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Domanda

Che cos’è il racconto di Bel e il Drago?

Risposta


Bel e il Drago è una delle numerose aggiunte al libro di Daniele. Il libro originale di Daniele termina dopo il capitolo dodici. Il materiale aggiuntivo si trova solo nelle traduzioni, come la Septuaginta, ma non nel testo masoretico. Bel e il Drago è un'aggiunta successiva che molto probabilmente deriva da varie leggende e racconti popolari su Daniele. Questo materiale non canonico comprende parte del capitolo 13, noto come "Il canto dei tre giovani"; il capitolo 13, noto come "Susanna"; e il capitolo 14, noto come "Bel e il drago". Il quindicesimo capitolo è un unico racconto in tre parti.

Secondo il testo di "Bel e il Drago", Daniele riceve un onore superiore a quello di tutti gli altri dal nuovo re persiano, Ciro. Il sovrano gli domanda perché non adori la statua di Bel, alla quale il popolo offre ogni giorno copiosi sacrifici di cibo. Daniele risponde con fermezza: "Non adoro idoli fatti da mani d’uomo, ma solo il Dio vivente". Ciro obietta che Bel è un dio vivente, poiché ogni notte il cibo offerto scompare, come se fosse consumato dall’idolo. Daniel ribadisce la sua convinzione che il suo Dio sia superiore a Bel.

In preda alla rabbia, Ciro mette i sacerdoti persiani contro Daniele. Se non riusciranno a dimostrare che Bel mangia il cibo, saranno giustiziati. Se Daniele non riuscirà a dimostrare che qualcun altro lo sta mangiando, sarà giustiziato. I sacerdoti chiedono al re di deporre lui stesso il cibo e poi di sigillare la stanza con il proprio sigillo. Senza dirlo ai sacerdoti, però, Daniele sparge della cenere nella camera dell’idolo, sotto lo sguardo del re. L’idolo e il cibo vengono quindi sigillati nella stanza per tutta la notte.

Il mattino seguente, il re ruppe il sigillo e constatò che il cibo era stato consumato. Iniziò a lodare Bel, ma Daniele gli mostrò le prove rinvenute nelle ceneri. Vi si scorgevano le impronte di uomini, donne e bambini che conducevano a una porta segreta nel muro. I settanta sacerdoti e le loro famiglie si erano introdotti di nascosto ogni notte per consumare le offerte destinate all’idolo. Ciro, indignato, ordina che i settanta sacerdoti, le loro mogli e i loro figli siano messi a morte e consegna l’idolo di Bel a Daniele perché lo distrugga.

La seconda parte del libro di Daniele, nota come "Bel e il drago", narra di un drago vero e proprio, al quale il re Ciro ordina di nuovo a Daniele di rendere culto. Poiché il drago è un essere concreto, sostiene il sovrano, esso è superiore alla statua di Bel e merita di essere onorato. Daniele ribadisce con fermezza di adorare solo il vero Dio e afferma di poter uccidere il drago senza ricorrere ad armi. Ottenuto il consenso del re, il profeta avvelena la creatura con una miscela di catrame, capelli e cenere; ciò provoca l’esplosione del drago, dimostrando una volta per tutte che si tratta di una creatura inferiore e non di un dio degno di culto.

La sezione conclusiva del libro di Daniele, nota come "Bel e il drago", ripropone in forma narrativa l’esperienza del profeta nella fossa dei leoni. Indignati perché Daniele ha abbattuto l’idolo Bel e ha ucciso il drago vivente, i Persiani chiedono che il profeta venga consegnato loro. Il re Ciro, temendo una rivolta, acconsente. Daniele viene dunque gettato in una fossa con sette leoni, dove rimane per sei giorni. Di solito questi leoni venivano nutriti con due cadaveri umani e due pecore al giorno, ma, per accenderne la ferocia contro il profeta, vengono lasciati a digiuno.

Secondo il racconto biblico, il Signore provvede a Daniele mediante il profeta Abacuc. Dio manda un angelo che preleva Abacuc dalla Giudea, tenendolo per i capelli, e lo sospende sopra la fossa affinché possa lanciare del cibo a Daniele. Il settimo giorno, Ciro constata che Daniele è sano e salvo. Ordina allora che i capi del popolo, responsabili dell’ingiustizia, siano gettati nella fossa dei leoni, dove vengono immediatamente divorati.

Il libro di Daniele è ispirato da Dio, ma la sezione nota come "Bel e il Drago", in quanto aggiunta al testo ispirato, non è considerata parte del canone biblico. Essa è tuttavia inclusa in alcune Bibbie apocrife e nelle versioni cattoliche del testo.

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