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Domanda

Cosa accadde sull’Areopago, secondo la Bibbia?

Risposta


L’Areopago è il nome romano di una collina di Atene, in Grecia, chiamata anche Collina di Ares (Atti 17:19, 22). Ares era il dio greco della guerra e, secondo la mitologia greca, questa collina era il luogo in cui Ares fu processato davanti agli altri dei per l’omicidio di Alirrothios, figlio di Poseidone. Elevandosi a circa 377 piedi sopra il livello del terreno sottostante e non lontano dall’Acropoli e dall’Agorà (il mercato), l’Areopago fungeva da luogo di riunione per il Tribunale dell’Areopago, la più alta corte della Grecia per questioni civili, penali e religiose. Anche sotto il dominio romano, all’epoca del Nuovo Testamento, l’Areopago rimase un importante luogo di incontro dove si discuteva di filosofia, religione e diritto.

Il significato biblico dell’Areopago risiede nel fatto che fu il luogo in cui Paolo tenne una delle sue più importanti esposizioni del Vangelo durante la sua visita ad Atene nel corso del suo secondo viaggio missionario (Atti 17:16-34). Fu lì che affrontò il tema dell’idolatria dei Greci, che avevano persino un altare dedicato al "Dio sconosciuto". Fu proprio quell’altare e la loro idolatria che Paolo utilizzò come punto di partenza per proclamare loro l’unico vero Dio e spiegare come potessero riconciliarsi con Lui. Il sermone di Paolo è un classico esempio di presentazione del Vangelo che parte dalla realtà in cui si trovano gli ascoltatori per poi esporre il messaggio evangelico in modo logico e biblico. Per molti versi è un classico esempio di apologetica in azione. Paolo iniziò il suo messaggio affrontando le false credenze di coloro che si erano radunati lì quel giorno e poi utilizzò quelle credenze come mezzo per presentare loro il messaggio evangelico.

Sappiamo che quando Paolo arrivò ad Atene trovò una città "dedita agli idoli" (Atti 17:16). Con il suo solito modo di fare, Paolo iniziò a presentare il Vangelo sia agli ebrei che ai gentili. Cominciò "discutendo nella sinagoga con gli ebrei e con i gentili che frequentavano il luogo di culto" (Atti 17:17) e poi proclamò il Vangelo anche "ogni giorno nella piazza con chi vi si trovava per caso" (Atti 17:17). Mentre si trovava nella piazza del mercato, incontrò alcuni filosofi epicurei e stoici (Atti 17:18) che, avendo udito Paolo proclamare Gesù Cristo risorto, volevano saperne di più su "questa nuova dottrina" che stava insegnando, così "lo condussero all’Areopago" per ascoltarlo meglio (Atti 17:19-20).

Sappiamo dalla storia che i filosofi epicurei credevano in generale che Dio esistesse, ma che Egli non fosse interessato né coinvolto con l’umanità e che lo scopo principale della vita fosse il piacere. D’altra parte, i filosofi stoici avevano una visione del mondo secondo cui "Dio era l’anima del mondo" e lo scopo della vita era "elevarsi al di sopra di ogni cosa", in modo da non mostrare alcuna reazione emotiva né al dolore né al piacere. Questi gruppi e altri, con le loro visioni del mondo diametralmente opposte, amavano discutere e dibattere di filosofia e religione. Incuriositi da quelle che consideravano le "farneticazioni" di Paolo sulla risurrezione di Cristo, lo condussero all’Areopago, dove gli Ateniesi e gli stranieri "non facevano altro che passare il tempo a raccontare o ad ascoltare qualche novità" (Atti 17:21).

Come accennato in precedenza, la presentazione del Vangelo da parte di Paolo è un grande esempio per noi, sia come modello di come Paolo si identificasse con il suo pubblico, sia come esempio di apologetica in azione. Il suo legame con il pubblico traspare dal modo in cui inizia a rivolgersi a coloro che si sono radunati all’Areopago. Comincia osservando che erano "molto religiosi", basandosi sul fatto che possedevano molti altari e "oggetti di culto" (Atti 17:23), tra cui un altare dedicato al "Dio sconosciuto". Paolo usa quell’altare per presentare loro l’unico vero Dio e l’unica via di salvezza, Gesù Cristo.

Il suo metodo apologetico e la consapevolezza che essi non sapevano nemmeno come fosse realmente Dio lo portano a risalire alla Genesi e all’inizio della creazione. Avendo una visione completamente errata di Dio, coloro che erano riuniti quel giorno avevano bisogno di sentire com’era realmente Dio prima di poter comprendere il messaggio del Vangelo. Paolo inizia spiegando loro il Dio sovrano che ha creato tutte le cose e dà vita e respiro a ogni cosa. Continua spiegando che è stato Dio a creare da un unico individuo tutti gli uomini e tutte le nazioni e persino a stabilire il tempo e i confini della loro dimora (Atti 17:26). Il suo messaggio prosegue mentre spiega la vicinanza di Dio e la necessità che essi si pentissero della loro ribellione contro di Lui. Paolo conclude il suo messaggio presentando loro Colui davanti al quale un giorno tutti si sarebbero presentati per essere giudicati: Gesù Cristo, che Dio aveva risuscitato dai morti.

Naturalmente, molti tra il pubblico derisero l’idea che Cristo fosse stato crocifisso e risorto dai morti il terzo giorno, poiché per i Greci l’idea della risurrezione era una follia (1 Corinzi 1:23). Eppure alcuni credettero a ciò che Paolo disse e si unirono a lui.

Ciò che accadde sull’Areopago è importante per le numerose lezioni che se ne possono trarre, non solo dal modo in cui Paolo presentò il Vangelo e una visione biblica del mondo, ma anche dalle diverse reazioni che ricevette. Alcuni di coloro che erano presenti quel giorno credettero e furono salvati, altri derisero Paolo e respinsero il suo messaggio, mentre altri ancora erano di mentalità aperta e desideravano saperne di più. Possiamo solo sperare che coloro che erano di mente aperta siano stati in seguito convinti della verità e si siano pentiti e abbiano creduto.

Come per tutti gli uomini, coloro che si sono trovati di fronte alla verità del Vangelo e non hanno risposto con fede non avevano alcuna garanzia di una seconda possibilità. Come dice Ebrei 3:15: "Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione". Il messaggio di Paolo ai filosofi sull’Areopago quel giorno si concluse con un invito al pentimento e all’accettazione delle due verità fondamentali della Scrittura che Paolo si era impegnato a predicare: la crocifissione e la risurrezione del Signore Gesù Cristo. Paolo predicò loro Cristo crocifisso, come faceva sempre ovunque andasse (1 Corinzi 2:2).

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