Domanda
Chi era Charles Finney?
Risposta
Charles Grandison Finney (1792-1875) fu un predicatore revivalista attivo all’inizio del XIX secolo in America. È considerato il primo predicatore ad aver utilizzato il metodo dell’"invito all’altare" per incoraggiare le persone a prendere una decisione per Cristo. Secondo Finney, ciò avvenne perché durante i suoi raduni di risveglio spirituale si verificavano così tante conversioni che non riusciva a tenerne conto tutte mentre avvenivano. Così, Finney iniziò a chiedere a tutti coloro che si erano convertiti nel corso della giornata di presentarsi all’altare la sera per essere riconosciuti.
La giustizia sociale era importante per Charles Finney. Predicò contro la schiavitù, lottò per la sua abolizione e aveva molto a cuore i diritti civili degli afroamericani. Sostenne gli sforzi della "Underground Railroad" per salvare gli schiavi e insegnò all’Oberlin College, il primo college americano ad ammettere afroamericani e donne tra i propri studenti. Finney fu infine eletto presidente dell’Oberlin College e ricoprì tale carica per oltre un decennio. Era un uomo dinamico, sia nella vita privata che dal pulpito, dove contribuì a dare il via al Secondo Grande Risveglio, un risveglio protestante avvenuto nella prima metà del XIX secolo. A differenza del Primo Grande Risveglio, che affondava le sue radici nel calvinismo, il Secondo Grande Risveglio era di impronta molto più arminiana ed era caratterizzato dal postmillenarismo e da uno stile di culto esuberante.
Charles Finney negava che l’umanità avesse una natura peccaminosa ereditata da Adamo. Piuttosto, sosteneva Finney, la nostra peccaminosità è il risultato delle scelte morali compiute da ciascun individuo. La morte di Cristo sulla croce, secondo Finney, non era tanto un pagamento per il peccato quanto una dimostrazione della serietà con cui Dio osservava la Legge. La riforma della moralità di una persona è l’essenza del Cristianesimo, secondo Finney. È il peccatore ad essere responsabile della propria rigenerazione, affermava Finney; sebbene lo Spirito Santo influenzi la decisione, la scelta di essere salvati spetta sempre all’uomo: "Il peccatore cambia effettivamente ed è quindi lui stesso, nel senso più proprio del termine, l’artefice del cambiamento" ("Sinners Bound to Change", 21-22).
Charles Finney è noto anche per aver insegnato la dottrina della perfezione cristiana o perfezione senza peccato. Questa dottrina si basa su Matteo 5:48, dove Gesù dice: "Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli". I sermoni di Finney sulla perfezione sostengono che Dio non ci chiederebbe di essere perfetti se non fosse possibile per noi raggiungere la perfezione. Egli è attento a delineare la differenza tra ciò che chiama perfezione naturale, ovvero la "natura, essenza o costituzione" di Dio, e la perfezione morale, che è "la perfetta obbedienza alla legge di Dio". Charles Finney dichiarò che "la legge di Dio richiede benevolenza perfetta, disinteressata e imparziale, amore per Dio e amore per il prossimo. Richiede che siamo mossi dallo stesso sentimento e che agiamo secondo gli stessi principi in base ai quali agisce Dio; di mettere da parte l’ego con la stessa costanza con cui lo fa Lui, di essere separati dall’egoismo tanto quanto lo è Lui; in una parola, di essere, nella misura delle nostre possibilità, perfetti quanto lo è Dio. Il Cristianesimo richiede che non facciamo né più né meno di quanto prescrive la legge di Dio" (Lectures to Professing Christians, Lezione 19).
La logica di Charles Finney sul tema della perfezione cristiana sembra, a prima vista, inattaccabile. Egli ricorse alla ragione e alla Bibbia per dimostrare come la perfezione cristiana sia raggiungibile, necessaria e richiesta da Dio. Ma l’applicazione pratica di questa dottrina si rivela più complessa della sua comprensione. Lo stesso Finney ammise che esiste una "disperata riluttanza" a obbedire.
Secondo Finney, solo quando siamo veramente disposti a rinunciare a ogni peccato, sottomettendoci assolutamente alla volontà di Dio, possiamo essere "riempiti della pienezza di Dio". Ma sosteneva anche che, anche quando i cristiani desiderano questa perfezione e pregano per essa "con angoscia", potrebbero comunque limitarsi a ritenersi disposti a essere perfetti e potrebbero in realtà ingannare se stessi riguardo al loro vero motivo.
Charles Finney aveva ragione? Dio ci richiede davvero di essere perfetti prima di poter avere piena comunione con Lui?
La risposta sta nella comprensione del ruolo di Cristo nella nostra vita. Durante il Discorso della Montagna, Gesù disse anche: "Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento" (Matteo 5:17). Anche Paolo afferma che "la legge è stata nostro precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede" (Galati 3:24). Ciò significa che la Legge ci ha mostrato la nostra incapacità di essere perfetti e, di conseguenza, il nostro bisogno di Cristo. Solo quando siamo onesti con noi stessi possiamo cominciare a fare progressi come credenti, e parte di questa onestà consiste nell’ammettere che siamo peccatori e abbiamo un disperato bisogno della giustizia di Cristo. "Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità" (1 Giovanni 1:8-9).
Charles Finney raccomandava che, una volta salvati, le persone dovessero sforzarsi di raggiungere la perfezione, che avrebbero potuto ottenere in questa vita con l’aiuto di Dio. Ma la Bibbia chiarisce che l’unica perfezione che possiamo ottenere ci è stata donata sulla croce. Non solo siamo giustificati, ma anche santificati dall’offerta di Cristo (Ebrei 10:10). È la fede che ci salva e che ci trasforma. L’acqua viva sgorga dai cuori di coloro che riconoscono il proprio bisogno, avvertono la propria sete e credono pienamente nel potere di Dio di provvedere (Giovanni 7:37-39).
Charles Finney è talvolta definito "il padre del risveglio moderno", e il suo impatto sul Cristianesimo e sulla società americana nel XIX secolo è stato profondo. I suoi libri, Lectures on Revivals of Religion (1835) e Lectures on Systematic Theology (1846), furono ampiamente diffusi e letti.
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