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Domanda: "Sarà salvato tutto Israele alla fine dei tempi?"

Risposta:
Romani 11:26 dice chiaramente: “Tutto Israele sarà salvato”. La domanda che sorge spontanea è: “Che cosa si intende per Israele?”. Il futuro “Israele” è letterale o figurato (si riferisce cioè all’etnia ebraica o alla Chiesa)? Coloro che hanno un approccio letterale alle promesse dell’Antico Testamento credono che i discendenti fisici di Abramo, Isacco e Giacobbe saranno ristabiliti in un rapporto di giustizia con Dio e vedranno l’adempimento delle alleanze. Coloro che sostengono la teologia della sostituzione affermano fondamentalmente che la Chiesa ha completamente sostituito Israele ed erediterà le promesse di Dio fatte a Israele; in tal caso le alleanze verrebbero adempiute solo in senso spirituale. In altre parole, la teologia della sostituzione insegna che Israele non erediterà la terra di Palestina vera e propria; che la Chiesa è il “nuovo Israele” e che l’Israele etnico è escluso per sempre dalle promesse: insomma, che gli ebrei non erediteranno la Terra Promessa solo per il fatto di essere ebrei.

Noi adottiamo un approccio letterale. I passi che parlano del futuro Israele sono difficili da considerare come metafora per la Chiesa. Il testo originale (Romani 11:16-24) descrive Israele come distinto dalla Chiesa: i “rami naturali” sono gli ebrei e i “rami selvatici” sono i gentili. L’“olivo” è il popolo collettivo di Dio. I “rami naturali” (gli ebrei) vengono “troncati” dall’albero per mancanza di fede e i “rami selvatici” (i gentili credenti) vengono innestati al loro posto. Questo ha l’effetto di far “ingelosire” i Giudei e poi di attirarli alla fede in Cristo, in modo che possano essere nuovamente “innestati” e ricevere l’eredità promessa. I “rami naturali” sono ancora distinti dai “rami selvatici”, così che l’alleanza di Dio con il Suo popolo sia letteralmente adempiuta. Romani 11:26-29, citando Isaia 59:20-21; 27:9 e Geremia 31:33-34, dice:

“E così tutto Israele sarà salvato come sta scritto: «Il liberatore verrà da Sion, e rimuoverà l’empietà da Giacobbe. E questo sarà il mio patto con loro, quando io avrò tolto via i loro peccati». Quanto all’evangelo, essi sono nemici per causa vostra, ma quanto all’elezione, sono amati a causa dei padri, perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento”.

Qui, Paolo sottolinea la natura “irrevocabile” della chiamata della nazione di Israele (si veda anche Romani 11:12). Isaia aveva predetto che un “residuo” d’Israele un giorno sarebbe stato chiamato “Il popolo santo”, “I redenti dell’Eterno” (Isaia 62:12). Indipendentemente dall’attuale stato di mancanza di fede di Israele, il futuro residuo di Israele si pentirà e compirà la sua chiamata, cioè quella di conseguire la giustizia per mezzo della fede (Romani 10:1-8; 11:5). Questa conversione coinciderà con l’adempimento della predizione di Mosè sulla restaurazione permanente di Israele nella sua terra (Deuteronomio 30:1-10).

Quando Paolo dice che Israele sarà “salvato” in Romani 11:26, si riferisce alla loro liberazione dal peccato (Romani 11:27) quando accetteranno il Salvatore, il loro Messia, alla fine dei tempi. Mosè disse: “L’Eterno, il tuo DIO, circonciderà il tuo cuore e il cuore dei tuoi discendenti, affinché tu ami l’Eterno, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e così tu viva” (Deuteronomio 30:6). L’eredità concreta della terra promessa ad Abramo sarà parte integrante del disegno finale di Dio (Deuteronomio 30:3-5).

Come sarà salvato “tutto Israele”? I dettagli di questa liberazione sono illustrati in passi come Zaccaria 8-14 e Apocalisse 7-19, che parlano dell’Israele della fine dei tempi, al tempo del ritorno di Cristo. Il versetto chiave che descrive la venuta alla fede del futuro residuo di Israele è Zaccaria 12:10: “Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto; faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito”. Questo avviene alla fine della tribolazione profetizzata in Daniele 9:24-27. L’apostolo Giovanni fa riferimento a questo evento in Apocalisse 1:7. Il residuo fedele di Israele è descritto in Apocalisse 7:1-8. Questi fedeli saranno salvati dal Signore e ricondotti a Gerusalemme “con fedeltà e giustizia” (Zaccaria 8:7-8).

Dopo la restaurazione spirituale di Israele, Cristo stabilirà il Suo regno millenario sulla terra. Israele sarà radunato dalle estremità della terra (Isaia 11:12; 62:10). Le simboliche “ossa secche” della visione di Ezechiele saranno ricomposte, ricoperte di carne e miracolosamente resuscitate (Ezechiele 37:1-14). Come Dio ha promesso, la salvezza di Israele comporterà sia un risveglio spirituale che un ritorno geografico: “Metterò in voi il mio Spirito e voi vivrete, e vi porrò sulla vostra terra” (Ezechiele 37:14).

Nel Giorno del Signore, Dio “stenderà la sua mano una seconda volta per riscattare il residuo del suo popolo superstite” (Isaia 11:11). Gesù Cristo tornerà e distruggerà gli eserciti che si erano riuniti contro di Lui per ribellarsi (Apocalisse 19). I peccatori saranno giudicati e il residuo fedele d’Israele sarà per sempre il popolo santo di Dio (Zaccaria 13:8-14:21). Isaia 12 sarà il loro canto di liberazione; Sion regnerà su tutte le nazioni sotto il vessillo del Messia Re.

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