dio intervenga, Elihu ribadisce gli stessi concetti e sostiene che Dio è profondamente redentore nel Suo modo di rapportarsi con l’uomo, nonostante la nota tendenza dell’uomo all’autodistruzione (32-37). Poiché Dio conferma le argomentazioni di Elihu (38-41), il tono polemico nella risposta di Dio a Giobbe acquista ancora più senso: durante tutto il dialogo di Giobbe con i suoi amici (4-27) e nella sua formale denuncia a Dio (29-31), Giobbe aveva supposto che Dio non fosse a conoscenza di ciò che gli era accaduto, oppure che Lo stesse deliberatamente perseguitando, oppure ancora che Giobbe avesse peccato inavvertitamente e che Dio non fosse disposto a dirgli quale fosse il problema. Giobbe pensava di essere punito in modo del tutto sproporzionato rispetto a qualsiasi offesa immaginabile che potesse aver commesso. Infatti, Giobbe interroga Dio incessantemente durante tutto il dialogo. La sua protesta culmina in un’accusa diretta a Dio per ingiustizia (29-31).

Allora, in cosa aveva "ragione" Giobbe (42:7)? Il risultato della prova è che Giobbe finalmente comprende che il governo di Dio sull’universo è molto più meraviglioso di quanto avrebbe potuto immaginare, e lo ammette apertamente (42:2-5); ecco quindi ciò che Giobbe disse su Dio e che era "giusto" (42:7). Ora, è assolutamente fondamentale notare la sequenza degli eventi a questo punto: è solo quando Giobbe obbedisce a Dio e intercede a favore dei suoi tre amici — che ormai erano diventati suoi nemici — che Dio benedice effettivamente Giobbe con una doppia eredità (42:8-17). Questa "ricompensa" non era affatto una sorta di "premio di consolazione" per il trattamento ingiusto subito da Giobbe; era piuttosto l’eredità che Dio promette a tutti coloro che servono fedelmente come agenti redentori del Creatore (cfr. Daniele 12:3). Giobbe obbedì a Dio e fu ricompensato per la sua obbedienza.

Alla fine, la scommessa di Dio con Satana ha effettivamente portato a un risultato incredibile: Egli ha imbrigliato il male e lo ha trasformato in bene (cfr. Genesi 50:20), e ha trasformato Giobbe nel servitore più efficace di tutti, uno che ha assunto il carattere redentore stesso di Dio e ha amato i suoi nemici. E questa, infatti, è la lezione che dobbiamo trarre dalla storia di Giobbe.

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