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Domanda

Fu Costantino a decidere quali libri dovessero essere inclusi nella Bibbia?

Risposta


È essenziale chiarire con precisione quale ruolo abbia svolto l’imperatore Costantino nel Concilio di Nicea, qual fosse lo scopo di tale concilio, che cosa avvenne in quella circostanza e, in breve, come si formò il canone della Bibbia così come lo conosciamo oggi. Costantino fu un imperatore romano che visse dal 274 al 337 d.C. È noto soprattutto per essere diventato l’unico sovrano dell’Impero Romano (dopo aver ingannato e sconfitto Licinio, suo cognato) e per essersi presumibilmente convertito al Cristianesimo. Si discute ancora se Costantino fosse realmente un credente (secondo le sue confessioni e la sua comprensione della fede) o se cercasse piuttosto di utilizzare la Chiesa e la fede a proprio vantaggio. L’imperatore convocò il Concilio di Nicea, "il primo concilio ecumenico della Chiesa cristiana, nell’anno 325 d.C.", principalmente perché temeva che le dispute all’interno della Chiesa potessero causare disordini nell’impero. La questione principale riguardava l’arianesimo, la convinzione che Gesù Cristo fosse un essere creato. La formula controversa recitava: "C’era un tempo in cui Egli non era". Questa affermazione, riferita al Figlio, fu giudicata eretica dal concilio e portò all’inserimento nel Credo niceno delle parole: "Dio vero da Dio vero", "dal Padre", "non creato". Il concilio stabilì che Cristo è homoousios, cioè della stessa sostanza del Padre.

In merito ai presunti manoscritti che sarebbero stati bruciati per ordine dell’imperatore Costantino, la ricerca storica non ha rinvenuto alcuna fonte attendibile che attesti un simile evento, né durante il Concilio di Nicea né per diretto ordine dell’imperatore. Il documento del partito ariano, che sosteneva la tesi secondo cui Cristo sarebbe un essere creato, fu abbandonato a causa della forte opposizione e venne distrutto davanti a tutti i presenti al concilio. Costantino e il Concilio di Nicea, per quanto riguarda questo argomento, non ebbero praticamente nulla a che fare con la formazione del canone; la questione non fu nemmeno discussa a Nicea. Il concilio che prese una decisione indiscussa sul canone si tenne a Cartagine nel 397, sessant’anni dopo la morte di Costantino. Tuttavia, molto prima di Costantino, ventuno libri erano già riconosciuti da tutti i cristiani: i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, tredici lettere di Paolo, una lettera di Pietro, una lettera di Giovanni e l’Apocalisse. Dieci libri erano ancora discussi (Ebrei, Giacomo, 2 Pietro, 2 e 3 Giovanni, Giuda, Barnaba, Erma, Didaché, Vangelo degli Ebrei), mentre diversi scritti erano già considerati eretici dalla maggior parte dei fedeli, come i Vangeli di Pietro, Tommaso, Mattia, gli Atti di Andrea, Giovanni e altri.

Alcuni studiosi liberali e autori di narrativa sostengono che i vangeli di Tommaso e di Pietro, insieme ad altri scritti a lungo controversi, contengano verità che la Chiesa avrebbe soppresso con forza; in realtà questa affermazione non ha fondamento storico. È più fedele al vero riconoscere che i teologi, fin dai primi secoli, non si sono mai seriamente interessati a tali scritti perché erano chiaramente opera di autori che mentivano sulla propria paternità e avevano scarsa attinenza con la realtà storica della fede cristiana. Questo è uno dei motivi per cui il concilio che dichiarò il canone si tenne solo nel 397 d.C.: i libri considerati attendibili e quelli che erano stati tramandati erano già ampiamente conosciuti.

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